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L’incuria ai Giardini pubblici e il manto crivellato attorno al Valli
di Mauro Del Bue
Quello che scrivo non rappresenta una critica al sindaco e alla giunta attuali, giacché molti di questi obbrobri sono stati ereditati.
La mia si configura peraltro come lo stimolo di un osservatore che ha a cuore lo stato in cui versa la città affinché chi ne ha la possibilità agisca. Un noto propagandista di un regime assai illiberale sosteneva che un messaggio va dato almeno nove volte per farlo diventare di pubblico dominio. Allora inizio con la nona denuncia pubblica dell’errata illuminazione della piazza antistante il teatro che taglia in due l’Ariosto e rilascia al buio il monumento ai caduti della Prima guerra mondiale e quello alla Resistenza. Si tratta, oltretutto, di una mancanza di rispetto per due eventi straordinariamente importanti della nostra storia e di una mancanza di adeguata sensibilità verso coloro che sono morti per la patria e per la democrazia. Passiamo oltre.
Il plateatico del Municipale è piastrellato per meno di metà teatro. Sul lato sinistro una riasfaltatura improvvisata copre decine di buche che il tempo e gli uomini hanno provocato. Spero che, adesso che sono stati stanziati milioni, si provveda con una adeguata piastrellatura. Dietro il teatro emerge una postazione giallognola che sembra un carcere o un piroscafo militare e invece si tratta di una protezione di apertura per le macchine teatrali.
Chi lo ha progettato non potrebbe certo candidarlo al Festival della bellezza tuttora in svolgimento. E procediamo. Sulla destra dei Giardini prima ci imbattiamo in un masso anonimo che dovrebbe ricordare Ludovico Ariosto (ma scrivetelo, allora) e poi in un baldaccone che serve per dare protezione al famoso monumento ai Concordi di origine romana e che in realtà è utilizzato per bivacchi e orinatoio.
Più avanti e sul fondo ecco le statue di Ariosto e di Boiardo che pare si scrutino vicendevolmente. Pare, perché ai due hanno cavato gli occhi. Le statue, opera dello scultore reggiano Riccardo Secchi, un tempo esposte in piazza del Monte, sono entrambe annerite e i nomi dei due grandi poeti oscurati. Ci vuole poco a ripulirle. Basta un po’ d’amore per la letteratura, o un po’ meno di ignoranza e una sufficiente sensibilità per la storia della città.
Risalendo i giardini da sinistra c’è il vero scempio del parco. E cioè la fontana intestata all’abate Ferrari Bonini, inaugurata nel 1885 quando il nobile Ulderico Levi decise di regalare l’acquedotto a Reggio, una fontana finta, senz’acqua, deposito di rifiuti urbani come scatoloni, ferri vecchi, scartoffie e anche escrementi. Un vero affronto alla nostra memoria quando, bambini, ci arrampicavamo furtivamente in cima per vedere i pesci rossi sguazzare nella fontana, attenti a eludere la sorveglianza dei vigili col fischietto che multavano chiunque calpestasse l’erba. Adesso tutto è consentito.
Mangiare, fumare, scambiarsi hashish e non solo, orinare. Non c’é un minimo di vigilanza. E neanche un banale fischietto. C’è solo disordine e abbandono, nonché due sculture di animali africani (un leone e un elefante) a ricordarci che non siamo dove pensiamo di essere. E tristezza, molta, per chi ha sempre considerato i giardini il cuore verde di Reggio Emilia.