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Sicurezza e degrado, raccolte quasi mille firme per i portici di San Pietro
di Giacomo Scillia
Quasi mille firme. Per la precisione 978. Non sono numeri raccolti per una battaglia astratta, ma la voce concreta di commercianti e residenti di via Emilia San Pietro, stanchi di convivere con bivacchi, spaccio, furti, danneggiamenti, liti, bottiglie lanciate e degrado quotidiano.
Il Comitato San Pietro ha fatto ciò che avrebbero dovuto fare da tempo altri: ascoltare, mobilitare, documentare e infine presentare un esposto alle autorità. I cittadini si sono assunti la responsabilità di difendere il proprio quartiere. Ma attorno a loro regna un silenzio assordante.
Dove sono le associazioni di categoria? Quelle che dovrebbero rappresentare i commercianti, tutelarne il lavoro e battere i pugni sui tavoli istituzionali? Davanti a quasi mille firme ci si sarebbe aspettati una presa di posizione forte, pubblica e inequivocabile. Invece, ancora una volta, prevalgono la prudenza, i comunicati di circostanza e il timore di disturbare chi amministra. Una latitanza assoluta, tanto più grave perché a essere lasciati soli sono imprenditori che ogni mattina alzano le serrande in condizioni sempre più difficili.
E la politica? Quella di governo continua a raccontare progetti, tavoli, percorsi e strategie, mentre nei quartieri le persone chiedono semplicemente di poter lavorare, camminare e rientrare a casa senza paura. La distanza tra i palazzi e la strada è ormai diventata una voragine.
Ma ancora più sconcertante è l’assenza dell’opposizione. Perché chi governa può almeno tentare di nascondere i propri fallimenti dietro la burocrazia; chi sta all’opposizione, invece, avrebbe il dovere di denunciare, controllare e trasformare la protesta dei cittadini in iniziativa politica. Eppure tutto tace.
Davanti a 978 firme non si è vista una mobilitazione degna di questo nome, non una battaglia politica vera, non una proposta capace di incalzare l’amministrazione. Solo qualche dichiarazione, qualche fotografia e il consueto chiacchiericcio destinato a spegnersi dopo poche ore.
Sembra di essere nel Deserto dei Tartari: tutti aspettano che accada qualcosa, tutti osservano l’orizzonte, ma nessuno si muove. Le associazioni aspettano la politica, la politica aspetta le autorità, la maggioranza aspetta i risultati dei propri tavoli e l’opposizione aspetta forse la prossima campagna elettorale.
Intanto i commercianti contano i danni e i cittadini raccolgono firme.
Quelle 978 sottoscrizioni non sono soltanto una richiesta di sicurezza. Sono anche un atto d’accusa contro un sistema di rappresentanza diventato debole, impaurito e distante. Quando quasi mille persone devono organizzarsi da sole per ottenere ascolto, significa che qualcuno, molto più in alto, ha smesso da tempo di fare il proprio mestiere.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.