Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Ddl antisemitismo, Reggio discute: un gran pezzo di sinistra non lo vuole
di Glauco Bertani
Gli intenti sono nobili, i fini potrebbero, invece, diventare complicati se non controproducenti e pericolosi. Sarebbe un attentato alla libertà di pensiero che, paradossalmente, potrebbe colpire, secondo i critici del provvedimento legislativo, fra i quali personalità di origine ebraica come Gad Lerner, Anna Foa e altri, compresi coloro che sono in disaccordo con la politica di chi sta governando lo stato israeliano.
Cosi venne accolto già alla fine del 2025 il decreto legislativo – Senato n. 1722 “Disposizioni per la prevenzione e il contrasto dell’antisemitismo e per il rafforzamento della Strategia nazionale per la lotta contro l’antisemitismo nonché delega al Governo in materia di contenuti antisemiti diffusi sulle piattaforme on line” – presentato da Graziano Delrio, senatore del Pd ed ex sindaco di Reggio Emilia, e cofirmato da altri senatori del Pd tra i quali Pier Ferdinando Casini. Alla fine dello stesso anno erano stati depositati anche altri tre disegni di legge firmati da Massimiliano Romeo (Lega), Ivan Scalfarotto (Italia Viva) e Maurizio Gasparri (Forza Italia). Tutti questi DDL sono confluiti poi nel testo approvato, nel marzo scorso, al Senato dal titolo “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo” abbreviato in “Contrasto all’antisemitismo”.
In quell’occasione i senatori De Cristofaro (AVS) e Alessandra Maiorino (M5S) hanno dichiarato che “l’adozione della definizione IHRA è suscettibile di generare ambiguità interpretative e potenzialmente limitativa della libertà di espressione, soprattutto con riferimento alla possibilità di criticare le politiche del Governo israeliano; il contrasto all’antisemitismo va collocato all’interno di una più ampia strategia di lotta contro tutte le forme di razzismo e discriminazione. Il senatore Giorgis (PD) “ha annunciato l’astensione come segno di attenzione verso la comunità ebraica e al contempo come invito a migliorare il testo nel prosieguo dell’iter parlamentare”. In dissenso dal Gruppo e in rappresentanza di altri senatori del PD, Graziano Delrio “ha annunciato un voto favorevole, motivando la scelta con l’esigenza di rompere un silenzio e una sottovalutazione culturale del fenomeno dell’antisemitismo, ritenendo opportuno compiere comunque un passo avanti nella direzione del suo contrasto”.
Il DDL sul contrasto all’antisemitismo (Atto Senato n. 1004, approvato in prima lettura dal Senato il 4 marzo 2026) si compone di 5 articoli ha iniziato, alcuni giorni fa, il suo percorso alla Camera in commissione Affari costituzionali e dovrebbe arrivare in aula il prossimo 2 ottobre. E le polemiche sono riesplose. Anche a Reggio Emilia, nei giorni scorsi, ci sono state contestazioni da sinistra essenzialmente sul punto sopra ricordato: la scelta di assumere la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) a scapito di quella del Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA) che separerebbe e riconoscerebbe i gravi fenomeni di antisemitismo dalla libera e giusta critica al sionismo israeliano a differenza della prima che secondo i critici confonderebbe la critica alla politica con l’antisemitismo.
Da sottolineare che la seduta nella Commissione Affari Costituzionali a Montecitorio sul DDL in questione si è conclusa senza votazioni e sono circa sessanta gli emendamenti dichiarati ammissibili sul testo già approvato dal Senato nel marzo scorso.
In un’intervista rilasciata a Radio Radicale il senatore Delrio precisa che “gli obiettivi del DDL sono di aiutare a non far circolare i discorsi d’odio in rete, perché non sono libertà di espressione, sono un inquinamento della democrazia. Il suo obiettivo, quindi, è il rafforzamento della strategia nazionale contro l’antisemitismo, soprattutto nella scuola, nell’università e nella formazione. Questo rafforzamento della strategia nazionale assume la definizione dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra), così contestata, ma che è la definizione adottata da 25 Stati su 27 dell’Unione europea, frutto di un consesso di esperti internazionali. Un’opposizione che non riesco veramente a capire. La definizione, ricordo, era già attiva nella strategia nazionale contro l’antisemitismo nel governo Conre 2, nel 2020”.
“Quando in un’università – continua l’ex sindaco di Reggio Emilia – si impedisce a un giovane italiano di origine ebraica di rappresentare le sue ragioni, gli si impedisce di parlare, è chiaro che è una forma di antisemitismo. Quando non si può discutere, non si può manifestare la propria religione ed esporre i propri simboli, è una forma di antisemitismo. Se si chiede conto a un cittadino italiano di origine ebraica delle strategie nefande del governo Netanyahu e dei crimini che ha commesso a Gaza – cosa che condanno drasticamente, essendo sempre stato a favore dei diritti del popolo palestinese – è come chiedere conto a un cittadino cinese in Italia di quello che fa il governo di Xi Jinping in Tibet o quello che fa Erdogan Kurdistan, non si può chiedere conto a uno perché è islamico delle crudeltà del regime iraniano. Non riesco veramente a capire perché si confondano i due piani la critica a Israele specialmente la critica a questo Governo razzista che difende anche i coloni, che sono terroristi, come anche lo Shin Bet [Servizio di sicurezza interno e di controspionaggio dello Stato di Israele, NdR] li ha definiti. Ma non ci si può schierare apertamente per i diritti dei palestinesi senza riconoscere che Hamas ed Hezbollah commettono dei crimini”.
Antisionismo e antisemitismo
Il punto che ha fatto scoppiare la forte polemica politica è il rischio che l’accostamento, se non la sovrapposizione, fra antisionismo e antisemitismo potrebbe impedire ogni critica politica allo Stato di Israele, soprattutto dopo il massacro perpetrato da Hamas il 7 ottobre 2023 e la reazione israeliana, stigmatizzata da molti come genocidio – anche se la Corte di giustizia internazionale della AIA sta ancora valutando la causa per presunto genocidio nella Striscia di Gaza, avviata a fine dicembre 2023 dal Sudafrica contro Israele – nei confronti della popolazione palestinese della Striscia di Gaza. E, dal 1967, per la condizione in cui versano i palestinesi della Cisgiordania espulsi dalla loro terra da coloni israeliani con il sostegno più o meno esplicito dell’esercito. Una realtà raccontata recentemente dal film No other land.
Secondo lo storico Arturo Marzano (2024) negli ultimi anni l’accostamento fra antisionismo e antisemitismo è «diventato ancora più pervasivo, a seguito dell’adozione nel 2016 da parte dell’International Holocaust Remembrance Alliance (Ihra) della cosiddetta Working Definition of Antisemitism» che definisce l’antisemitismo una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto». Nel preambolo, il testo dell’Ihra afferma: «Le manifestazioni possono avere come obiettivo lo Stato di Israele perché concepito come una collettività ebraica. Tuttavia, le critiche verso Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro paese non possono essere considerate antisemite».
Tuttavia, sempre secondo Marzano, i punti 7 e 8, degli undici esempi che riguardano i temi dell’antisemitismo, contenuti nel documento dell’Ihra, sono «problematici». Il 7 dice: «Negare agli ebrei il diritto dell’autodeterminazione, per esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è una espressione di razzismo»; mentre il n. 8 recita: «Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro Stato democratico».
“Particolarmente problematico – scrive ancora lo storico – è l’esempio n. 7. Come scrive Carlotta Ferrara degli Uberti, ‘denunciare Israele e i principi che ne hanno regolato la nascita e lo sviluppo come un’impresa di stampo razzista non implica necessariamente negare al popolo ebraico – altra espressione assai difficile – il diritto all’autodeterminazione”.
Per queste ragioni, altri intellettuali, “che si occupano di studi ebraici, antisemitismo, Shoah, sionismo, conflitto israelo-palestinese in virtù di queste problematicità”, nel marzo del 2021, pubblicano la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA), la quale per Marzano terrebbe “presenti due esigenze, vale a dire fornire una guida chiara per identificare e combattere l’antisemitismo, proteggendo al tempo stesso la libertà di espressione. Il nucleo centrale, molto generale, è il seguente: l’antisemitismo è la discriminazione, il pregiudizio, l’ostilità o la violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.
Per il senatore Delrio “Non c’è nessuna forma di repressione nel disegno di legge – spiega nell’intervista rilasciata a Radio Radicale – è proprio scritto. Forse discutono di progetti di legge che al Senato furono presentate, ma che poi non hanno fatto il loro corso. Tutte le misure di sanzioni amministrative o penali sono state tolte dal testo che è il frutto di un lavoro della Commissione del Senato. Il testo che è uscito non solo non reprime la libertà di espressione, ma addirittura, in diversi passaggi, promuove il confronto e il dialogo tra le diverse opinioni nelle università, nei centri di ricerca e così via nelle scuole. È un grande equivoco o forse più semplicemente è una grande propaganda a cui aderiscono persone che non hanno letto il testo del disegno di legge. E questa è l’unica spiegazione che riesco a darmi, perché non c’è un giurista che possa dire che in quel disegno di legge possono derivare delle riduzioni della libertà di espressione. Nel testo della legge è scritto esplicitamente che essa non mira e non vuole in nessun modo comprimere le libertà di espressione, confermato dall’approvazione di un emendamento al Senato che evitasse ogni aspetto di ambiguità.
L’altro grande equivoco, poi, è che si parla di Israele, ma questo disegno di legge non parla di Israele, questo disegno di legge parla di cittadini italiani di origine ebraica che, esattamente come cittadini italiani di origine turca o di origine, cinese o di origine ghanese, di un cittadino italiano ha diritto a non essere discriminato per la sua provenienza, la sua religione, per il colore della sua pelle. Spero non sia confusione fatta ad arte per radicalizzare posizioni ed evitare discussioni serie ad affrontare un problema serio come quello dell’antisemitismo, che è un cancro che la nostra, Europa ha conosciuto”.
Al di là di un discorso geopolitico sulle relazioni tra stato di Israele e Palestinesi, con la loro aspirazione ad avere una patria indipendente, il DDL non si riferisce a questa complessa e drammatica situazione “quindi non riesco veramente a capire – conclude Delrio – come si confondano i diritti dei palestinesi, come se si volesse togliere loro dei diritti con il disegno di legge che difende invece i diritti dei cittadini italiani di origine ebraica. Io voglio essere dalla parte sia del popolo palestinese sia dalla parte del popolo israeliano nel loro diritto ad avere una patria, ad avere una terra e a vivere in pace, quindi non credo che essere dalla parte di entrambi i popoli possa togliere a qualcuno a qualcosa”.
A sostegno del senatore Delrio, con un post su Facebook, è intervenuto l’on. Mauro Del Bue: “Ci vuole una bella faccia tosta– scrive – ad accusare il ddl che ha avuto come primo presentatore il sen. Graziano Delrio, del Pd, di rappresentare una normativa repressiva delle opinioni critiche verso Israele (mentre non introduce alcun tipo di reato) e poi sfilare dinanzi a Montecitorio assieme alle bandiere di Hamas ed Hezbollah al grido “Palestina dal fiume al mare”. Che significa distruzione dello stato di Israele…”.