L’11 settembre del 2001 in tantissimi pensano che il mondo non sarà più come prima. Forse è vero, forse no. Certo è che nel XXI secolo sembra più difficile “fare grandi sogni”. Di sicuro a sognare in grande non ci riesce la Reggiana.
Foglia da Parma: il primo fallimento
Il peso dei debiti è un fardello sempre più difficile da sostenere per le gracili spalle granata. La politica reggiana ci mette del suo e anche il progetto dei “petali”, quello che avrebbe dovuto dare la spinta economica anche alla parte sportiva entra nel gran gioco di potere che si scatena a Reggio Emilia all’alba del nuovo secolo. La forza per poter risalire non c’è, si inizia con la sconfitta in casa contro l’Albinoleffe, si finisce con la drammatica vittoria ottenuta sul già promosso Siena, dopo che in autunno la Reggiana era uscita sconfitta contro il Brescello giocando in trasferta al Mirabello. L’anno successivo le cose vanno ancora peggio: Maifredi prima, Testoni poi, Vullo infine non riescono ad evitare i play-out nei quali la Reggiana raggiunge una stentata salvezza. Un anno dopo, sarà una salvezza ancora più sofferta. Sconfitta all’andata del play-out, la Reggiana al ritorno agguanta la salvezza soltanto grazie alla rete al 91°di Shakpoke. È il canto del cigno di Dal Cin.

La grande marcia dei tifosi granata dell’estate pretende il passaggio di proprietà e così un pool di oltre trenta aziende si coagula attorno alla figura di Chiarino Cimurri e all’imprenditore Ernesto Foglia, già proprietario del Brescello. Il copione in campionato non cambia, la Reggiana per il terzo anno di fila si salva solo ai play-out, questa volta battendo il Varese. Finalmente nel campionato successivo le cose sembrano andare un po’ meglio, la Reggiana arriva ai play-off poi eliminata dall’Avellino. Eppure, il peggio sta per arrivare. I debiti hanno sommerso tutto e tutti, il 13 luglio 2005 la società viene dichiarata insolvente e si chiudono 86 anni di calcio a Reggio Emilia.
È il fallimento, il primo fallimento nella storia granata.
La Reggiana non esiste più.
La gioia di Castelnuovo Garfagnana.
Si ricomincia senza un giocatore e senza un pallone. Restano in granata solo Caselli e Foschini.
Su iniziativa di alcuni industriali e cooperative reggiane che si coagulano nella compagine denominata Iniziativa Tricolore, in agosto viene fondata una nuova società, la Reggio Emilia Football Club che, grazie al lodo Petrucci, riparte dalla serie C2 dove resterà per ben tre anni. La nuova società si aggiudica all’asta il marchio storico e ricomincia a chiamarsi Associazione Calcio Reggiana 1919. Lo stadio è perso, entrato nella procedura fallimentare: per il momento la società granata non ha il denaro necessario per poterselo riprendere.
Il campionato di serie C2 del 2005/06, con Luciano Foschi come allenatore, si chiude con un ottavo posto. L’anno successivo dopo alcune giornate Foschi viene esonerato e al suo posto arriva Alessandro Pane. La Reggiana chiude quinta e arriva a giocarsi la promozione ai play-off, poi sfuggita ad una manciata di minuti nella gara di ritorno contro la Paganese.
La società vuole puntare ancora alla promozione e l’anno successivo affida ancora a Pane una squadra che lotta testa a testa con il Bassano sino al 27 aprile 2008, quando a Castelnuovo Garfagnana ottiene la matematica promozione in serie C1.
Quella di Castelnuovo Garfagnana del 2008 è la prima gioia per il popolo granata degli ultimi 12 anni. Ne passeranno altrettanti per averne un’altra.
Conquistata la promozione, la Reggiana ritorna in C1, che ora si chiama Lega Pro Prima Divisione. I tornei successivi sono buoni, la Reggiana lotta nei quartieri medio alti e gioca sempre i play-off, ma la promozione in serie B è sempre troppo lontana.
American dream: il secondo fallimento.
Dopo cinque anni Iniziativa Tricolore cede le quote ad Alessandro Barilli e con il professionista reggiano le cose iniziano peggiorare. La situazione finanziaria è sempre precaria, la società fa i salti mortali per tenere sotto controllo i bilanci, mentre sul campo la squadra fatica a raggiungere i play-off sino al drammatico spareggio salvezza di Cuneo nella primavera del 2013.

Il 2013 è l’anno in cui la Reggiana e la politica locale tentano di aggiudicarsi all’asta lo stadio, che da un paio d’anni ha la nuova denominazione “Città del Tricolore”. Sembra tutto organizzato, viene trovato il denaro sufficiente per poter depositare l’offerta, ma il giorno prima della celebrazione, anche la Mapei – proprietaria del Sassuolo che quell’anno gioca la serie A a Reggio – deposita un’offerta e si aggiudica il Città del Tricolore che cambia la denominazione in Mapei Stadium-Città del Tricolore.
La Reggiana per la prima volta nella sua storia deve chiedere ad altra società di poter utilizzare uno stadio per giocare le sue gare casalinghe. Monta la rabbia dei tifosi.
Sul campo la Reggiana sfiora la promozione nel 2015, e sempre quell’anno l’industriale reggiano Stefano Compagni rileva le quote di Barilli che, un anno dopo, cederà a Mike Piazza, già fuoriclasse del baseball USA e imprenditore. Piazza Prampolini rigurgita entusiasmo quando nell’estate del 2016 l’americano non lesina proclami e promesse. A dirla tutta per la stagione 2016/17 Piazza fa investimenti importanti e la squadra che viene allestita ha tutto per puntare alle serie B, ma si deve fermare alle semifinali play-off. Ci si riprova l’anno seguente, ma il vento che si alza non promette nulla di buono. I coniugi Piazza gestiscono da soli tutto, la squadra allestita è sì molto competitiva, ma ancora una volta viene mancata la promozione diretta.
Ai play-off va in scena il dramma. Al terzo turno la Reggiana viene eliminata a Siena da un contestatissimo rigore assegnato ai padroni di casa al 97° minuto. La Reggiana è eliminata, ma ciò che sta per accadere ha dell’incredibile. Il 12 giugno 2018 Piazza comunica che non intende iscrivere la Reggiana al campionato: è una corsa contro il tempo per trovare un acquirente e per salvare il calcio in città. Sotto pressione politica i Piazza iscrivono la squadra, senza peraltro presentare alcuna garanzia e così la Reggiana viene esclusa dalla serie C e – di conseguenza – dopo appena 13 anni si va incontro ad un nuovo fallimento: la Reggiana è costretta a ripartire ancora una volta da capo.

Alessandro Bassi nasce a Reggio Emilia nel 1973.
Saggista, fa parte della Società Italiana di Storia dello Sport.
Nel 2014 ha aperto il blog di divulgazione storica “Storie di football perduto”:
www.storiedifootballperduto.blogspot.com
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