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Sanità pubblica, Anaao: “In Emilia le dimissioni volontarie superano i pensionamenti”
La sanità pubblica in Emilia Romagna è in sofferenza perché, scrive, l’Anaao-Assomed (Associazione nazionale aiuti assistenti ospedalieri – Associazione medici dirigenti), nonostante “abbia aumentato gli organici più di ogni altra regione, accrescendo le assunzioni di medici, le dimissioni volontarie superano i pensionamenti. Ora il problema è trattenere i professionisti”.
“Negli ultimi dieci la regione Emilia-Romagna – affrema Francesco Feletti, segretario regionale Anaao Assomed Emilia-Romagna – ha aumentato gli organici dei medici del 15,5%, più di ogni altra regione italiana, a fronte di una media nazionale del 2,7%. Ma nel 2025, 304 medici ospedalieri hanno lasciato volontariamente il Servizio sanitario regionale, contro 182 pensionamenti. Anche dove gli organici crescono e il ricambio generazionale funziona, il servizio pubblico fatica a trattenere i professionisti. Il dato regionale assume ancora più rilievo se messo in relazione al quadro nazionale. Nel 2025, per la prima volta, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri hanno superato i pensionamenti a livello nazionale: 3.767 contro 2.876, con un incremento del 150% rispetto all’anno precedente”.
“I dati, elaborati a partire da ONAOSI, Conto Annuale del Tesoro e MEF, e raccolti nello studio nazionale Anaao Assomed “Radiografia della sanità pubblica 2015-2025”, mostrano una netta ripresa delle uscite volontarie. In Emilia-Romagna erano 107 nel 2015, avevano raggiunto il picco di 314 nel 2021 ed erano poi diminuite. Nel 2025 sono tornate a 304”.
“Nello stesso decennio i dirigenti medici in servizio sono passati da 8.202 a 9.471; le assunzioni a tempo indeterminato, dopo essere scese dalle 1.032 del 2020 alle 545 del 2024, nel 2025 sono risalite a 676, mentre l’età media è diminuita di 2,5 anni tra le donne e di 3,9 tra gli uomini”.
“I medici – prosegue Feletti – stanno entrando nel SSN, il problema è metterli nelle condizioni di rimanerci. Occorre superare definitivamente i vincoli nazionali alla spesa per il personale e investire su retribuzioni, carriere, condizioni di lavoro, sicurezza, welfare e conciliazione tra lavoro e vita privata”.
“Perdere professionisti – prosegue il sindacato – ha un costo che va oltre il posto rimasto vacante. Ogni medico che lascia porta con sé anni di esperienza e competenze e indebolisce la rete di relazioni tra specialisti, reparti e servizi su cui si fondano la continuità assistenziale e l’efficienza dei percorsi di cura”.
“Quando questa rete si indebolisce, ne fanno le spese i cittadini, che perdono riferimenti e si trovano disorientati, mentre il sistema perde continuità ed efficienza. Anche ridurre le liste d’attesa diventa più difficile se, mentre entrano nuovi medici, perdiamo professionisti già inseriti nelle équipe e nelle reti assistenziali”.
“Il ricambio generazionale – conclude il segretario Anaao – è stato favorito in larga parte dal Decreto Calabria, che dal 2019 alla fine del 2025 ha consentito l’ingresso anticipato nel SSN di quasi 10.000 specializzandi, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato a livello nazionale. La sfida ora non è soltanto assumere, ma fare del Servizio sanitario pubblico un luogo nel quale i medici scelgano di restare”.