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‘Io capitano’ (2) Viaggi della speranza: i ragazzini soli che sbarcano a Reggio
di Glauco Bertani
Ci siamo mossi nella rete delle associazioni di accoglienza reggiane per capire come funziona l’arrivo e la gestione dei minori stranieri non accompagnati. Da dove vengono? Quale viaggio devono affrontare? Come vengono accolti? A volte si tratta di ragazzini che hanno meno di 16 anni e si trovano da soli in realtà a loro sconosciute. Vi raccontiamo qui la road map del viaggio della speranza che i giovanissimi devono affrontare. Qui sotto la seconda puntata, la prima è alla fine dell’articolo.
Come funziona l’accoglienza. Comunità e appartamenti in semiautonomia
Nel sistema di accoglienza si lavora per rendere il ragazzo “regolare”, inserito nel territorio e quindi autonomo. Negli appartamenti il numero dei ragazzi è limitato per consentire una maggiore relazione tra l’educatore e il gruppo di minori. La costruzione di percorsi di semiautonomia hanno un grande valore educativo, permettendo di abbattere i costi e mantenere un buon livello di integrazione.
Il progetto di accoglienza e integrazione del minore straniero
L’iter della “regolarizzazione”, nella stragrande maggioranza dei casi, si conclude positivamente al compimento dei 18 anni. La difficoltà più grande è il tempo. Il minore può arrivare che ha 12, 13 anni, avendo parecchi anni davanti a sé per regolarizzarsi e per formarsi. Oppure potrebbe arrivare che ne ha 17 anni e mezzo e quindi ha minor tempo a disposizione per completare il percorso di regolarizzazione.
Stupefacenti e mondo minorile
Un mondo minorile, quello di cui stiamo parlando, protetto, ma che è vittima perfetta del sistema dello spaccio degli stupefacenti. Una famiglia mediamente per farli partire si è indebitata. Ci sono esempi di ragazzi per i quali al pagamento del “biglietto” ha contribuito la comunità che sta intorno alla famiglia di origine. Quei soldi vanno restituiti.
Le famiglie di origine conoscono poco e niente del percorso di regolarizzazione che il figlio dovrà affrontare una volta arrivato qui. Hanno altissime aspettative su quello che il figlio potrà restituirgli in termini economici quando sarà diciottenne, generando un’ulteriore pressione sul ragazzo. Il bisogno economico e il desiderio di offrire un futuro migliore al figlio oscura, quindi, i possibili rischi collaterali che i ragazzi dovranno affrontare.
I ragazzi che arrivano qui hanno due mandati: uno, sistemarsi economicamente per diventare un “bancomat” per la famiglia. E, due, avere i soldi per cominciare a ripagare i debiti contratti in patria. Diventare spacciatore è un modo per fare soldi facili e veloci, ma spesso è un passaggio successivo. L’uso di sostanze cannabinoidi ha un largo uso nei Paesi di provenienza per cui, per molti di loro farsi una “canna” è una cosa “normale”. Il problema è successivo, nasce quando per avere una “canna” si subisce il ricatto: “Vuoi la tua canna? Allora spaccia crack, coca, eroina…”. Il confine è labile.
Questi ragazzi hanno libertà di uscire, perché le comunità e gli appartamenti non sono carceri. La loro libertà non può essere limitata. Può essere educativamente guidata.
“Se imparo un lavoro sono una persona importante a casa mia…”
A 18 anni questi ragazzi sono disponibili a svolgere lavori come il metalmeccanico, il gommista, il fabbro, il saldatore, l’idraulico e l’elettricista che nei loro paesi godono di un alto riconoscimento sociale. Per questo la percentuale di assunzioni post 18 a seguito di formazione professionale raggiunge alti numeri. Le aziende reggiane ne hanno bisogno.
Con i diversi governi sono cambiati i finanziamenti?
I finanziamenti al sistema di accoglienza sono cambiati. Dal ministero dell’Interno alla prefettura i contributi vedono costanti revisioni in base al colore politico del governo. L’emissione di decreti in materia agevolano o rendono più complesse le pratiche di regolarizzazione, rendendo più difficile il lavoro del sistema di accoglienza e la vita del migrante, adulto o minore che sia.
In questi ultimi anni il contributo giornaliero del ministero è notevolmente diminuito, anche. a fronte di periodi di intensi sbarchi come il 2023, mettendo in seria difficoltà un sistema come quello reggiano che lotta per non abbassare i livelli di accoglienza.
‘Io capitano’, viaggi della speranza: i ragazzini soli che sbarcano a Reggio (1)
(2 fine)