Chi è davvero la primogenita di Francesco Sarzi e Linda Bozzi, Lucia Evelina Ofelia, con i suoi tre nomi che la collocano già nella grande famiglia del teatro? Che era nata l’8 novembre 1920 ad Acquanegra sul Chiese, nelle terre umide fra Mantova e Cremona, durante il giro di spettacoli che la compagnia minima della sua famiglia andava conducendo e che, trasfigurata in leggenda da viva, sarebbe entrata poi nell’immaginario popolare insieme ai fratelli Cervi?
Il suo è un destino preannunciato. Sarà nomade. Capace di uscire dal tetto. Terrà le parole in altissimo conto. Vivrà con poco. Non avrà timore dei colpi di scena.
Dopo avere dedicato diversi anni a tentare di ricostruire la sua biografia, mi sono risolta a intitolare il mio lavoro Storia delle storie di Lucia Sarzi.
Tanto lei e la sua famiglia di attori girovaghi sfuggono agli strumenti ordinari della ricerca storica: pochissimi documenti, tracce leggere, racconti e rappresentazioni di sé che sfumano nel copione teatrale, i Sarzi entrano ed escono continuamente di scena, rendendo quasi impossibile stabilire, a chi li avvicina, quale sia la vita vera e quale la finzione.
Recitano e non stanno mai fermi, si spostano per lavoro e per militanza antifascista, si esibiscono per nascondersi. Più gente li vede sulla scena, più le testimonianze che li riguardano si moltiplicano e sconfinano nel mito. Di alcuni degli episodi salienti della vicenda pubblica di Lucia – concentrata soprattutto fra il 1940 e il 1944 – esistono decine di versioni.

La primogenita dei Sarzi crescerà fra le assi del palcoscenico, educata dai suoi al valore primario del sapere – lettrice appassionata per tutta la vita -, e a quell’amore di libertà che riconosce nelle piazze un luogo dello spirito.
Negli anni del fascismo, Lucia indossa come una seconda pelle i ruoli drammatici che le consentono, grazie al suo temperamento appassionato, di alimentare fra il pubblico la vena sotterranea dell’opposizione al regime. Vedendola fiammeggiare nei panni di Tosca gli animi ribollivano, e intorno a lei si raccoglievano gruppi di giovani che più tardi avrebbero costituito l’ossatura della Resistenza.
Arrestata per la prima volta ad Alessandria nel gennaio 1940 per via di un maldestro tentativo di estorsione orchestrato dal fratello Otello – destinato a diventare un burattinaio di genio –, sconta due mesi di carcere e la condannano a due anni di ammonizione.
A Parma poi – nei giorni in cui l’Italia entra in guerra –, il partito comunista clandestino, le affida il compito di ricucire le fila disperse dei militanti nella vicina provincia reggiana.
Ha vent’anni, e la sua azione cospirativa compie un salto di livello, coperta e propiziata dal teatro. A luglio del ’43, presso la tipografia nascosta a Mandrio di Correggio, Lucia e Giorgio Amendola, appena rientrato dalla Francia, comporranno insieme alcuni numeri de “l’Unità”.
Sul finire del 1941 Lucia aveva incontrato Aldo Cervi, e da quel momento in poi le due famiglie avrebbero condiviso la passione politica e le azioni di proselitismo e di sabotaggio, fino all’epilogo tragico del dicembre 1943.
Arrestata di nuovo nel febbraio successivo, dopo la Liberazione, si stabilisce con il marito – maestro elementare – e i due figli a Camposanto sul Panaro, nella bassa modenese. Lì conduce solo apparentemente una vita da casalinga, ma non rinuncia né al teatro – reciterà con le compagnie di passaggio e allestirà spettacoli di burattini – né all’impegno nella politica locale e nell’Anpi modenese.
A soli quarantotto anni Lucia muore a Modena il 19 febbraio del 1968. Due sere prima era stato presentato in prima nazionale a Reggio Emilia il film di Gianni Puccini I sette fratelli Cervi, che avrebbe proiettato la sua figura – interpretata da Lisa Gastoni – sugli schermi d’Italia.
Appartata e silenziosa era da tempo la sua vita, anche se dalla metà degli anni ’50 il fortunatissimo I miei sette figli di Alcide Cervi e Renato Nicolai l’aveva collocata nel cielo del mito, giovane, coraggiosa e vagabonda per sempre.



Foto 1) Lucia e Otello nel 1940, foto segnaletiche, Archivio centrale dello Stato, Casellario politico centrale, b.4621, fasc. 140358 e 140362. Foto 2) Lucia Sarzi con il figlio. Foto 3) La compagnia Sarzi nei primi anni ’50: Otello in costume da Moro di Venezia, Lucia (seconda da destra) da Tosca e Gigliola (prima da sinistra) da damigella (Le foto provengono dall’archivio privato di Tiziana Monari).
Bibliografia
Laura Artioli, Storia delle storie di Lucia Sarzi, corsiero editore, Reggio Emilia, 2014
Una giovane attrice intelligente. Lettere di Lucia Sarzi (1938 – 1940), a cura di Laura Artioli e Luciano Casali, Roma, Viella, 2021

Laura Artioli è nata e vive a Reggio Emilia.
Dopo la laurea in filosofia, la sua vita professionale si è sviluppata su due binari paralleli: l’impegno in campo politico e socio-educativo e la ricerca storica.
Le sue pubblicazioni più recenti:
Storia delle storie di Lucia Sarzi, Reggio Emilia, corsiero, 2014.
Con gli occhi di una bambina. Maria Cervi, memoria pubblica della famiglia, Roma, Viella, 2020.
Una giovane attrice intelligente. Lettere di Lucia Sarzi (1938 – 1940), con Luciano Casali, Roma, Viella, 2021.
La critica è facile, l’arte è difficile. Copioni del repertorio della compagnia popolare Allegrini Sarzi, con Alfonso Cipolla, Torino, Seb27, 2023.
Renzo Bonazzi, una storia speciale, Reggio Emilia, corsiero editore, 2026
