E’ con piacere che pubblichiamo questa intervista a Laura Artioli che ha dato alle stampe il suo ultimo libro “Renzo Bonazzi, una storia speciale”. Chi conosce la storia della nostra città non può che apprezzare Laura Artioli quale studiosa seria e meticolosa. E in modo particolare la apprezziamo noi, che abbiamo la possibilità di pubblicare i suoi scritti che contribuiscono ad arricchire il nostro Spazio con la sua qualità.
È fresco di stampa, per i tipi di Corsiero editore, Renzo Bonazzi, una storia speciale, volume dedicato all’ex senatore (1976-1987) e soprattutto sindaco di Reggio Emilia (1962-1976) del Partico comunista. Ne abbiamo parlato con l’autrice Laura Artioli, ricercatrice storica con un passato di impegno nel campo politico e socio-educativo.
Artioli, chi era Renzo Bonazzi?
Un giovane avvocato di 37 anni che nel 1962 subentra in Sala del Tricolore a Cesare Campioli, il sindaco della Liberazione, dove rimarrà per 14 anni, prima di diventare della Repubblica per tre legislature. Ma Bonazzi è stato anche vicepresidente nazionale dell’Anci, consigliere d’amministrazione della Cassa di Risparmio di Reggio Emilia, fondatore e primo presidente di Azionariato diffuso, consigliere comunale a Vetto e molto altro ancora.
Durante il tempo trascorso sulle sue tracce, la politica mi è apparsa senza dubbio come la dimensione sostanziale della sua esistenza, rappresentata soprattutto sul palcoscenico delle istituzioni. Fin qui, infatti, quella di Renzo Bonazzi è stata una storia tutta pubblica e celebrativa. Della quale già molto ci sembrava di sapere, perché coincide in gran parte con quella della città che rinasce e che esplode di progetti, al passo con una regione che si apprestava a divenire un modello di buona amministrazione. Ma chiunque l’abbia conosciuto, deve avere intuito che c’era qualcosa di più profondo, di più libero e riservato.
Perché ha scritto una libro su Bonazzi?
L’idea è maturata nell’ambito del laboratorio storiografico dedicato agli anni Sessanta e Settanta promosso dall’Anpi provinciale fra il 2020 e 2022 con il contributo di Regione, Fiom e Cna. Un lavoro importante, che ha permesso di redigere una bibliografia tematica corposa e di registrare interviste a protagonisti locali, regionali e nazionali, materiale consultabile liberamente sul sito web dell’Anpi di Reggio Emilia.
All’interno della ricerca, la figura del sindaco Bonazzi è risultata centrale; da qui è derivato l’interesse dei miei committenti – l’Anpi, il Comune di Reggio e Istoreco – ad approfondire una storia di vita che non contemplasse solo gli aspetti pubblici, ma cercasse di ricostruire un percorso esistenziale il più possibile a tutto tondo, per quanto segreta sia destinata a restare la ragion d’essere di ciascuno di noi.




Foto 1) Renzo Bonazzi, secondo da sinistra, con i compagni del liceo. Foto 2) Renzo Bonazzi, ritratto da giovane. Foto 3) Bonazzi, in Mozambico con l’assessore Giuseppe Soncini. Foto 4) Visita in una fabbrica reggiana. Le foto provengono tutte dall’archivio della famiglia Bonazzi, che ringraziamo.
Ha scoperto qualcosa di nuovo?
La novità principale di questo libro consiste proprio nell’avere cercato di tenere insieme le storie di famiglia, l’avvio tribolato del legame fra i suoi genitori, le vicissitudini e la carriera del padre, ufficiale dell’esercito e dirigente nazionale dell’Associazione mutilati e invalidi di guerra, il tempo dell’infanzia borghese e benestante, la scuola, i compagni di liceo, gli anni della prima, timida fronda nei confronti del regime, giocata sul piano della ribellione culturale.
L’università e la malattia, gli amici fraterni, la passione per il cinema e il giornalismo, la maturazione di una scelta politica – si iscriverà al Partito comunista nel 1949 – per la quale non appariva affatto predestinato. Poi una carriera cominciata da semplice militante curioso di tutto, gli incontri fondativi, l’interesse spiccato per la cultura, il susseguirsi delle sue quattro consiliature, quando – uno con sé stesso – l’uomo sembra coincidere perfettamente con la funzione che ricopre.

Poi ancora Marisa, i figli Alessandro e Federico. Il rapporto con il partito, al quale si manterrà fedele e che seguirà in tutte le sue mutazioni, con un’autonomia – retaggio di quell’altro mondo da cui proveniva – di cui negli archivi del Pci e del Comune di Reggio Emilia si trovano molte tracce. Gli anni da anziano, infine, dedicati agli interessi di sempre: le buone cause della politica, la cultura, gli amici con cui ha condiviso la convivialità e i dialoghi alti.
E che idea si è fatta di Renzo Bonazzi?
Al termine di questo percorso, mi è apparso un uomo saggio e complesso. Di luci e chiaroscuri. Di scelte ponderate, di comportamenti opportuni e di molti liberi slanci verso il nuovo e l’aperto.
Che cosa hanno caratterizzato gli anni da sindaco di Bonazzi per la città di Reggio Emilia?
In anni di grande agibilità politica – fra la nascita del centro sinistra e i governi di solidarietà nazionale – nella stagione delle conquiste e dei diritti, il sindaco Bonazzi inaugura una pratica di governo cittadino originale ed efficace, un laboratorio che tiene insieme le proteste e le proposte, e imprime all’esperienza reggiana un valore che va ben oltre la dimensione locale.
Reggio appare allora una città viva e ben voluta, specchio del suo sindaco.
Quale stagione culturale ha attraversato la città negli anni Sessanta del Novecento e qual è stato il ruolo di Bonazzi?
Nei suoi quattordici anni da primo cittadino, la personalità di Bonazzi si manifesta e si traduce nelle scelte che compie e nello stile che imprime loro. Nel suo conformarsi senza paura allo spirito dei tempi, e nelle sue aperture. Prima di tutto verso la cultura, anche quella più impegnata, difficile o no che possa apparire, E poi ai rapporti internazionali nell’orizzonte ampio della pace e della solidarietà, come documenta il saggio di Chiara Torcianti.
La sua visione di Reggio è quella di una città-mondo moderna e civile, ben amministrata, consapevole della propria qualità di vita e pronta a impegnarsi per le buone cause. L’idea di sviluppo che coltiva insieme alle sue giunte non è solamente economicistica, ma tende a una crescita complessiva e quanto più possibile armonica della comunità. Tutto il resto – i servizi e la pianificazione urbanistica, l’attenzione al mondo del lavoro, l’antifascismo – ne discende di conseguenza.
(sr)
