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Città sicura. Canalina, un quartiere non può vivere sotto assedio
di Giacomo Scillia
Ancora una volta la Canalina è finita sulle pagine della cronaca. Ancora una volta per la violenza. Nel tardo pomeriggio di sabato 25 luglio, in via Colonna, davanti a un supermercato e sotto gli occhi di numerosi cittadini, una lite è degenerata in una violenta rissa. Sono comparsi coltelli e, secondo quanto riferito da testimoni e riportato dalle prime ricostruzioni, anche un machete; sono state inoltre rinvenute pistole poi ritenute, in una prima fase degli accertamenti, non autentiche. Il bilancio è di persone ferite e di una comunità sconvolta.
Ma il vero problema non è soltanto ciò che è accaduto sabato. Il vero problema è che episodi come questo non possono più essere considerati eccezioni. Quando in un quartiere si combatte con coltelli e altre armi in mezzo alla strada, davanti a famiglie e bambini, significa che qualcosa si è spezzato.
I residenti della Canalina non chiedono privilegi. Chiedono ciò che dovrebbe essere garantito in qualsiasi Paese civile: uscire di casa, accompagnare un figlio a scuola, fare la spesa o passeggiare senza il timore di trovarsi nel mezzo di una rissa.
Le responsabilità penali saranno accertate dalla magistratura, come è giusto che sia. Ma sul piano politico e istituzionale è arrivato il momento di cambiare passo. È finito il tempo delle sole dichiarazioni, dei convegni e delle promesse. La sicurezza non può più essere affrontata soltanto con parole.
Dobbiamo ripristinare la legalità e per farlo esiste una sola strada: regole inflessibili, certezza della pena e pieno sostegno operativo alle Forze di Polizia. Chi sceglie la violenza deve sapere che troverà uno Stato presente, autorevole e capace di intervenire con fermezza, sempre nel rispetto della legge.
Non si tratta di concedere poteri senza limiti, ma di mettere gli operatori della sicurezza nelle condizioni di agire davvero. Servono strumenti adeguati, norme chiare, procedure rapide e una politica che smetta di lasciarli soli ogni volta che devono affrontare situazioni pericolose.
Solo dopo aver ristabilito ordine e rispetto delle regole potranno essere davvero efficaci gli interventi educativi, sociali e di integrazione. Senza sicurezza, ogni altro progetto rischia di restare una buona intenzione.
Questo lo dobbiamo soprattutto alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine, che ogni giorno lavorano con professionalità e coraggio in condizioni sempre più difficili. Non è accettabile che chi indossa una divisa debba sentirsi ostaggio delle polemiche politiche o privo dell’autorità necessaria per proteggere i cittadini.
La Canalina non è la violenza. È un quartiere abitato in gran parte da persone oneste che lavorano, crescono i propri figli e vogliono vivere serenamente. Sono loro le prime vittime di questi episodi.
Reggio Emilia ha il dovere di reagire. Non con slogan, ma con decisioni. Perché la sicurezza non è un favore concesso ai cittadini: è uno dei compiti fondamentali dello Stato. E quando la paura prende il posto della libertà, significa che è arrivato il momento di restituire alle Forze dell’Ordine l’autorità necessaria e ai cittadini la certezza che le regole valgono davvero per tutti.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.