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Centro storico: “Se le proposte cadono nel silenzio di chi amministra”
Abbiamo chiesto a Mauro Del Bue, che è stato vicesindaco e assessore allo Sport, deputato in più legislature e figura storica del Partito socialista italiano, residente in città, di parlaci della città di oggi e del suo futuro. Di come valuta le amministrazioni comunali che si sono succedute a Reggio, su che cosa punterebbe il dito e se ci sono problemi di sicurezza e di degrado.
(gb)
L’intervento di Mauro Del Bue, ex assessore e parlamentare.
La forza della amministrazione comunale è il silenzio. Almeno sulle proposte concrete che vengono avanzate. Anche sul centro-storico è così. Faccio un breve elenco di esempi che mi riguardano personalmente. Sono anni che contesto la disposizione dei piloni di illuminazione in piazza della Vittoria. La seconda fila, partendo dall’isolato San Rocco, taglia in due il teatro Ariosto e oscura completamente il monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Anche il monumento alla resistenza è oscurato. Perché? Basta disporre il tutto diversamente e illuminare i quattro oggetti della piazza: Municipale, Ariosto, monumento ai Caduti e quello alla Resistenza. Tutti gli amministratori, compreso il sindaco precedente, mi hanno dato ragione. Risultato. Non si è fatto nulla. All’ingresso del centro-storico da Parma ci sono due muraglioni sporchi e con scritte e a sinistra una casa rovinata con l’insegna della autoscuola Gianferrari, che non credo esista più. L’ho detto, scritto e ripetuto. Silenzio. Ivanna Rossi ed io abbiamo proposto di erigere un monumento a Camillo Prampolini nell’omonima piazza in luogo di quello al Crostolo, da spostare dov’era originariamente, e cioè nel parco della villa ducale di Rivalta. Risposta: silenzio. Alcuni sportivi a cui mi sono associato con un post su Facebook hanno recentemente proposto di intitolare il Mirabello a Pippo Marchioro, recentemente scomparso. La risposta? Uguale a prima. Mi piace riprendere un tema rilanciato dal coordinatore del comitato Occhio al centro storico: i graffiti. Vogliamo toglierli per favore? Basta poco. Due giorni di lavoro. E considerarli reato? Reato contro il patrimonio s’intende”. Deturpano un bene altrui. Il suddetto coordinatore ha scritto una lettera alle autorità competenti, anche al Comune. La risposta? Ancora silenzio. Viene in mente la battuta di Corrado Costa su Reggio: “Hanno scelto di diventare la capitale italiana della danza perché è l’unica arte muta”.
Osservazioni generali. Partiamo dal duplice progetto su Zucchi e giardini e sul centro storico in generale. Sul primo ho solo domande che coerentemente daranno seguito a risposte silenziose. Il valore dell’acquisizione della gestione della Zucchi e del parcheggio sotterraneo equivale ai soldi investiti dall’imprenditore privato? È stata pubblicata la notizia che costui non paga da tempo le rate che doveva al Comune anche se ha acquisito tre ristoranti famosi in città. È vero? Si è tenuto conto nella quantificazione del costo, superiore ai 4 milioni per il Comune, di questi eventuali arretrati? Vedremo nei dettagli il progetto. Sconsiglierei di edificare ai giardini uno scatolone che richiama la struttura liberty che è stata distrutta per far posto a un asilo.
Sarebbe un’imitazione goffa e inaccettabile. Sul milione e due, finanziati per metà dalla Regione, per il rilancio del centro storico, attendo le proposte. Si parla di percorsi verdi, di aiuto alle aziende commerciali, ma si sistemeranno in modo decente i portici di San Pietro che giacciono in condizioni pietose? Voglio infine citare una idea che nacque ai tempi del mio assessorato allo sport. E cioè la ristrutturazione dell’attuale palazzo che lo avrebbe portato a cinquemila posti. La spesa era tutta a carico della Pallacanestro reggiana che avrebbe avuto in cambio l’attiguo palazzo dell’ex Omni per farci foresteria, uffici e museo.
La Pallacanestro Reggiana avrebbe poi gestito l’impianto per tre decenni organizzando concerti e iniziative varie. Al diniego finale della Pallacanestro il Comune ha pensato di intervenire lui e di stanziare diversi milioni (mi si dice dai sei agli otto) per i lavori del Palabigi. Non sarei stato d’accordo, ma non ero più in giunta, e avrei optato per stanziare quelle risorse, non sufficienti, ma significative, per edificare un nuovo palazzo dello sport da diecmila posti col concorso dei provati, di fianco allo stadio, dov’era già previsto e coi parcheggi già esistenti, con l’obiettivo di svolgere tutto l’anno, oltre che gare di basket e anche di volley al massimi livelli (per queste il Bigi non è abilitato) anche concerti. E lasciando perdere un’Arena da centomila posti che ci sta procurando solo debiti e guai, E avrei colto al volo l’idea del presidente della Tecton Paolo Lusenti di edificare in luogo del palazzo di via Guasco, le multisale cinematografiche in centro, con negozi, bar e ristorante.
Quest’ultima sarebbe stata una proposta efficace per una rivitalizzazione della città.
Non parlo di sicurezza se non per sottolineare un punto. Occorreva non ammassare gli immigrati. Invece nella zona della stazione pare che esistano solo loro. Ho percorso tre giorni fa via 4 novembre e pareva una kasbah. Integrare vuol dire mescolare e non separare. Un quartiere, se a Reggio esiste un 25 per cento di immigrati, dovrebbe sempre contenere un 75 per cento di reggiani. Ma questo rimanda alla politica della casa (quante migliaia sono gli appartamenti sfitti in centro-storico?) e dell’accoglienza e a tanti temi che sono comuni a tutte le città. Se però la gente vuole più controlli, più assistenza, più sicurezza, anche a Reggio, allora bisogna offrirgliele. Con tutti i mezzi a disposizione.