Quando si parla della crisi del commercio nel centro storico di Reggio Emilia, è troppo facile indicare negli affitti il principale colpevole. Guardando le stime medie dei canoni, però, il quadro è più complesso.
Per un piccolo negozio di 25-40 metri quadrati si parla indicativamente di 350-500 euro al mese nelle vie secondarie e di 700-1.100 euro nelle strade a maggiore passaggio. Per locali di 50-80 metri quadrati si va da circa 500-800 euro fino a 1.200-2.000 euro nelle posizioni migliori. Per superfici superiori ai 100 metri quadrati, naturalmente, le cifre crescono ancora. Sono prezzi elevati? Dipende soprattutto da quello che c’è fuori dalla porta del negozio.
Un immobile commerciale è un investimento e il proprietario deve ricavarne una redditività. Un rendimento nell’ordine del 5% annuo del valore dell’immobile può essere considerato un parametro indicativo di ragionamento, non certo una regola matematica valida per ogni situazione. Pretendere che un proprietario affitti a qualsiasi cifra significa dimenticare che anche quell’immobile ha un valore, costi, imposte e manutenzione.
Il vero problema di Reggio Emilia è un altro: quando una strada perde passaggio, funzioni, servizi, residenti, attrattività e percezione di sicurezza, anche 500 euro al mese possono diventare troppi. È qui che bisogna concentrare la discussione. Non basta chiedere ai proprietari di abbassare gli affitti se contemporaneamente diminuiscono le ragioni per cui un cittadino dovrebbe frequentare il centro.
La questione sicurezza, peraltro, non può essere liquidata come una semplice percezione: nel 2026 il Comune ha adottato specifiche ordinanze su degrado, consumo di alcol e vivibilità e ha potenziato controlli e videosorveglianza in diverse zone del centro. Sono interventi che testimoniano l’esistenza di criticità sulle quali la stessa amministrazione ha ritenuto necessario agire.
E allora continuiamo a discutere degli affitti, certamente. Ma poniamoci la domanda fondamentale: quanto può valere commercialmente un negozio davanti al quale passa poca gente?

Il valore commerciale di un locale non nasce dentro quattro mura. Nasce dalla città che gli sta intorno. Se vogliamo davvero riempire le serrande vuote, dobbiamo riportare nel centro storico persone, servizi, uffici, iniziative continuative, accessibilità, pulizia e sicurezza. Solo così un affitto torna ad essere un costo sostenibile perché torna ad esserci un fatturato capace di pagarlo.
Il problema, quindi, non è stabilire se 700, 1.000 o 1.500 euro siano tanti o pochi in assoluto. Il problema è creare le condizioni perché un commerciante possa guadagnare abbastanza da pagarli.
Finché non si affronta questo punto, continueremo a parlare del prezzo delle vetrine senza domandarci perché davanti a quelle vetrine passa sempre meno gente.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
