Il 24 maggio 1901 si riunisce, su iniziativa delle Cooperative di lavoro, un congresso di quelle che al tempo venivano definite le diverse componenti del “movimento operaio” (cioè le leghe di resistenza, le cooperative di lavoro e di consumo, le associazioni mutualistiche) dove si decide di costituire la Camera del lavoro di Reggio Emilia, dando vita a quella che rappresenta la più antica associazione reggiana con fini di carattere sociale e politico ancora esistente e ben viva.
La Camera del Lavoro nasce a inizio secolo, quando si delinea compiutamente l’entrata nella “modernità“ della società reggiana, sorgono i primi grandi complessi industriai (le Reggiane nel 1904, il Calzificio Reggiano, poi Bloch, nel 1910), nelle campagne inizia ad affermarsi il ruolo delle macchine accanto e in sostituzione del lavoro umano nella coltivazione e trasformazione dei prodotti, poi sempre più si afferma la costruzione delle macchine stesse, dando vita ad un comparto caratterizzante dell’industria reggiana, quello della meccanica agricola.
La storia complessa della Camera del lavoro reggiana può essere schematicamente suddivisa in alcuni grandi fasi:
Affermazione, declino, Resistenza
Da inizio secolo al primo dopoguerra l’influenza e forza della Camera del Lavoro si sviluppa, arrivando al punto più alto, nel biennio rosso 1919-20, culminato nella grande vertenza agraria del 1920 e nell’occupazione delle Reggiane nel settembre, durante la quale gli operai continuano la produzione senza la presenza della direzione. Arturo Bellelli, segretario della CdL propone allora di fare della maggiore industria reggiana una cooperativa, la proposta è prima accettata poi “bocciata” in gennaio dagli stessi operai per pochi voti.






Foto. 1) Manifesto pubblicitario trattore R 60 1950/1951. 2) La sede della Camera del Lavoro in via Farini numero 1, primi anni Novecento. 3) Seconda metà anni Cinquanta la sede della Camera del Lavoro in Corso Cairoli. 4) L’inaugurazione della sede della Camera del Lavoro in via Roma nel 1955 con il segretario nazionale della Cgil Giuseppe Di Vittorio accompagnato dal senatore Walter Sacchetti e da Franco Iotti, segretario confederale. 5) Maestranze delle Reggiane vanni in piazza per il lavoro. 6) Le donne operaie delle Reggiane mostrano con fierezza il mitico trattore R 60.
(Le foto provengono dall’archivio storico della Camera del Lavoro di Reggio Emilia)
Al punto più alto di influenza segue la rapida discesa ad opera dello squadrismo fascista, con l’assalto e la devastazione della Camera del Lavoro di via Farini nell’aprile 1921, la sistematica distruzione delle sedi sindacali e degli uffici di collocamento “di classe”, fino allo scioglimento nel 1926. Durante il ventennio si mantiene nelle fabbriche e nelle campagne una presenza antifascista, sottoposta a sistematica repressione, ma mai scomparsa. Il primo episodio di “Resistenza” che lascia un segno forte nella popolazione si può considerare la manifestazione operaia del 28 luglio 1943, quando il corteo che intende raggiunger dalle Reggiane la citta per chiedere “lavoro e pace”, viene fermato sulla soglia dello stabilimento dagli spari di un reparto dell’esercito, lasciando 9 morti sul terreno.
La partecipazione operaia alla Resistenza sarà ampia, viene costituito un comitato sindacale clandestino e nascono i comitati di difesa dei contadini, che in diverse località operano per contrastare le requisizioni di prodotti agricoli e bestiame ad opera di tedeschi e fascisti.
Ricostruzione, Reggiane
Nel secondo dopoguerra la ricostruzione del sindacato, in base al Patto di Roma del 1944 tra i partiti antifascisti, viene attuata tra continuità e cambiamenti: continuità sulle tematiche contrattuali e rivendicative, cambiamenti con la separazione dalla cooperazione e la nascita della Lega delle cooperative, e dalla mutualità, con la creazione nell’ambito sindacale del patronato Inca per la tutela individuale. L’impegno prioritario nel secondo dopoguerra è sulla difesa è sviluppo dell’occupazione attraverso la ricostruzione post bellica, la ripresa della presenza sindacale in una provincia ancora prevalentemente agricola, l’articolazione del Piano per il lavoro sul territorio. Ha poi luogo la grande mobilitazione in difesa delle Reggiane negli anni 1950-51, che diviene un momento simbolico della storia sindacale reggiana, per la durata e per la solidarietà sviluppatasi attorno alla lotta ed anche per la costruzione del trattore R 60, realizzato durante l’occupazione senza la presenza dei dirigenti.
Del 1948 è la rottura dell’unità con le scissioni e la nascita di CISL e UIL in forte polemica con la CGIL “socialcomunista”. Gli anni ’50 sono difficili anche a Reggio, i disoccupati nel 1951 sono oltre 30 mila, anche qui si hanno licenziamenti, discriminazioni per i militanti sindacali e i reparti confino, nei primi anni Cinquanta cresce l’emigrazione.
(1-continua)

Romeo Guarnieri, già insegnante di storia e filosofia in diverse scuole reggiane (Liceo Moro, Bus Pascal, Istituto D’Arzo), impegnato nel sindacato scuola della CGIL, di cui è stato segretario provinciale. Dopo il pensionamento è stato coordinatore per Reggio di Proteo Fare Sapere, agenzia riconosciuta dal Miur come soggetto qualificato per la formazione e promozione professionale del personale scolastico.
Ha svolto attività di ricerca storica, su temi di storia della scuola e di storia sociale, in collaborazione con Istoreco.
