Solo la definizione di una via è stata completamente cancellata, rimossa, a Reggio Emilia nel dopoguerra. E’ via Cavagni (in una foto d’epoca della Biblioteca Panizzi), o Cavagna, come la pronunciavano i reggiani. Cavagni era stato fascista? Manco per idea. Si scoprì che aveva commesso reati? Assolutamente no. Questa via è stata la poco edificante strada in cui si radunavano le prostitute e fino al 1958, anno della loro abolizione, erano ubicate le case chiuse, altrimenti bordelli o lupanare, come dir si voglia. Così si è pensato bene, negli anni Settanta-Ottanta, di abolire anche l’intestazione della via, rimessa a nuovo col più artistico nome di Giorgione, confondendo le vicende, tutt’altro che malfamate poi, visto i reati di oggi, con l’intestato.
Ma chi era il signor Cavagni? Costui faceva parte della famiglia Cavagni, forse l’intestazione, mancando del nome, era collettiva, “stimata famiglia gentilizia di Reggio Emilia dove essa si stabilì nel corso del Seicento”. In onore di questa famiglia, i reggiani vollero intestarle una via, via Cavagni, appunto. Mai avrebbero pensato che questo onore venisse messo in discussione da donne di facili costumi che l’avrebbero poi frequentata. La gentilizia famiglia reggiana seicentesca è stata equiparata ai meno gentili frequentatori di casini. E la via è così andata a puttane… Meglio il pittore della Venere dormiente, che il nome di tante veneri sveglie. Anzi, talmente sveglie, che dopo averle incontrate, era molto pericoloso aver dimenticato il portafoglio…

