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Parcheggi: continua la corsa contro il tempo, ma per arrivare dopo
di Giacomo Scillia
C’è una frase che dovrebbe far riflettere più del titolo stesso: “corsa contro il tempo”.
Perché quando una città arriva a parlare di parcheggi, gare, proroghe, società comunali e gestione della sosta come di una corsa contro il tempo, significa che il tempo, probabilmente, non è stato governato prima.
La vicenda della gestione dei parcheggi a Reggio Emilia non può essere liquidata come una normale questione tecnica o una pratica amministrativa. Non è soltanto una gara che scade, una proroga da predisporre, una società comunale da mettere in condizione di operare. È molto di più. È il sintomo di un modo di amministrare che troppo spesso arriva alle scadenze con il fiato corto, salvo poi presentare l’emergenza come se fosse una fatalità.
Ma le scadenze non piovono dal cielo. Non arrivano all’improvviso come un temporale di maggio. Sono scritte negli atti, nei contratti, nelle concessioni, nei calendari amministrativi. E se si arriva alla fine con la necessità di correre, prorogare, tamponare, allora una domanda va posta: perché non si è programmato prima?
La questione dei parcheggi è decisiva perché riguarda la vita reale della città. Riguarda chi abita o lavora in centro, chi ha un negozio, chi deve andare dal medico, chi accompagna un anziano, chi arriva da fuori, chi vorrebbe frequentare il centro storico ma spesso lo percepisce come complicato, costoso, poco accessibile. Riguarda la relazione concreta tra amministrazione pubblica e cittadini.
La sosta è il primo biglietto da visita di una città. Prima ancora di piazze, portici, musei, negozi, bar, e ristoranti. Se arrivare è complicato, se parcheggiare è difficile, se le tariffe sono percepite come penalizzanti, se le informazioni sono poco chiare, se i percorsi sono disordinati, se i parcheggi strategici non vengono inseriti dentro una vera visione urbana, allora il centro storico perde attrattività. E quando un centro storico perde attrattività, non basta più riempirsi la bocca con la parola “rilancio”.
Da anni sentiamo parlare di rilancio del centro, di mobilità sostenibile, di città più vivibile, di pedonalità, di qualità urbana, di rigenerazione. Tutto giusto, in teoria. Ma una città non vive di dichiarazioni d’intenti. Vive di scelte coerenti e servizi che funzionano. Vive anche di parcheggi ben gestiti, di trasporto pubblico efficiente, di una politica commerciale vera, non di slogan buoni per i convegni.
Il problema, a Reggio Emilia, è che troppo spesso si è data l’impressione di voler cambiare il modello urbano senza costruire davvero le condizioni perché quel cambiamento fosse accettato, compreso e sostenibile. Si è parlato molto di limitare l’auto, molto meno di offrire alternative realmente competitive. Si è parlato di centro storico, ma spesso lasciando i commercianti soli davanti al calo dei flussi, alla concorrenza dei centri commerciali, all’e-commerce, alla desertificazione progressiva di alcune vie. Si è parlato di sostenibilità, ma senza sempre spiegare come una persona anziana, una famiglia, un lavoratore, un cliente occasionale debbano concretamente muoversi.
Una città moderna non demonizza l’automobile per ideologia. La governa. La riduce dove è necessario, la organizza dove serve.
La integra con bus, biciclette, percorsi pedonali, navette, parcheggi scambiatori, tariffe intelligenti, abbonamenti equi, informazioni semplici.
La sosta non è il nemico della mobilità sostenibile. La sosta mal governata lo è.
E qui sta il nodo. Se il Comune vuole riportare sotto controllo pubblico la gestione dei parcheggi, attraverso una società comunale o una forma di gestione in house, ha pieno diritto di farlo. Ma deve dimostrare che non si tratta dell’ennesimo cambio di contenitore. Perché cambiare il gestore non basta. Il punto non è solo chi incassa, chi controlla, chi emette i ticket, ma quale progetto di città sostiene quella scelta?
Una società comunale può essere uno strumento utile. Ma può anche diventare una scatola nuova per problemi vecchi. Dipende da quali obiettivi ha, da quali competenze mette in campo, da quali risultati promette e soprattutto da come verrà misurata. Perché il pubblico non è automaticamente sinonimo di efficienza, così come il privato non è automaticamente sinonimo di qualità. La differenza la fanno la visione, il controllo, la trasparenza, la responsabilità.
Se il Comune gestirà direttamente o indirettamente i parcheggi, dovrà spiegare ai cittadini alcune cose semplici: quanto costa l’operazione, quali vantaggi porterà, quali rischi comporta, chi risponderà degli eventuali disservizi, quali tariffe saranno applicate, quali agevolazioni sono previste per residenti, lavoratori e commercianti, come verranno utilizzati gli introiti, quali investimenti verranno fatti, in quali tempi e con quali priorità.
Perché i cittadini non sono spettatori di una procedura amministrativa. Sono coloro che pagano, usano, subiscono o beneficiano delle scelte pubbliche.
Il tema della caserma Zucchi, del Park Vittoria, del Park Zucchi e delle aree strategiche attorno al centro storico è centrale. Sono cerniere urbane che possono decidere la facilità o la difficoltà di entrare in città. Infrastrutture che, se ben gestite, possono aiutare il centro; se gestite male, possono accentuarne l’isolamento.
La domanda è: Reggio Emilia vuole davvero un centro storico vivo o vuole semplicemente un centro storico raccontato bene nei comunicati? Perché un centro vivo non è una scenografia da mostrare nei giorni delle inaugurazioni. Un centro vivo è un luogo dove si arriva, si compra, si cammina, si lavora, si abita, si parcheggia, si sosta, si incontra, si torna. Se una parte della città viene resa troppo faticosa, troppo costosa o troppo incerta, le persone cambiano abitudini. E quando le abitudini cambiano, poi riportarle indietro è difficilissimo.
Il commercio urbano lo sa bene. Non basta dire ai cittadini: “Venite in centro”. Bisogna metterli nelle condizioni di venirci davvero. E questo non significa riempire il centro di automobili. Significa organizzare l’accessibilità, avere parcheggi chiari, puliti, sicuri, ben collegati, con tariffe comprensibili, segnaletica adeguata e percorsi pedonali decorosi. Significa pensare alla sosta come parte di un ecosistema urbano, non come un bancomat. Perché quando il cittadino percepisce la sosta come una tassa mascherata, il rapporto con la città peggiora.
Servono equilibrio e intelligenza amministrativa. Serve una politica tariffaria che tenga insieme rotazione, accessibilità, tutela dei residenti, sostegno al commercio, riduzione del traffico inutile e valorizzazione del trasporto pubblico. È difficile? Certo. Ma governare una città è difficile. Altrimenti basterebbe un regolamento e qualche cartello.
Il punto più grave, però, resta il metodo. Ancora una volta si ha la sensazione di un’amministrazione costretta a rincorrere una scadenza. E questa modalità produce sfiducia, perché il cittadino pretende di vedere che le cose importanti vengono affrontate per tempo.
La politica locale dovrebbe avere il coraggio di dire una cosa semplice: la gestione della sosta è una scelta strategica, non un fascicolo da chiudere. E come tale va discussa pubblicamente, non solo tecnicamente. Ascoltando davvero commercianti e residenti. Le categorie economiche devono poter valutare dati, numeri, scenari. Non basta convocare incontri quando le decisioni sono già sostanzialmente prese.
Reggio Emilia ha bisogno di una nuova grammatica della mobilità urbana. Non basta aggiungere qualche parcheggio, spostare qualche tariffa, cambiare qualche gestione. Bisogna chiedersi che ruolo deve avere il centro nei prossimi dieci anni. E dare risposte non ambigue.
Se vogliamo un centro vivo, allora la sosta deve essere alleata del centro, non ostacolo.
Se vogliamo meno auto, allora il trasporto pubblico deve essere realmente competitivo.
Se vogliamo più pedoni, allora i percorsi devono essere belli, sicuri, illuminati, curati.
Se vogliamo sostenere il commercio, allora l’accesso deve essere semplice.
Se vogliamo residenti in centro, allora non possiamo trattarli come intrusi nella loro stessa casa.
La sosta è politica urbana allo stato puro. Chi la considera una materia minore non ha capito come funziona una città. E allora ben venga una gestione pubblica, se saprà essere migliore. Ben venga una società comunale, se saprà essere efficiente, trasparente e responsabile. Ben venga una proroga, se serve davvero a non interrompere un servizio e non a coprire ritardi accumulati. Ma nessuno pensi di vendere ai cittadini come grande strategia quella che rischia di apparire come una soluzione d’emergenza.
La città ha bisogno di meno annunci e più programmazione. Il Comune, su questa partita, si gioca una parte importante della propria credibilità amministrativa. Perché i parcheggi non sono solo parcheggi. Sono il punto in cui si incontrano centro storico, commercio, mobilità, ambiente, sicurezza, bilanci pubblici e qualità della vita.
Se questa gestione sarà davvero pubblica, allora dovrà essere anche pubblicamente verificabile. Non fra dieci anni. Subito. Con obiettivi chiari: più efficienza, più trasparenza, più accessibilità, più attenzione al centro, più equilibrio tra esigenze ambientali ed esigenze economiche.
Reggio Emilia non ha bisogno di una sosta ideologica, ma intelligente. Non ha bisogno di rincorrere le scadenze, ma di anticiparle.
Perché una città che arriva sempre all’ultimo minuto non è una città veloce. È una città che ha perso tempo.
Giacomo Scillia, per 20 segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.