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Il Graffio. Se l’Arena da 100mila posti fosse un abbaglio
Qual è la vera Reggio? Quella principesca degli asili più belli del mondo iniziati da Luigi Roversi e poi specializzati da Loris Malaguzzi dal 1945 in poi, o quella dei concerti di Kanye West che ha esposto simboli nazisti?
E’ la città che rifiuta una sede a Casa Pound o quella che accoglie con tutti gli onori chi fa propaganda nazista ed é stato bandito da altri Paesi europei. E’ quella che ancora si vanta della relativa tranquillità (per la verità neanche tanta) nell’esagono storico o quella che invita Travis Scott che ha portato risse e feriti nell’ultimo concerto?
Il punto di fondo è che città vogliamo diventare. Costruire un’arena da centomila posti al Campovolo, scoperta, e con una programmazione limitata a soli tre mesi porta a un duplice rischio. Rischio di ordine pubblico, perché pochi complessi mondiali possono richiamare qui in città migliaia di persone e non tutte portano un’atmosfera di fraternità. Può girare la droga, la violenza, l’imprevisto. Inoltre, non tutte le band o i nomi internazionali sono disponibili a venire a Reggio, ed così che si capisce come da anni l’Rcf Arena concluda i suoi bilanci con un crescente passivo. Non a caso si passa da una gestione di eventi a un’altra senza riconoscere l’errore di fondo. Come spesso capita noi reggiani ci innamoriamo di un personaggio e lo seguiamo acriticamente. Fu così per Ligabue che al Campovolo portò oltre 160.000 persone.
Allora vale la pena attrezzarla quell’area, tanto non costa nulla. Diciamo che i soldi investiti sono stati oltre 11 milioni di euro, e la Coopservice ha fatto la parte del leone in accordo la giunta di Reggio Emilia. Di Ligabue ce n’é uno. E poi anche Ligabue passa, non essendo sempre lo stesso col suo carico di entusiasti proseliti. E così, dopo il sogno, ci si sveglia di botto, e ci si accorge che un’arena scoperta in Emilia può operare solo meno di tre mesi l’anno e, con tutti quei posti, è funzionale a un limitato numero di artisti, quelli che riempiono. Ed ecco che magari adesso si rimpiange il progetto di un nuovo e grande palasport da diecimila persone all’uscita della fermata dell’Alta velocità, che avrebbe, potuto essere attivo dodici mesi l’anno per centinaia di artisti da diecimila spettatori, oltre che servire al basket e alla pallavolo, che a Reggio Emilia non ha un luogo per esibirsi nella massima serie.
Insomma facevi uno e prendevi tre. Senza rischi, senza problemi di ordine pubblico, senza bilanci in passivo e senza svastiche.
(sr)