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Flop Arena, Cisl: fare piena luce su errori commessi e responsabili
Dopo la fallimentare stagione 2026 dell’Arena del Campovolo, conclusasi ancora prima di iniziare con la cancellazione di tutto il cartellone, ora ci si interroga sul futuro della struttura da oltre 100mila posti che di fatto ne fa uno dei catini più grandi e anche più vuoti d’Europa.
Abbiamo chiesto cosa ne pensi di questa vicenda, in cui tutta la città di Reggio è stata esposta a una brutta figura, a Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl Emilia Centrale.
Che cosa pensa della vicenda della Rcf Arena?
Penso che sia una ferita per Reggio Emilia. Non solo per l’annullamento degli eventi, ma per il modo in cui ci si è arrivati: con troppe zone d’ombra, troppe rassicurazioni generiche, la totale mancanza di coinvolgimento della città. Un giorno di febbraio ci hanno detto questo è l’evento, questi sono gli artisti, grazie e arrivederci. E dopo mesi di polemiche e inchieste, l’unica cosa chiara che è emersa è che pure le Istituzioni presenti a quel tavolo – Regione, Provincia e Comune – non conoscevano praticamente nulla. Lo hanno appreso in diretta.
Capisce che non è esattamente normale che, ad esempio, il presidente della Provincia venga fatto partecipare a una conferenza stampa e due minuti dopo spedisca una lettera chiedendo informazioni e garanzie.
La domanda centrale, allora, diventa cosa abbiamo imparato da questa brutta storia. Che la Rcf Arena non è uno spazio privato in mezzo al nulla: è un’infrastruttura costruita anche con soldi pubblici che incide sull’immagine, sull’economia, sulla sicurezza, sulla mobilità, sul lavoro e sulla reputazione di Reggio. Per questo abbiamo sempre detto che non poteva essere trattata come una questione privata. Tentare, all’inizio, di classificarla così è stato un grave errore di sottovalutazione da parte del Comune di Reggio.
Secondo lei ci sono stati degli errori nella programmazione degli eventi?
La sequenza dei fatti dimostra che è difficile pensare il contrario. Se si arriva alla cancellazione di eventi annunciati e venduti – peraltro con vendite molto al di sotto delle aspettative, riporta la stampa –, qualcosa evidentemente non ha funzionato.
Ora siamo in una fase molto delicata, nella quale bisogna evitare sia il processo sommario sia il gioco dello scaricabarile. Servono fatti, documenti, responsabilità chiare. Bisogna capire chi ha preso decisioni che hanno impattato non solo sul Festival ma su tutta la città di Reggio – questo è il nodo per il quale Cisl è intervenuta –, su quali basi, con quali valutazioni di sicurezza, con quali garanzie organizzative, con quali interlocuzioni istituzionali. La città non ha bisogno di retroscena o mezze frasi: ha bisogno di risposte precise.
È stato giusto puntare su artisti discussi come Kanye West e Travis Scott?
Un’arena internazionale può e deve cercare di ospitare artisti di fama mondiale, anche divisivi. Il punto non è fare la censura preventiva ma chiedersi se Ye, al secolo Kanye West, fosse la proposta migliore per l’Arena e per Reggio. E’ chiedersi se alle Istituzioni che erano presenti alla conferenza stampa di lancio fosse stato detto che, insomma, due o tre problemi pesanti di antisemitismo c’erano in quell’offerta artistica pensata per una città Medaglia d’Oro della Resistenza. E’ chiedersi quale sia il taglio di concerti migliori, business plan alla mano, per l’Arena ma anche per la città e il suo centro storico. E’ chiedersi perché è stata mal digerita la richiesta di Cisl e di Cisl Fp sullo stato dei lavori per il piano della sicurezza.
Il progetto della Rcf Arena andrà ripensato o crede che possa ancora funzionare così com’è?
Io penso che la Rcf Arena possa ancora essere una grande opportunità per Reggio in termini di posti di lavoro, indotto, immagine. Ci crediamo così tanto che più volte abbiamo preso posizione pubblicamente, per ottenere le risposte alle domande necessarie, anche quando queste hanno creato forte imbarazzo. Tanto è vero che qualcuno, infastidito, ha ritenuto di chiederci perché mai Cisl fosse così attenta all’evoluzione del Festival, se ci fossimo trasformati in una agenzia di spettacoli, dimostrando, con questo, di conoscere poco il funzionamento di un sindacato.
Non sfuggo alla sua domanda: l’Arena può essere una grande opportunità ma a condizione che il suo piano industriale sia trasparente e condiviso con la Comunità. Per tre ragioni. Primo: l’arena esiste anche grazie ai soldi pubblici investiti. Secondo: l’Arena funziona grazie a importanti investimenti di mezzi e di risorse pubbliche per il suo apparato di sicurezza. Terzo: l’Arena non deve essere un ufo scollegato dal resto della città. Deve concorrere alla sua crescita. A Ferrara i fan di Vasco hanno invaso il centro storico portando ai locali gli incassi di tre mesi in un solo pomeriggio; a Imola, con Cremonini tra qualche giorno, sarà la stessa cosa. E a Reggio che vogliamo fare?
Se l’ambizione è internazionale, internazionale deve essere anche il livello di programmazione, di sicurezza, di mobilità, di relazioni istituzionali, di impatto sul lavoro e sul territorio. Non basta avere uno spazio enorme. Serve una governance partecipata all’altezza.
Non è troppo grande un’Arena da 100mila posti per Reggio? Una domanda che aggiunge anche un altro punto interrogativo sulla sua origine: è un progetto con tutte le carte in regola per le ambizioni manifestate?
È una domanda legittima, che oggi non può più essere liquidata come polemica.
Vorrei ricordare che alcuni eventi del recente passato – Ligabue, Rammstein, Ac/Dc, Pinguini Tattici Nucleari, Harry Styles – sono stati successi enormi che hanno riempito l’Arena, a dimostrazione del fatto che quando i progetti sono ben strutturati l’Arena e la città riescono ad assorbirli alla grande.
Dopodiché, vero è che un’Arena da 100mila posti non è una semplice location: è una scelta strategica di città. Se si decide di avere un’infrastruttura di quella dimensione, bisogna dimostrare di avere anche tutto il resto: accessi, trasporti, parcheggi, piani di emergenza, servizi, personale, rapporti con le istituzioni, capacità di gestione dei flussi, sostenibilità economica e sociale. Se questi elementi non sono proporzionati all’ambizione, allora il problema non è solo l’evento saltato: è il modello complessivo che va verificato. Non per distruggere l’Arena, ma per metterla finalmente in sicurezza dal punto di vista industriale, sociale e reputazionale. Quando il sindaco Vecchi lanciò e portò a casa l’Arena, mi pare che tutto questo fosse stato messo in conto. E, allora, dobbiamo chiederci: cosa è venuto a mancare, nel frattempo?.
Pensate di aprire un tavolo di crisi in Regione?
Noi pensiamo che un confronto istituzionale serio sia necessario. Bene ha fatto il sindaco Massari a richiamare la necessità di un tavolo con la Regione. Cisl, però, evidenzia che prima di arrivare davanti alla Regione, per evitare che il confronto si riduca ad una mera richiesta di nuovi investimenti pubblici, occorre tirare una riga con una grande operazione trasparenza, che faccia luce su tutto quello che è successo, sugli errori commessi e da chi. E so benissimo che questo è il tasto dolente, che a Reggio taluni fanno fatica ad affrontare. Non possiamo permetterci che questa vicenda venga archiviata con qualche comunicato e un po’ di imbarazzo. Qui ci sono ricadute sull’immagine di Reggio, sulle imprese, sui lavoratori, sull’indotto, sul turismo, sulla credibilità di una infrastruttura costruita con grandi aspettative. Per ora, evaporate.
Il presidente di C.Volo non si presenterà in Commissione consiliare per dare spiegazioni. Cosa ne pensa?
Parto da una premessa essenziale: oggi l’unica e prima occasione di confronto vero su quel che è successo si è resa possibile grazie alla Cisl, che ha proposto una Commissione a tutte le forze politiche che siedono in Consiglio comunale. Questo, a casa nostra, significa servire la comunità.
Registriamo che solo l’opposizione ha raccolto questo invito e che, diciamo, da più parti ci era giunto il suggerimento di lasciar perdere: saltati i concerti, ci spiegavano, non aveva senso fare la Commissione. Un argomento che dimostra il livello non maturo di alcune riflessioni: a maggior ragione dopo il disastro che è successo, occorre confrontarsi. Per imparare dagli errori e proteggere Reggio e la sua Arena. Il rifiuto del presidente di C.Volo Cattini, (poi è arrivato il dietrofront) una delle figure che la Commissione voleva audire, è un brutto messaggio inviato alla Commissione che rappresenta il Consiglio comunale di Reggio, nel quale siedono gli eletti dai cittadini e i cittadini hanno diritto di sapere. Vorrei essere molto chiara: nessuno chiedeva processi pubblici o gogna mediatica. Solo spiegazioni, assunzione di responsabilità, chiarezza sui passaggi che hanno portato alla cancellazione degli eventi e sulle condizioni per ripartire. Sottrarsi al confronto richiesto dalla più importante istituzione del territorio rischia di aumentare la sfiducia mentre, in questo momento, servirebbe esattamente il contrario: trasparenza, presenza e responsabilità. E mi aspetto che l’amministrazione comunale scelga di esprimersi con estrema chiarezza, senza timori reverenziali.
(Ferruccio Del Bue e Glauco Bertani)