L’era Del Grosso (1953/54 – 1968)
In piena “paura rossa” nell’estate del 1953 quando la guerra di Corea viene cristallizzata dall’armistizio, la Reggiana deve ripartire da dove non era mai stata, cioè dalla IV Serie. Sono gli anni che al mondo regalano il rock and roll e alla Reggiana l’epopea di Luigi Del Grosso che in otto anni sulla panchina granata centra due promozioni ed arriva a sfiorare la Serie A.
L’era Del Grosso.
Con la rovinosa caduta in IV Serie la Reggiana riparte dal presidente Del Conte, da Lari, Visconti e da Regolo Ferretti, affidando la squadra alla vecchia gloria Alcide Violi. Il primo campionato di IV Serie è sì di vertice, ma non abbastanza per inserirsi davvero nella lotta per la promozione, tanto che nell’estate del 1954 la Reggiana affida la guida tecnica della squadra a Luigi Del Grosso destinato a scrivere pagine indelebili nel gran libro della storia granata.
Al secondo anno da allenatore della Reggiana Del Grosso riesce finalmente a riportare i granata in Serie C. La prima sconfitta arriva solo alla 23° giornata, dopo ben 17 vittorie e 5 pareggi, la Reggiana segna reti a grappoli e vince il campionato senza grossi affanni. Però per poter essere promossi occorre vincere lo spareggio contro il Bolzano. La gara di andata del 27 maggio al Mirabello – che viene filmata e trasmessa anche al cinema – è una sofferenza, ma a tre minuti dal termine Catalani serve Mazzucchi che segna la rete della vittoria che verrà confermata e bissata la settimana successiva a Bolzano questa volta grazie alla rete di Cappi. Finalmente la Reggiana lascia la IV Serie e torna in Serie C.
Dopo un’ottima annata di assestamento in Serie C, la Reggiana nel 1957/58 vince il campionato e centra così la promozione in Serie B, la seconda promozione di Del Grosso in 4 anni che gli vale l’assegnazione dell’importante premio del “Seminatore d’oro” come migliore allenatore della Serie C. L’entusiasmo è alle stelle, la Reggiana per il ritorno in Serie B allestisce una squadra che partita per salvarsi sarà la rivelazione del torneo. Quell’anno si forma la coppia del gol Pinti-Pistacchi: i due realizzano ben 25 reti e permettono alla Reggiana di chiudere con un sorprendente 4° posto in classifica, a cinque punti dal Palermo, promosso in Serie A.
Quelli sono anni di altissima Serie B per la Reggiana, con un parco giocatori di tutto rispetto. Del Grosso non solo è bravo ad allenare la squadra, ma anche bravissimo a pescare nel “mercato” i giocatori giusti. Sono gli anni del “professore” Catalani, di Pistacchi, Tribuzio, Pinti, Greatti e Martiradonna (questi ultimi vinceranno lo scudetto a Cagliari nel 1970).
Esperienze internazionali.
L’estate del 1960 regala alla Reggiana un fascinoso palcoscenico internazionale.
Nel giugno 1960 la Reggiana viene iscritta dalla Lega Calcio alla Coppa dell’amicizia tra squadre italiane e francesi. La Coppa dell’Amicizia consisteva in un insieme di competizioni per club che iniziata nel 1959 andrà avanti sino a fine anni Sessanta. Il regolamento è semplice: le 16 italiane sfidano le 16 francesi in gara di andata e ritorno, vince il torneo la nazione che totalizza il maggior numero di punti.
La Reggiana viene accoppiata al Genoble, con la partita di andata fissata in Francia per il 12 giugno. Partita da Reggio in treno alle 8 del mattino del 11, la comitiva granata arriva nella città transalpina alle 22. Dopo un buon primo tempo nel quale la Reggiana riesce a tenere testa ai francesi, nella ripresa il Genoble dilaga e vince 5 a 2. [ FOTO GERENOBLE GAZREG 25,06,60 ] Il 26 giugno alle ore 21 al Mirabello si gioca il ritorno. La Reggiana si porta sul doppio vantaggio sul finale del primo tempo, ma alla fine il Grenoble riesce proprio all’ultimo minuto ad agguantare la rete del 2 a 2 definitivo.

In campionato la Reggiana è ormai stabilmente nei quartieri alti della Serie B, tanto che alla dirigenza e ai tifosi la voglia di provare il “grande salto” viene eccome. La stagione 1961/62 potrebbe coronare il sogno, sarà invece un incubo. Dopo una partenza sprint la Reggiana frena e lentamente precipita verso il baratro. A nulla valgono le dimissioni di Del Grosso, che lascia dopo 8 anni meravigliosi: Catalani si infortuna e la luce si spegne definitivamente.
La Reggiana retrocede in Serie C.
The swinging sixties.
Gli anni del Beat, delle grandi istanze sociali, dei movimenti giovanili, dei Beatles, della Crisi dei missili a Cuba e del pacifismo, gli anni di Kennedy, Martin Luther King, gli anni di corse alla Luna e corse ai consumi del “boom” economico. Gli anni delle Coppe dei Campioni, della “Grande Inter”, di Bobby Charlton e di Pelè. E della Reggiana di Dante Crippa, perché no. Tornata in cadetteria nell’estate del 1964 con il giovane Cadè in panchina e Del Grosso che fa il suo ritorno a Reggio come direttore tecnico, la Reggiana gioca ben 6 campionati consecutivi in Serie B.
La stagione 1963/64 è a dir poco trionfale: primo posto con 13 punti di vantaggio sulla seconda, 60 reti segnate contro le 12 subite in 34 gare, 22 vittorie e 1 sola sconfitta patita a Lodi il 12 aprile contro il Fanfulla dopo una striscia di ventotto giornate. Insomma, un trionfo.
Con la seconda metà degli Anni Sessanta la Reggiana si insedia stabilmente nei quartieri altissimi della Serie B. Nel 1966/67 soltanto la riforma dei campionati che viene attuata quell’anno impedisce alla Reggiana di approdare in serie A. Al termine della stagione, infatti, in Serie A è previsto che salgano soltanto le prime due e la Reggiana si piazza al terzo posto, dietro le corazzate Sampdoria e Varese. C’è amarezza, ma i tifosi trovano il loro nuovo mito: Dante Crippa. Funambolico e fantasioso attaccante, già alla Juventus e alla SPAL, “Crippa show” diventa l’appuntamento domenicale per un Mirabello sempre strapieno. L’anno successivo si punta alla promozione, ma un calo nel finale impedisce ai granata di raggiungere l’obiettivo, arrivando a soli tre punti dal terzo posto che quell’anno torna a regalare la promozione. La società non demorde e punta con decisione al salto di categoria anche nella stagione 1968/69. Rainero Lombardini va ad affiancarsi a Degola, Visconti e Lari e sul mercato si fanno le cose in grande. Sarebbe una stagione trionfale, peccato per il finale. Alla vigilia dell’ultima giornata Brescia e Bari hanno 46 punti, 45 i granata. Il Brescia vince facile la gara casalinga contro il Padova e al Bari basta lo 0 a 0 di Monza per staccare i granata – che pareggiano 1 a 1 a Roma contro la già promossa Lazio – di un solo, minuscolo, ma decisivo punto.
La gara di Roma regala anche un’ulteriore beffa ai granata. Gli ultimi minuti vengono giocati con i tifosi laziali che invadono il campo, la Reggiana sporge reclamo, ma l’arbitro nel referto riporta che tutto si è svolto regolarmente e quindi il risultato è omologato.
Alla Reggiana non resta che annegare nei rimpianti.
Reggiana. La guerra e poi lo storico triumvirato Visconti, Lari, Degola
Reggiana story: ruggenti anni Venti, poi per dieci impantanati in C (2)
Reggiana in C, ma la favola continua. C’era una volta nel 1919…
(Continua – 4)

Alessandro Bassi nasce a Reggio Emilia nel 1973.
Saggista, fa parte della Società Italiana di Storia dello Sport.
Nel 2014 ha aperto il blog di divulgazione storica “Storie di football perduto”:
www.storiedifootballperduto.blogspot.com
