Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Centro storico, il grande assente: le associazioni del commercio
di Giacomo Scillia
A Reggio Emilia il centro storico continua a essere trattato come un problema a pezzi: una via, una piazza, un mercato, un comitato, una protesta, una lamentela, una riunione. Tutto vero, tutto legittimo, tutto comprensibile. Ma una città non si governa a pezzi. E soprattutto non si difende a pezzi.
I comitati dei cittadini e dei commercianti fanno quello che possono. Spesso nascono dalla fatica quotidiana: una vetrina spenta, una strada vuota, un angolo degradato, una serranda che si abbassa, una piazza che non porta più gente ma solo problemi. Sono presìdi importanti, perché vedono la realtà prima dei comunicati ufficiali. Però hanno un limite naturale: rappresentano pezzi di città, non l’intero disegno urbano.
Un comitato può difendere una via. Può denunciare un problema. Può chiedere più sicurezza, più pulizia, più luce, più attenzione. Ma non può sedersi da solo al tavolo con una giunta e ridisegnare la funzione del centro storico. Non può imporre una visione complessiva su commercio, mobilità, parcheggi, eventi, residenzialità, sicurezza, arredo urbano, affitti, aperture serali, attrattività culturale e politiche fiscali.
Per questo dovrebbero esistere le associazioni del commercio.
Dovrebbero.
Il problema è che oggi, sul centro storico di Reggio Emilia, le associazioni di rappresentanza sembrano politicamente non pervenute. Non basta mandare una nota ogni tanto. Non basta comparire quando c’è da benedire un’iniziativa. Non basta stare in fotografia. Una vera associazione di categoria deve avere una linea, una piattaforma, una proposta, una capacità di trattativa. Deve saper dire alla giunta: “Questa è la nostra idea di città, questi sono i punti non rinunciabili, questi sono i tempi, questi sono gli impegni che chiediamo”.
Invece la sensazione è che il commercio reggiano venga lasciato a una somma di solitudini. Ogni strada si arrangia. Ogni bottega spera. Ogni comitato protesta. Ogni residente si lamenta. Ogni assessore ascolta, annuisce, promette, rimanda. Ma manca il soggetto che tenga insieme tutto.
Manca una cabina di regia vera.
Manca una rappresentanza forte.
Manca una voce che non si limiti a chiedere qualche fioriera, qualche evento estivo, qualche pattuglia in più o qualche panchina colorata. Il centro storico non si salva con la cosmetica urbana. Non si salva con due serate di musica e tre locandine. Non si salva facendo finta che basti “animare” una città che, prima di tutto, va ripensata.
Il centro storico deve tornare a essere una destinazione. Non solo un luogo dove si passa, ma un luogo dove si decide di andare. Per riuscirci servono parcheggi ragionati, accessibilità intelligente, sicurezza percepita e reale, decoro costante, illuminazione adeguata, eventi non improvvisati, affitti compatibili con il commercio, residenzialità viva, controlli seri, regole chiare e una programmazione che duri più di una stagione.
Questo lavoro non lo possono fare i comitati da soli. I comitati possono accendere il campanello d’allarme. Ma poi serve qualcuno che trasformi l’allarme in proposta politica, economica e amministrativa.
E quel qualcuno dovrebbe essere il sistema associativo del commercio.
Se le associazioni non occupano quello spazio, lo spazio resta vuoto. E quando lo spazio della rappresentanza resta vuoto, la città viene decisa da altri: dalla burocrazia, dalla giunta, dagli uffici, dagli eventi calati dall’alto, dalle emergenze del momento, dai progetti scollegati tra loro.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un centro storico che procede per rattoppi. Una piazza oggi, una via domani, un bando dopodomani, una polemica il mese prossimo. Nessuna visione lunga. Nessuna idea forte. Nessun patto vero tra amministrazione, commercianti, residenti, proprietari immobiliari e mondo culturale.
E allora bisogna dirlo con chiarezza: i comitati non sono il problema. Anzi, spesso sono l’unico segnale di vita. Il problema è che i comitati vengono lasciati soli perché chi dovrebbe rappresentare il commercio nel suo insieme ha smarrito peso, voce e funzione.
Una città seria non può chiedere ai piccoli commercianti di salvarsi da soli. Non può chiedere a una via di inventarsi il futuro. Non può scaricare sui singoli negozianti il fallimento di una strategia urbana che non c’è.
Le associazioni del commercio devono scegliere: tornare a essere soggetti di rappresentanza vera oppure accettare di diventare semplici presenze decorative nel salotto istituzionale.
Perché il centro storico non ha bisogno di accompagnatori silenziosi. Ha bisogno di qualcuno che batta i pugni sul tavolo, con educazione ma con fermezza. Qualcuno che sappia dire alla giunta che Reggio Emilia non può vivere di annunci, inaugurazioni e manutenzione dell’esistente.
Serve una visione generale. Serve una trattativa vera. Serve una piattaforma cittadina. Serve una rappresentanza che rappresenti davvero.
Altrimenti resteranno solo i comitati, generosi ma insufficienti, a difendere pezzi di città mentre il quadro generale continua a sbiadire.
E una città che perde il suo centro non perde solo negozi.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario aggiunto di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.