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Bosco Ospizio. Reggio Civica: si guarda al profitto a discapito di un bene comune
Reggio Civica con gli avvocati Giovanni Tarquini, Carmine Migale e Matteo Marchesini prende posizione sulla querelle “bosco Ospizio”- centro commerciale Conad.
Secondo i tre avvocati “nessuno mette in discussione il valore della presenza di una Casa di comunità, una farmacia, una biblioteca e quant’altro di utile al quartiere in quanto di interesse pubblico”, quello che contestano, invece è il doppiopesismo dell’Amministrazione comunale che da una parte tollera “l’occupazione abusiva da ben 23 di un edificio pubblico da parte degli attivisti di Aq16”, dall’altra sostiene “un’impresa privata (Conad) che querela i cittadini che chiedono di salvare un’area verde indispensabile per la città. Evidentemente nella città delle persone alcuni reati valgono più di altri”.
Risultato. Secondo Tarquini, Migale e Marchesini si “nasconde il favore che, ancora una volta, viene elargito a un soggetto privato. Un soggetto economico che, per definizione, non ha tra le proprie priorità la tutela dell’ambiente, bensì, per definizione giuridica, il profitto”.
“Ma – concludono i tre avvocati – stiano attenti ai prossimi passi, perché i cittadini sono stanchi e tanti di loro sono anche arrabbiati. A Reggio Emilia urge una visione d’insieme che guardi con equità e coerenza al futuro ai reali bisogni della gente e alla qualità della vita delle persone perbene. Noi continueremo a fare la nostra parte, al fianco dei reggiani”.
Parole queste riprese da Giulia Saija (Juli Etta Såijå) su ‘Pagine ambientali’ di Facebook che ringrazia gli avvocati Giovanni Tarquini, Carmine Migale e Matteo Marchesini, chiedendo loro “di essere al nostro fianco e fare la vostra parte (…) per mettere in pausa i lavori e permettere a periti e docenti di accedere all’area per effettuare una perizia”.
La richiesta di Giulia Saija si basa anche sul Green deal e de Nature Restoration Law, “un piano che pone obiettivi reali e stringenti di protezione e ripristino ecologico, da attuarsi anche in ambiente urbano. Il Bosco Ospizio è un ecosistema urbano e come tale andrebbe trattato da tutti gli attori coinvolti, Tar compreso”.
Ma “nel caso del bosco di Ospizio, la situazione è diversa”, scrivono i tre avvocati. “Il Nature Restoration Law, che lei cita – precisano Tarquini, Migale e Marchesini – è un provvedimento del Consiglio d’Europa che fornisce ai singoli Paesi le indicazioni per restaurare le biodiversità e ristabilire gli equilibri tra gli organismi viventi in contesti già degradati. In sostanza, ha l’obiettivo di ripristinare un livello adeguato di funzionamento dell’ecosistema danneggiato dall’azione umana o addirittura distrutto. Cosa diversa è la cosiddetta riabilitazione, anch’essa prevista nello stesso provvedimento, che ristabilisce un livello adeguato di funzionamento dell’ecosistema senza per questo ricostituire necessariamente le sue condizioni originarie, in sostanza adeguandolo alla situazione. Sono due criteri e indicazioni molto importanti che sicuramente impongono comportamenti di responsabilità da parte degli Stati e degli Enti pubblici”.
Per Tarquini, Migale e Marchesini ll Comune non avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per arginare o bloccare il progetto del Conad perché, per esempio, un “ricorso al Consiglio di Stato” avrebbe “potuto dare nuove indicazioni e, chissà, forse anche ribaltare le determinazioni del Tar su questi insuperabili diritti acquisiti”.
Nell’esprimere piena solidarietà alla “resistenza della cittadinanza, che “dovrebbe essere motivo di reazione e atteggiamento ben diverso da parte di chi amministra la città”, i tre avvocati concludono affermando che “l’obiettivo, ancora raggiungibile nonostante tutto, è cercare di riparare all’errore, pur mai ammesso, di chi vent’anni fa ha fatto scelte ben poco lungimiranti e che ora suggerisce ai suoi successori di travestirle di un nobile interesse pubblico (casa della comunità, biblioteca, ufficio dei servizi sociali). È noto che anche questo non è stato previsto, come cercano di fare credere, per bontà d’animo di Conad, ma a un prezzo salato che ricadrà anch’esso sulle spalle dei cittadini. In conclusione, il nostro ruolo è esercitabile in Consiglio comunale e muovendo l’opinione pubblica verso la verità delle cose. Fino a che a Reggio non ci sarà un vero cambiamento politico, e per quello si deve passare dalle cabine elettorali, di più non possiamo fare”.