Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Via Emilia Porta Santo Stefano, l’ingresso di Reggio è da rifare
di Mauro Del Bue
Usiamo le parole che tutti a Reggio dicono ma che nessuno scrive. L’ingresso della via Emilia da ovest, zona Santo Stefano, fa schifo. E mi meraviglio che il Comune non abbia posto rimedio alla realizzazione di un progetto strampalato e offensivo della sensibilità dei reggiani.
Quello che urta di meno è la scultura di Gerra, che hanno fatto diventare un grande scultore mentre era un pittore bravo ma non di livello nazionale. Ma le generose donazioni della moglie di lui valgono un qualche riconoscimento nella provincia di Mazzacurati. A Parma l’ingresso del centro storico è anticipato da una tradizionale fontana. A Reggio siamo più avanti. E procediamo con la modernità.
Immeditamente dopo ci si imbattte in due muraglioni in cemento sporchi assai e in uno con inserimento di un bagno pubblico. Che serve, ma all’ingresso della città servirebbero più i monumenti storici delle latrine che non sono una nostra esclusiva. Se si volevano ricordare le vecchie mura bisognva costruirle in sassi com’erano e non in cemento. Ma qui tutto è cementificato. Ci sono alcune bare o panchine in cemento, un bar cementificato.
E la gente pare che non passi più di lì per paura di essere cementificata anch’essa. A cosa servano i panconi a forma di bare non è dato sapere. D’estate non si siede nessuno perché le bare cementificate bruciano e le persone rischiano di incenerirsi prima della morte.
D’inverno gelano e chi si mette seduto rischia di ghiacciarsi e di diventare un pesce congelato. E poi a filo della via Emilia chi si siede col rischio di essere investito e con la certezza di essere sopraffatto dai gas di scarico dei tram?
Nello spazio a sinistra, primo edificio di accoglienza al centro storico di Reggio, ecco che si erge uno stabile ormai marcescente a cui nessun bonus, neanche del 110/100, è riuscito a far breccia nella volontà di restaurarlo.
Il Comune poteva insistere se non costringere per decoro urbano al rifacimento della facciata. O individuare un soggetto interessato all’acquisto. E che dire poi di una insegna penso sopravvissuta come le anfore romane ed etrusche al tempo dei tempi e cioè la scritta dell’autoscuola Gianferrari anche da me frequentata nel 1970 almeno 56 anni fa.
Un quadro non edificante, dunque. Cosa fare adesso. Abbattere i due muraglioni che non hanno senso alcuno e men che meno storico e allungare il prato verde fino al confine della via Emilia costellato da stradine in sabbia o ghiaia. Ricostruire il bar in vetro e rifare la facciata della casa in rovina. L’autoscuola Gianferrari può aspettare tempi migliori per avere un encomio al servizio recato alla città. E coloro che vengono da Parma, città ducale e di Maria Luigia, possono trovare un’accoglienza meno edificante per loro e più soddisfacente per noi.