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Costituenti reggiani. Ruini, presidente della Commissione dei 75
Erano 8 i reggiani che presero parte all’Assemblea Costituente (556 deputati) che si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 a Palazzo Montecitorio con il compito specifico di redigere una nuova Costituzione per lo Stato. La sesta riguarda Meuccio Ruini, contadino, socialista e partigiano di Massenzatico. Ripercorriamo qui sotto la loro vita con delle brevi schede.
Ruini Bartolomeo detto Meuccio (Reggio Emilia 14 dicembre 1877 – Roma 6 marzo 1970)
Nasce a Reggio Emilia il 14 dicembre 1877. Nel 1903 si laurea in giurisprudenza all’Università di Bologna. L’anno successivo si trasferisce a Roma, dove ottiene un impiego presso il ministero dei Lavori pubblici. Inizia allora la sua carriera nell’amministrazione dello Stato, che lo porterà nel 1912 a essere nominato direttore generale dei servizi speciali per il Mezzogiorno.
Parallelamente inizia la sua attività politica: nel 1904 aderisce al Partito radicale; nel 1907 diventa consigliere comunale a Roma e provinciale a Reggio Emilia; nel 1913 viene eletto deputato; l’anno successivo è nominato consigliere di Stato.
Nel 1915 parte volontario per la prima guerra mondiale. Alla fine del conflitto, riceve la medaglia d’argento al valor militare.
Nel 1919 viene rieletto alla Camera e chiamato a far parte del governo Orlando, come sottosegretario all’Industria, Commercio e Artigianato, poi di quello Nitti come ministro delle Colonie, infine dell’ultimo ministero Giolitti, come vice presidente commissione finanze.
Si oppone all’ascesa del fascismo, firmando il manifesto liberale di Giovanni Amendola. Nel 1927 rifiuta la proposta di incarico ministeriale da parte di Mussolini. Si rifiuta inoltre di giurare fedeltà al fascismo, subendo l’estromissione dagli incarichi pubblici.
Nel 1942 fonda in clandestinità il partito della Democrazia del lavoro. Dopo la caduta del fascismo, è tra i fondatori del Cln. Negli anni della guerra è nominato ministro della Ricostruzione dei governi Bonomi e Parri.
Nel 1946 è eletto deputato all’assemblea costituente, nella quale assume la carica di presidente della Commissione dei 75 incaricata di redigere il testo della Costituzione. Nel 1948 è nominato Senatore di diritto. Nel 1953 si trova a presiedere il Senato per 3 giorni, durante le discussioni che portano all’approvazione della legge elettorale passata alla storia come “legge truffa”. Alle elezioni indette immediatamente dopo, sceglie di non candidarsi.
Nel 1963, l’allora presidente della Repubblica Segni lo nomina senatore a vita. Muore a Roma il 6 marzo del 1970.
(Si ringrazia Marco Marzi, autore delle schede)
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