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Polemica su Reggio Children, gli educatori israeliani prendono tempo
La visita di circa cento insegnanti delle scuole ebraiche provenienti da Israele, prevista dall’11 al 16 ottobre al Centro internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia, nell’ambito del percorso di formazione “Reggio Emilia Approach”, ha provocato una polemica politica. La Cgil reggiana, Alleanza verdi e sinistra, Rec (Reggio Emilia in Comune) e Possibile hanno chiesto l’annullamento della visita annunciando che martedì 6 ottobre saranno presenti all’assemblea pubblica organizzata dagli spazi sociali reggiani al Desu (Dipartimento educazione e scienze umane) dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Italia Viva, in una nota diffusa dalla presidente reggiana Maura Maghi nel suo profilo fb, si è espressa favorevolmente alla presenza degli insegnanti delle scuole ebraiche.
“Non sono dirigenti né rappresentanti di istituzioni e di scuole” – scrive l’istituzione reggiana in una nota diffusa, nella giornata di ieri, domenica 4 ottobre – perché “Reggio Children non accoglie scuole: accoglie persone, che partecipano alla formazione a titolo personale e di cui il Network si è fatto garante”.
In questa atmosfera politica surriscaldata nel comunicato inviato alla stampa Reggio Children precisa che al termine di un confronto con i rappresentanti dell’istituzione reggiana “il gruppo di studio di insegnanti, educatrici e educatori di scuole ha chiesto ancora qualche giorno per valutare le condizioni in cui la visita si svolgerebbe. Gli insegnanti seguono passo passo il dibattito di questi giorni e conoscono le condizioni e i chiarimenti chiesti dal sistema educativo reggiano, nel confronto avviato con loro da tempo. Tutto il network di Reggio Children ha sottoscritto integralmente la carta “Per una educazione democratica e partecipata” che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione, in qualunque paese”.
“Reggio Children rispetterà la scelta del gruppo – prosegue la nota – e la renderà nota non appena sarà presa. La questione aperta riguarda le condizioni. È difficile immaginare che una visita di formazione possa svolgersi con la serenità che l’educazione richiede, tra presìdi e ingressi sotto sorveglianza. Qualunque sia l’esito, non sarà la vittoria di nessuno. Nessuno vince quando un’insegnante deve rinunciare a entrare in una scuola”.
Il viaggio dei circa cento insegnanti “nasce dal desiderio di ragionare sui propri contesti educativi e su come vi possano trovare posto i valori del Reggio Emilia Approach®: la partecipazione, il valore delle differenze, l’inclusione, il dialogo a partire dalla quotidianità delle scuole e dei nidi. E dal bisogno di una solidarietà professionale, come per molti di coloro che arrivano al Centro Malaguzzi. Da qualunque scuola provengano, desiderano uscire dalla solitudine in cui spesso si insegna. In alcuni luoghi più che in altri”.
“La carta ‘Per una educazione democratica e partecipata’ – scrive Reggio Children – è il risultato di un lavoro che l’Istituzione Scuole e Nidi d’Infanzia del Comune di Reggio Emilia, Reggio Children e Fondazione Reggio Children conducono da oltre un anno e mezzo. E che non si fermerà. È stata presentata al tavolo diritti e pace, per spiegare che il processo di accoglienza non è frutto di una decisione estemporanea, ma è parte di un percorso non facile, a partire dalla necessità di costruire il dialogo sulla base di principi condivisi ai quali nessuno vuole rinunciare. La carta sarà proposta a chiunque venga a Reggio Emilia per conoscere il Reggio Emilia Approach®, proprio per chiamare a un’assunzione di responsabilità chiunque collabori con il sistema educativo reggiano. Il Network internazionale di Reggio Children l’ha già accettata in tutte le sue parti. Alla base c’è una scelta condivisa con l’Amministrazione comunale. Il dialogo con chi arriva da Paesi in guerra non si interrompe, ma si fonda su principi espliciti e sottoscritti. Tra questi, l’impegno a tenere le scuole fuori da ogni militarizzazione.
Reggio Children sottolinea il fatto che “non sono in corso collaborazioni con istituzioni israeliane. Tra quelle attive ci sono invece la collaborazione con il Parents Circle – Families Forum, organizzazione israelo-palestinese di famiglie che hanno perso un familiare nel conflitto e lavorano insieme per il dialogo e la riconciliazione, e quella con la municipalità di Beit Jala, in Cisgiordania, città gemellata con Reggio Emilia. Il sindaco Vladimir Kharoufeh ha visitato il Centro Malaguzzi il 29 settembre, e in quell’occasione è stata ribadita la volontà di proseguire le collaborazioni esistenti e di avviarne di nuove. Il principio è lo stesso in ogni direzione: tutti i bambini, in ogni parte del mondo, hanno gli stessi diritti. Il diritto alla vita, e quello a un’educazione di qualità, che passa anche dalla formazione di chi insegna e dalla possibilità di non farlo da soli”.
La Cgil reggiana, nei giorni scorsi ha pubblicato una comunicato stampa in cui in premessa ricorda il 3 ottobre 2025 quando “25mila reggiane e reggiani davano vita a una delle più imponenti manifestazioni degli ultimi cinquant’anni nella nostra città. Si scioperava e si manifestava in solidarietà con la Global Sumud Flottilla e contro il genocidio in corso a Gaza. A distanza di un anno, purtroppo, la tragedia non è finita.
Alla luce di questa situazione la notizia che Reggio Children si appresti ad accogliere una delegazione di insegnanti israeliani, la nota della Cgil provinciale prosegue sostenendo la necessità “che questa visita venga annullata, perché “al di là del merito e dei contenuti della partnership, esiste un tema di opportunità e di coerenza con la posizione che Reggio Emilia ha assunto con grande chiarezza nell’ultimo anno. Di fronte a decine di migliaia di vittime innocenti, tra cui un numero drammaticamente elevato di bambini, non possono esistere zone franche. Chi si rende responsabile di violazioni del diritto internazionale e del diritto umanitario deve essere isolato. Se non si riesce a farlo sul piano politico ed economico, occorre interrogarsi anche sulle responsabilità e sulle relazioni sul piano culturale, diplomatico e istituzionale. Reggio Emilia ha scelto da che parte stare. Lo ha dimostrato un anno fa con 25 mila persone in piazza e lo ha ribadito in molte altre occasioni. Le ambiguità non giovano alla causa del popolo palestinese. Al contrario, anche piccoli gesti, quando assumono una forte valenza politica e simbolica, possono contribuire a tenere alta l’attenzione, a svegliare le coscienze e a isolare chi, da troppo tempo, ignora i principi fondamentali del diritto internazionale e del diritto umanitario”.
Di taglio totalmente opposto il comunicato di Maura Manghi, presidente reggiana di Italia Viva. Scrive: “Sono insegnanti che vogliono portare ai bambini che devono educare i principi delle nostre scuole. Principi non solo educativi in senso stretto, ma anche esempi di integrazione, di tolleranza, di democrazia. Proprio per questo dovrebbero essere accolti a braccia aperte, cercando di creare quei canali di collaborazione e comunicazione che soli possono portare ad una maggiore comprensione ed alla fine della violenza. La stessa laicità ideologica del Reggio Emilia Approach dovrebbe essere una garanzia. Non è certamente il metodo della Cgil quello giusto per fermare l’odio, la violenza e l’incomunicabilità fra i popoli”.