Duecentosettantamila Euro per colorare la pista ciclabile, rifare i cordoli delle aiuole e riordinare cestini e portabici. È la sintesi del più recente intervento annunciato il 7 ottobre scorso dal Comune per via IV Novembre, parte di un più complesso piano di riqualificazione del quartiere. È lo stesso Comune a precisare che il progetto “non modifica l’assetto complessivo del viale”. Dall’8 ottobre la Polizia locale ha rimosso 41 telai di biciclette abbandonate tra piazzale Marconi e l’ingresso della stazione storica.
Una manutenzione, utile e necessaria. Ma per capire che peso assuma nel contesto, riavvolgiamo il nastro e torniamo alle promesse: un comando di Polizia locale che arriverà con quasi tre anni di ritardo; un piano di rigenerazione urbana tra la stazione e le ex Reggiane da decine di milioni, con i cantieri avviati oltre la ferrovia ma non ancora dal lato di via Turri; un tracciato del tram che vive nei migliori propositi, ma con date ormai scadute.
Soluzioni di breve periodo per uno scenario troppo complicato
Il degrado della zona stazione non nasce oggi. Lo ricostruisce lo stesso Comune nella relazione presentata alla Regione nel 2020 per il programma PIERS. Nel dopoguerra, nell’area di via Turri, si trovava lo stabilimento Montedison. Negli anni Settanta un piano di lottizzazione previde oltre 450 abitazioni, con spazi commerciali e uffici. A fine anni Ottanta la società titolare, la Degfer, fallì e l’invenduto passò ai creditori. Negli anni Novanta e Duemila il ceto medio si spostò verso le zone periurbane, e il mercato degli alloggi si aprì ai nuovi flussi migratori. La relazione elenca le conseguenze: affitti speculativi, pignoramenti, morosità condominiali, edifici privati senza manutenzione, calo del tessuto commerciale e direzionale.
I numeri del 2019, relativi al solo isolato di via Turri, danno la misura. Su 1.258 residenti, gli stranieri erano oltre il 74%, contro il 16,4% della città. Le famiglie di una sola persona il 62% (in città il 41,4%), con un indice di vecchiaia pari a 38,7, contro 143,8 della città: un quartiere giovane, a prevalenza maschile (59% dei residenti) e con una residenzialità che la stessa relazione definisce “temporanea”.

Negli ultimi anni la risposta è stata soprattutto di ordine pubblico. Il 10 febbraio 2025 la Prefettura ha istituito la “zona rossa” (una misura di vigilanza straordinaria con aree di allontanamento per soggetti molesti o denunciati); ad aprile è arrivato l’esercito con l’operazione Strade sicure. In circa sette mesi sono state controllate 9.657 persone, con circa 200 ordini di allontanamento e 556 pattuglie congiunte di polizia, carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia locale.
La zona rossa è scaduta il 30 settembre 2025 e non è stata rinnovata, nonostante ad agosto il prefetto ne avesse annunciato la proroga. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza ha parlato di reati “dimezzati” nel periodo.
La riqualificazione in corso
Tornando alla manutenzione appena cominciata, si applicherà una colorazione distinta per la parte ciclabile, garantendo maggiore sicurezza veicolare. Al contempo è previsto il rifacimento dei cordoli delle aiuole e l’allargamento di quelle sul lato ovest, per dare spazio alle radici degli alberi. Arredi, portabici, cestini e segnaletica saranno risistemati. Il percorso tattile per non vedenti prolungato fino alla fermata dell’autobus.
Lo stesso pacchetto ha impatto sull’area del Sottoponte di via Turri, vicino al cavalcavia del Partigiano: un tratto del piazzale verrà livellato e riasfaltato, per consentire l’organizzazione di feste, concerti, partite e altre iniziative di quartiere. L’area ha vinto, nel 2025, il bando regionale NEB per la rigenerazione a base culturale.
Quanto alle biciclette abbandonate e rimosse, resteranno in giacenza per 30 giorni nel magazzino comunale di via Mazzacurati; chi le reclama dovrà presentare la chiave del lucchetto.
Ancora, a maggio 2026 il Comune ha messo a bando la gestione di quattro spazi del quartiere (Binario49, Civico 20Sette, Spazio IV11 e il chiosco Cà Reggio), con circa 280mila Euro per il triennio 2026-2028. Ci sono poi le fototrappole contro l’abbandono dei rifiuti e il Punto Comune di via Turri, aperto il martedì mattina.
Il nuovo comando di Polizia Locale e l’asse con via Paradisi
Il cantiere più avanzato è quello del nuovo comando della Polizia locale, all’ex Enocianina Fornaciari tra viale IV Novembre e via Turri. La giunta lo aveva annunciato nel maggio 2020; i lavori furono affidati nell’ottobre 2022 e la consegna era prevista per dicembre 2024. Poi i proprietari dell’area hanno presentato una raffica di oltre dieci ricorsi contro l’esproprio, tutti respinti dal TAR e dal Consiglio di Stato. Nel frattempo l’edificio è stato occupato, sgomberato e più volte incendiato.
Il cantiere è partito l’8 ottobre 2025, con fine lavori prevista nell’autunno 2027. Il costo è salito da 7 a quasi 7,9 milioni di Euro, con una variante approvata ad agosto 2025 (1,5 milioni dalla Regione, il resto con mutui del Comune). Il piano delle opere pubbliche 2026-2028 aggiunge altri 2 milioni. A regime: 4.160 metri quadrati, oltre 150 agenti potenzialmente in sede, ingressi su viale IV Novembre e via Turri.

Più lunga l’attesa per il PRU R60, il programma di riqualificazione dell’area tra la ferrovia, via Turri e via Paradisi: 148 alloggi di edilizia sociale e pubblica, servizi per sport, scuola e cultura, verde, parcheggi e percorsi ciclopedonali. Il consiglio comunale lo ha adottato a dicembre 2022, con completamento previsto nel 2031. Il Comune stima un costo di oltre 51 milioni, coperto in parte da un prestito di 25 milioni della Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa e da 13,4 milioni di contributi regionali e statali. Per andare avanti serviva il via libera dell’Enac, vista la vicinanza con l’aeroporto: è arrivato a dicembre 2025, dopo undici mesi di attesa. Nel frattempo il Comune ha perso i fondi PNRR del programma PINQuA. A inizio 2026 restavano ancora da chiudere l’iter urbanistico e l’acquisizione degli alloggi privati compresi nel piano. Risultato: il cantiere non è partito. Oltre la ferrovia, intanto, a luglio sono partiti i lavori delle Ramblas del Parco Innovazione (6 milioni, fine prevista nel 2027), pensati per collegare le Reggiane al quartiere stazione.
Resta la piazza davanti alla stazione. Per piazzale Marconi, Comune e Ferrovie hanno firmato a novembre 2024 un protocollo che affida a RFI un masterplan e un progetto di fattibilità; a luglio 2026 la Regione ha annunciato 2 milioni per la stazione storica. Ma a oggi non c’è un progetto approvato né una data di inizio lavori.
Un tram senza soldi
Sul tram non esiste oggi alcun atto pubblico che fissi una data di cantiere. La pagina del Comune dedicata al progetto, aggiornata a marzo 2026, indica ancora ‘gara d’appalto entro il 31 dicembre 2022’ e ‘realizzazione delle opere entro il 2026’. Sono le date della prima versione, la linea T1, approvata nel 2020. Nel 2021 quel progetto fu giudicato finanziabile dal Ministero, ma i fondi andarono a città più grandi.
A maggio 2025 il Comune ha dovuto cambiare rotta, presentando al Ministero un piano diverso e molto più costoso: un TramTreno da circa 460 milioni di Euro (candidato sull’Avviso n. 3 per il trasporto rapido di massa). A dicembre 2025 l’assessora alla Mobilità Carlotta Bonvicini ha gelato gli entusiasmi, spiegando che il fondo ministeriale era senza capienza e i lavori non partiranno – nella migliore delle ipotesi – prima del 2029 o del 2030.
Ma cosa vedrebbero, concretamente, i reggiani se questo strumento per la mobilità si materializzasse? Il TramTreno non è una metropolitana leggera e nemmeno un tram tradizionale. Si tratta di un mezzo ibrido “bivalente”, capace di cambiare identità a seconda del binario. Viaggerebbe come un tram su strada da Rivalta alla stazione storica, passando per l’ospedale, viale Monte Grappa e via Turri, in gran parte su corsia dedicata. Dalla stazione storica proseguirebbe poi sui binari ferroviari della Reggio-Guastalla fino alla stazione Mediopadana e a Bagnolo, con una corsa auspicabile ogni 7,5 minuti. Nelle intenzioni del Comune sarebbe il primo progetto di questo tipo in Italia.

Peccato che nel frattempo il fondo nazionale sia stato ridotto. Il 21 maggio 2026 Stato, Regioni e Comuni hanno raggiunto l’intesa sul decreto che lo ripartisce: le nuove opere ammesse, quasi un miliardo, riguardano solo Milano e Roma. Negli atti di quella seduta Reggio Emilia non compare, né tra i progetti finanziati né tra le richieste di Regioni e Comuni. Il giorno dopo, il decreto legge sul taglio delle accise ha tolto al fondo altri 145 milioni: 65 nel 2026 e 80 nel 2027.
Il cerchio si chiude così, tra i grandi annunci della politica e la dura realtà dei numeri. Mentre a Roma i fondi per la mobilità sostenibile vengono prosciugati per finanziare lo sconto alla pompa di benzina, a Reggio Emilia il futuristico TramTreno da 460 milioni scivola silenziosamente al prossimo decennio. Ai cittadini del quartiere stazione non resta che guardare i cantieri che ci sono davvero: quelli ordinari, fatti di fototrappole, lucchetti tagliati e una passata di vernice fresca sulla ciclabile di viale IV Novembre. In attesa del domani, il presente della stazione si colora di un nuovo asfalto, ma il cambio di passo resta un miraggio.
