Grande imprenditore cooperativo, socialista riformista, uomo dinamico, creativo e visionario ha contribuito come pochi altri allo sviluppo economico e alla modernizzazione di Reggio Emilia. Fedele all’insegnamento appreso in gioventù da Camillo Prampolini, spese la sua vita al riscatto del mondo contadino, individuando nel modello cooperativo lo strumento più utile allo scopo.
Nato nel 1904 a Villa Rivalta, frazione di Reggio Emilia, da umile famiglia. Suo padre Alberto, sposato con Rosa Cacciavillani, era infatti un operaio della cooperativa cementori di idee socialiste. Romeo, considerate le scarse risorse economiche della famiglia, con grande determinazione riuscì ad abbinare lo studio ragionieristico con il lavoro di scalpellino incisore presso la stessa cooperativa dove lavorava il padre fino al 1921.
La sua adesione al socialismo avvenne nel 1918, quando, ormai residente a Reggio, iniziò a frequentare il circolo De Amicis cittadino, ricoprendo, nel 1924, la carica di segretario amministrativo della sezione giovanile del PSU di Reggio Emilia. I suoi riferimenti politici furono sempre gli stessi: Prampolini, Matteotti, Nenni.

Con coraggio e straordinaria determinazione nel 1925, una volta ottenuta l’abilitazione all’esercizio della professione di perito commerciale e di ragioniere, aprì nel cuore della città lo studio di assistenza contabile e amministrativa Galaverni, ancora oggi esistente, grazie all’impegno dei figli, avuti dalla moglie Elena Gusella sposata nel 1932, subentrati successivamente: prima Alberto, poi Antonio Romeo e oggi Camillo.
A tutti ricordava la frase pronunciata da Prampolini posta all’ingresso della cooperativa di consumo di Massenzatico: “Uniti siamo tutto, divisi siamo nulla”.

Cocciutamente pose il tema in decine d’incontri individuali con i contadini e in occasione delle assemblee di Bilancio delle latterie seguite dal suo studio.
A forza d’insistere riuscì a convincere, dopo circa dieci anni d’insistenza, a superare la diffidenza di 20 cooperative e il suo sogno si trasformò in realtà il 25 aprile del 1934, quando legalmente nacque il C.A.R.S.A.C. (Cremerie Agricoltori Reggiani, Società Anonima Cooperativa). La prima assemblea straordinaria dei soci ebbe luogo il 22 giugno 1934 per la nomina delle cariche sociali. Come da sua ammissione l’organo di direzione fu composto da 13 rappresentanti non fascisti, 8 dei quali già socialisti prampoliniani e 7 fascisti dichiarati.
Diplomaticamente però, visto il clima autoritario e repressivo del fascismo, i soci accettarono di mettere alla testa del neonato consorzio uomini graditi alle autorità fasciste, consapevoli di conservare un forte potere decisionale negli organismi dirigenti. Lui ne era il segretario amministrativo.
A questa prima tappa, nel mese d’ottobre 1934 si aggiunse il raggiungimento della seconda tappa del disegno di Galaverni: quella produttiva e industriale. Con l’ambizione di seguire il prodotto “dalla produzione al consumo” nacquero dunque le “Latterie cooperative riunite”, con sede a Cavriago, poi conosciute in tutta Italia con il marchio Giglio. A Galaverni venne confermato il ruolo di segretario amministrativo, in pratica di direttore, ruolo che mantenne fino al 1943, per le note pressioni fasciste, che pur stimandolo professionalmente, non sapevano se fidarsi completamente di un socialista.

Uno dei maggiori meriti, oltre a quello d’aver immaginato, promosso e realizzato il sogno della sua vita, fu quello di aver saputo destreggiarsi con grande abilità tra i pesanti condizionamenti politici, la ricerca dei finanziamenti, le minacce e le umiliazioni indirizzate alla sua persona dal fascismo giunto, proprio in quegli anni, all’apice del successo. L’aver creato dal nulla (espressione di Nenni) una nuova cooperativa sulla base dei principi tipici del socialismo umanitario e riformista predicati da Prampolini, quando pressoché tutte le altre erano state distrutte, incendiate o fascistizzate, ha dell’incredibile. Avere poi l’appoggio convinto di alcuni gerarchi, istituzioni e banche a guida fascista ha del miracoloso. Questa è stata l’abilità, la competenza e la grandezza di Galaverni.
Con delibera del 15/12/1942 il Consiglio deliberò l’assunzione, a partire dal 1 gennaio 1943, di Galaverni con l’incarico di Direttore tecnico-commerciale ed amministrativo della cooperativa. Il nuovo incarico, per la gravosità dell’impegno richiesto costrinse Galaverni a lasciare la conduzione del suo amato studio commerciale prima a Giacomo Casini, un ragioniere fidato, che si occupò della gestione fino al 1951, quando subentrò il primogenito Alberto.
Durante il ventennio fascista, Galaverni continuò, seppur con tutte le precauzioni possibili, ad aiutare i compagni socialisti perseguitati, ad aiutare le loro famiglie, a organizzare presso il suo studio commerciale o addirittura dentro il nuovo stabilimento di via Emilia, incontri segreti con i compagni più fidati per definire il da farsi. Inoltre seguì e partecipò agli incontri clandestini del C.N.L. provinciale. Il periodo più difficile fu ovviamente quello della guerra e specialmente quello della Repubblica di Salò, quando gli animi si inasprirono ulteriormente. Subito dopo la liberazione Romeo Galaverni fu chiamato dal sindaco di Reggio Cesare Campioli a rilanciare l’attività delle “Farmacie comunali”. In quindici anni di presidenza e grazie a un grade lavoro di riorganizzativo, commerciale e di pulizia di bilancio, riuscì a ottenere il rilancio definitivo di quel servizio pubblico.

Con la liberazione riprese l’attività della Lega delle cooperative, questa volta però a guida comunista, visto che il PCI in campo provinciale rappresentava il maggior partito. E qui iniziarono i problemi, sia nella maggioranza social-comunista, sia nei confronti dei partiti minori: Psdi, Pri e Pda. Il legame con Mosca iniziò a rappresentare un ostacolo difficilmente superabile. Le elezioni del 1948 vide alla prova il Fronte popolare (lista Garibaldi) dei comunisti e socialisti, ma subì una pesante sconfitta a livello nazionale a danno soprattutto dei socialisti. Galaverni che aveva seguito Nenni in quella scelta politica, ne soffrì molto e iniziò a riconsiderare la sua posizione politica, giungendo a polemizzare con il presidente comunista della Lega Cerreti da una posizione ormai minoritaria. Rallentò pertanto l’impegno in Lega per seguire con ancora più attenzione lo sviluppo delle Latterie riunite.
Gli anni cinquanta segnarono un periodo di grande sviluppo del consorzio di secondo grado, che aumentò molto il numero delle latterie associate (151), fino alla acquisizione della Centrale del latte.
Gli anni cinquanta furono anche gli anni del passaggio dal grana al parmiggiano- reggiano, accompagnato dal relativo Consorzio e una maggiore diversificazione dei prodotti offerti. Merito di Galaverni fu anche l’apertura al dialogo e alla collaborazione con le cooperative cattoliche aderenti all’Unione, oggi Confcooperative, dando vita alle cosiddette “cooperative unitarie”, associate cioè sia alla Lega che a Confcooperative.
Nel 1958 e 1968 fu candidato senza successo al Senato della Repubblica. Romeo si convinse, a ragione, che i comunisti dissuasero i contadini dal votarlo, per non privarsi di un tecnico intelligente e preparato come lui.
All’età di sessantasei anni, il primo gennaio 1971, Romeo Galaverni scelse la pensione. Il suo posto fu occupato dal figlio Alberto, già conosciuto nel mondo lattiero caseario e con alle spalle una esperienza ventennale nello studio di famiglia. Moltissime furono le attestazioni di stima che lo raggiunsero. Tra queste anche quelle di Togliatti e Nenni, che si attivò per conferirgli il cavalierato al merito del lavoro. Purtroppo non si arrivò alla nomina per la morte del ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato Antonio Bisaglia.
Anche da pensionato Galaverni continuò l’attività di formatore dei giovani dirigenti, fece parte di diversi C.D.A. di cooperative, banche, specie quella agricola, e associazioni varie.
Romeo Galaverni morì il 28 gennaio 1988. Le esequie si svolsero in forma laica di cui diede ampia notizia anche L’Avanti!
“Il fondatore dal nulla” lasciava un grande vuoto.
Per saperne di più
Romeo Galaverni (1904-1988), un imprenditore cooperativo nel Novecento reggiano, Tito Menzani, affinità elettive, 2020;
L’almanacco, rassegna di studi storici e di ricerca sulla società contemporanea, n. 5. Dicembre 1984, R.E.

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
