“Ho conosciuto degli uomini che lottavano da un mezzo secolo
E non erano stanchi.
Ho conosciuto degli uomini che furono traditi e calunniati
tutta la loro vita, e non disprezzavano gli uomini.
E ad ogni incontro con queste anime giuste mi son detto
questa intima preghiera: “fa di essere come loro, sempre”.
(c: Berneri, I tempi nostri e noi in “Volontà”, anno I n. I, luglio 1946)
L’anarchico Camillo Berneri Croce nacque a Lodi nel 1897 da Stefano e Adalgisa Fochi. Trascorse l’infanzia, seguendo la madre, maestra elementare e di idee socialiste, nei suoi incarichi a Palermo, Milano, Cesena, Forlì e Reggio Emilia.
Ancora giovanissimo, nel 1912, entrò nella Federazione giovanile del Psi reggiano, dove si distinse subito per la sua capacità d’analisi politica. Essendo l’unico studente iscritto alla Fgsi, venne attentamente seguito e valorizzato dai dirigenti di partito, tra i quali Camillo Prampolini.

Nel 1914 pubblicò su “L’Avanguardia” di Roma, organo della Fgsi, il suo primo articolo dal titolo “Le menzogne del vecchio testamento”, dedicato alla propaganda anticlericale del tempo.
Fece parte del Comitato centrale dell’organizzazione giovanile, fondando diverse sezioni, alcune con Alberto Simonini. Entrato in contrasto con la posizione ufficiale del partito, a suo parere equivoca, verso l’entrata o meno dell’Italia nella Prima guerra mondiale (né aderire né sabotare), nel luglio del 1916 lasciò la Fgsi per aderire al movimento anarchico.
Decisiva si dimostrò l’amicizia con Torquato Gobbi, altro storico anarchico reggiano. A dimostrazione della stima provata da Prampolini nei suoi confronti, quando il giovane Camillo presentò la sua lettera di dimissioni al Comitato direttivo provinciale della Fgsi, il padre dei socialisti reggiani gli rivolse queste semplici parole: “Dunque ci lascia, ma resta sempre nel socialismo”.
Quelle parole, prive di rimproveri o condanne politiche, ma dettate dall’umanesimo socialista, Berneri non le dimenticherà più.
Dopo essersi trasferito con la madre ad Arezzo, il 4 gennaio 1917 si sposò a Gualtieri con Giovanna Caleffi, già allieva di sua madre alla Scuola Normale (magistrale) di Reggio Emilia. Dalla loro unione nacquero due figlie: Maria Luisa e Giliana, che a modo loro continuarono la sua battaglia.

Chiamato alle armi, trascorse qualche mese all’Accademia di Modena per essere poi mandato al confino di Pianosa per insubordinazione. Congedato nel 1919, iniziò a collaborare alla stampa anarchica e fu tra i fondatori della Unione anarchica italiana.
Nel 1922 si laureò in filosofia con Gaetano Salvemini, divenendo un assiduo frequentatore del circolo culturale fiorentino fondato da Carlo Rosselli ed Ernesto Rossi.
Seguace delle idee Malatestiane secondo le quali vi deve essere sempre una divisione tra giudizi di fatto e giudizi di valore, Berneri tradusse quella divisione nella correlazione tra la dimensione politica e quella economica affermando: “Sul terreno economico gli anarchici sono possibilisti… sul terreno politico sono intransigenti al 100%. Ciò significava per lui che l’anarchismo poteva essere di volta in volta mutualista, collettivista, comunista, liberalista, ma doveva essere sempre rigido nella negazione dell’autorità. In altre parole sul terreno economico gli anarchici erano realisti, sul terreno politico idealisti.
Per Berneri la rivoluzione anarchica era una utopia, mentre era possibile una rivoluzione sociale, orientata in senso libertario. Come scrisse a Libero Battistelli: “Quello che è certo è che sono un anarchico “sui generis”, tollerato dai compagni per la mia attività ma capito e seguito da pochissimi. I dissensi vertono su questi punti: la generalità degli anarchici è atea, ed io sono agnostico; è comunista, ed io sono liberalista; è antiautoritaria in modo individualista, ed io sono semplicemente autonomista federalista”.

Con la promulgazione delle leggi eccezionali nel 1926, fu costretto ad espatriare in Francia. A Parigi dovette arrangiarsi nei lavori più disparati, senza per questo abbandonare i suoi studi e la collaborazione con la stampa libertaria italiana e internazionale. Coinvolto da agenti provocatori fascisti in una serie di denunce e complotti (vedi l’affare Menapace), nel 1928 venne espulso dalla Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo e Germania, diventando l’antifascista più espulso d’Europa.
Nel 1936, allo scoppio della guerra civile spagnola, fu uno dei primi organizzatori del contingente italiano che si oppose al generale Franco. Dopo aver partecipato alla battaglia di Monte Pelato, divenne commissario politico, dedicandosi tra l’altro alla redazione del suo giornale Guerra di classe, dalle cui pagine sostenne il suo personale dissenso sulla militarizzazione dei volontari voluta dai comunisti e sul silenzio della stampa anarchica di fronte ai crimini stalinisti.

In breve i fatti precipitarono, culminando nel tragico maggio barcellonese del 1937, durante i quali Camillo, nonostante i suoi sforzi per raggiungere un accordo tra le forze antifranchiste, venne prelevato dalla sua abitazione e ucciso sulle Ramblas da agenti della Ceka, insieme al compagno Francesco Barbieri il 5 maggio 1937. E pensare che due giorni prima Berneri dai microfoni della CNT-Fai di Barcellona aveva commemorato la fine di Antonio Gramsci.
Il suo enorme impegno politico e culturale emerge dal suo ricco epistolario con le lettere a lui indirizzate da personalità dell’antifascismo come Piero Gobetti, Gaetano Salvemini, Max Nettlau, Pietro Nenni, Carlo Rosselli, Mario Bergamo, Alberto Jacometti, Sandro Pertini e molti altri.
Come autore di saggi, e come giornalista si sforzò sempre di conferire all’anarchismo dimensioni teoriche che ne valorizzassero le potenzialità immediate, attraverso l’analisi critica delle sue forme estremistiche, movimentistiche e massimalistiche. La sua enorme produzione letteraria risulta ancora oggi attualissima ed è oggetto di molti studi storici e filosofici.
Foto 1. Da sinistra Giovanna Caleffi, le due figlie Maria Luisa e Giliana, con accanto il padre Camillo Berneri e due amici di famiglia.

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
