Da Gualtieri a desaparecido, la tragica fine del presunto figlio di Mussolini, seconda parte. In fondo all’articolo il link alla prima puntata.
(…) A quanto si sa, anche per ammissione dello stesso Mussolini, i due si piacquero subito e iniziarono a frequentarsi già agli inizi di marzo. Nonostante le precauzioni che adottarono per non essere sorpresi, la loro quotidiana relazione divenne ben presto di pubblico dominio e, inevitabilmente giunse all’orecchio del marito Filiberto Vinzani di stanza a Sulmona.
Tutti in paese sapevano di loro e i commenti si sprecavano. Ferito nell’orgoglio e deluso dalla donna che credeva innamorata di lui, Filiberto invitò i genitori a cacciarla da casa senza pietà. E così avvenne. Non avendo altra via d’uscita e essendo molto attratta dal suo giovane focoso maestro, Giulia si ritirò con il figlio Ippolito in una piccola camera al n. 9 di vicolo Massa, dove continuò a ricevere il suo Benito, che in seguito annoterà nel suo diario:
“Essa si prese il suo piccino e riparò nella stanza dove ci eravamo incontrati la prima volta. Allora fummo più liberi. Tutte le sere io l’andavo a trovare. Ella mi aspettava sempre sulla porta. Nel paese, la nostra relazione era oggetto di scandalo, ma noi ormai non ne facevamo più mistero alcuno…”.
Nonostante quelle vicende e le tante difficoltà incontrate, il loro fu un amore intenso ma assai breve.
Si frequentarono e si amarono, infatti, esattamente quattro mesi, da marzo a luglio 1902, quando Mussolini abbandonò Gualtieri per la Svizzera. Proprio in quei giorni cominciò a circolare la voce che il figlio di Giulia, Ippolito, fosse, in realtà, figlio di Benito e non del marito. Per il paese quella fu la verità per moltissimi anni. Nessuno lo diceva apertamente, ma tutti lo sussurravano.
Partito Mussolini, Giulia venne riaccolta dal marito in famiglia, pur non essendo mai del tutto perdonata. Dopo pochi anni, nel 1907, il marito Filiberto emigrò in America in cerca di lavoro e non fece più ritorno. Evidentemente la sua voglia di dimenticare rimase forte e insuperabile.
I due amanti si tennero in contatto ancora per qualche anno, almeno fino al 1905, per poi perdersi definitivamente. Il ricordo di quei giorni e di tanta passione restò però intatto nella memoria del Duce ancora per molti anni.

Quando, nel 1926, Mussolini tornò a visitare quei luoghi per inaugurare la bonifica Bentivoglio, non potendo incontrare Giulia per ovvi motivi di discrezione, raccomandò all’amico Grandella di aiutarla in tutti i modi possibili. Giulia non si fece viva durante i festeggiamenti in piazza e visse da sola le emozioni di quella giornata di festa per il ritorno di quel ragazzo che aveva amato tanti anni prima. Da quel momento Giulia trascorse una vita ritirata e non trapelò più alcuna notizia circa i suoi rapporti con il Duce. Fu una buona madre per i suoi quattro figli (Ippolito, Brunetta, Bianca e Bruno) e un’ottima nonna per i nipoti.
Morì nel 1942, dopo essere stata colpita da paralisi. Sembra che prima di morire ebbe però la forza di rassicurare la famiglia con queste parole: “Non date retta a quello che dice la gente, perché nessuno di voi è figlio del Duce”.
E qui inizia il tragico destino di Ippolito. Come abbiamo visto questi, pur essendo nato nel 1901, cioè un anno prima dell’arrivo di Mussolini a Gualtieri, continuò ad essere considerato figlio illegittimo del Duce del fascismo. Pur provando simpatia per il fascismo, Ippolito non si occupò mai di politica e non fu implicato in nessuna vicenda di sangue. Trasferitosi a Carpi, lavorò per diversi anni in bonifica come semplice operaio, senza mai godere di particolari privilegi o favori.
Terminata la guerra, tuttavia, intuì subito il pericolo al quale una persona come lui poteva andare incontro. Ippolito comprese che il solo sospetto che fosse figlio di Mussolini poteva suonare come una condanna a morte. Così, dopo essersi confidato e consigliato con la moglie, decise di rifugiarsi presso alcuni parenti a Milano con la moglie Alba Alberti e il figlio maggiore Raffaello.
Là, dove nessuno lo conosceva, avrebbe atteso che si placassero le acque prima di far ritorno a Carpi e riprendere il lavoro. Ma un destino atroce lo stava attendendo.
Il 15 maggio 1945 tre sedicenti partigiani lo individuarono e lo prelevarono da casa. A nulla valsero la sua resistenza e le sue spiegazioni. Per non procurare altri dolori alla famiglia fu costretto a seguire quegli uomini. Uscì e scomparve per sempre. Quando Raffaello ritornò a casa trovò la madre a terra piangente e disperata. Da allora nessuna notizia si ebbe di lui, di ciò che gli accadde, dove fu portato, da chi fu ucciso e dove venne sepolto. Semplicemente sparì nel nulla, probabilmente in una delle tante fosse comuni.
La vedova Alba Alberti, morta nel 1993, impose il silenzio a tutti in famiglia, per paura di ulteriori vendette. Il figlio Raffaello per molti anni non riuscì a darsi una ragione di quanto accaduto. In seguito confessò d’aver avuto la vita sconvolta da quella tragedia e d’aver vissuto per molti anni nell’attesa di avere notizie del padre e nella speranza di poterlo rivedere.
Solo all’inizio degli anni cinquanta, tornando a Gualtieri, Raffaello seppe della storia d’amore tra la nonna e Mussolini e solo allora capì che suo padre non sarebbe più tornato. Ma come fu possibile che Ippolito venisse rintracciato a Milano?
A mettere i partigiani sulle tracce di Ippolito fu probabilmente il figlio minore Gherardo, durante un pesante interrogatorio al quale fu sottoposto nel carcere di Carpi. Il diciottenne Gherardo Vinzani era stato arrestato poco tempo prima con altre 15 persone, già militanti della G.N.R. e portato al primo piano del carcere di Carpi. La notte tra il 14 e il 15 giugno 1945 tutti i prigionieri furono fatti schierare contro un muro del carcere e falcidiati a colpi di mitragliatrice. Tra i tre prigionieri che miracolosamente sopravvissero ci fu anche lui. Trasportato all’ospedale di Carpi, riuscì a salvarsi, evitando così alla famiglia Vinzani un’altra tragedia. Nessuno più raccontò quei fatti, lasciando che solo la memoria degli anziani la custodisse per i pochi che cercarono di ricostruirla.
Qui si chiude la tragedia della famiglia Vinzani, del presunto figlio del Duce, e delle vittime di un destino che giocò con i pregiudizi della gente e con le vicende della storia.
Da Gualtieri a desaparecido, la tragica fine del presunto figlio di Mussolini (1)
(2 Fine)

Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.
