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Il Graffio. Lavori infiniti e 5 milioni per trasformare il PalaBigi nel peggior hammam di Ankara
I lavori realizzati in due stralci – pre e post pandemia – sono andati avanti per 7 anni e sono costati oltre 5 milioni di euro. Col risultato che, ora, oltre a non poterci giocare la pallavolo ad alti livelli (perché il soffitto è rimasto troppo basso), il PalaBigi non puoi nemmeno utilizzarlo d’estate, per le temperature e i tassi d’umidità degni del peggior hammam di Ankara che si raggiungono.
A voler essere graffianti (che Graffio sarebbe, sennò…) potrebbero essere sintetizzati così i lavori – una vera e propria via crucis, a causa anche del Covid – che il Comune ha commissionato in due stralci, tra il 2016 e il settembre 2022, per rinnovare lo storico PalaBigi, il palazzetto dello sport incastrato tra la Ghiara, l’ex Opg, via Guasco e la circonvallazione.
Dopo il primo lotto di lavori tra il 2016 e il 2017, fondamentalmente per ampliare la capienza a 4.500 spettatori, l’ultimo stralcio – costato 2,7 milioni di euro (2 tramite mutuo presso la Cassa depositi e prestiti, 700.000 con risorse proprie del Comune) – era finalizzato, nei comunicati-stampa del Municipio, a “potenziare il risparmio energetico e migliorare l’assetto degli spazi di gioco, oltre a quelli antisismico, architettonico, acustico e normativo”.
Del miglioramento degli spazi di gioco, si era accorto il Volley Conad Tricolore già nel 2022, quando aveva dovuto rinunciare alla seria A1 appena conquistata anche (ma non solo) per l’inadeguatezza del rinnovato PalaBigi. Perché, citando sempre le comunicazioni ufficiali del Comune, i (costosi e infiniti) lavori avevano comportato “la rimozione del vecchio controsoffitto in modo da lasciare a vista le travi di copertura in acciaio”. Travi però troppo basse per garantire i 9 metri di altezza necessari per ospitare partire di serie A, o internazionali, di pallavolo.
Ora, l’altra amara scoperta, relativa ai (costosi e infiniti) lavori per la riqualificazione energetica “attraverso il rifacimento dell’involucro esterno, con la nuova copertura in alluminio ad incastro, il sottostante nuovo isolamento termico in lana di roccia, la sostituzione dei serramenti e delle vecchie vetrate con pannelli in policarbonato e lamiera oscurante e all’interno con il nuovo sistema di riscaldamento/ventilazione”. Lavori evidentemente pensati più per proteggere dai rigori dicembrini dei gelidi inverni che furono che per riparare dalle torridi estati che ora, causa mutamenti climatici, spesso anticipano alla tarda primavera e si protaggono a inizio autunno.
Il risultato è stata la clamorosa transumanza della Pallacanestro Reggiana a Guastalla: manco a Castelnovo Monti, ma proprio nell’afosa e umidiccia Bassa, che è comunque più fresca del PalaBigi. Transumanza cui il Comune ha risposto con una impacciata, se non comica, nota. In cui la colpa, come sempre, ricade su questi sorprendenti mutamenti climatici del tutto inaspettati, evidentemente, dalle parti di piazza Prampolini.
“La questione del raffrescamento degli impianti sportivi non riguarda solo il PalaBigi ma interessa la maggior parte degli impianti che non sono di ultima generazione, a maggior ragione a fronte del cambiamento climatico e di temperature estive sempre più calde”, si difende infatti il Comune. Come se, per l’appunto, il PalaBigi – dove i (costosi e infiniti) lavori si sono conclusi nel settembre 2022 (mica nel Medio Evo) – non fosse uno degli impianti di “più ultima generazione” della città.
“In un’ottica di riqualificazione e risparmio energetici dell’intera struttura, sono stati riprogettatati gli impianti elettrici e meccanici. E’ stata realizzata la sostituzione completa dell’impianto di ventilazione e riscaldamento dell’aria. Ulteriori interventi hanno riguardato la risistemazione delle facciate est e ovest, con il rifacimento delle specchiature vetrate, più apposizione di lamiera ‘stirata’ con funzione oscurante e ‘antiriflesso’ verso l’esterno. Collocati nuovi serramenti più performanti
anche dal punto di vista energetico”, si leggeva nei comunicati-stampa di quattro anni fa.
Tanto che ancora oggi, dal Municipio ci tengono a ricordare che “negli ultimi anni il PalaBigi è stato oggetto di un importante intervento di riqualificazione complessivo che ha consentito di restituire alla città e allo sport reggiano un impianto moderno e più funzionale, anche grazie al rifacimento complessivo del sistema di ventilazione interno”.
Funzionale stacippa, verrebbe da dire. O, forse, funzionale appunto al risparmio energetico inteso come abbassare le bollette del riscaldamento. Ma la colpa è sempre del clima, cinico e baro. “Questo intervento ha sicuramente migliorato le prestazioni del palazzetto, ma si è rivelato insufficiente a far fronte a temperature particolarmente elevate registrate in questa fase della stagione – si legge ancora nella nota di un Municipio vieppiù sbigottito dal fatto che d’estate faccia caldo – È certamente innegabile che le temperature sempre più alte pongano in maniera sempre più urgente il tema della climatizzazione e della gestione delle temperature negli impianti sportivi e non solo: si tratta di un tema su cui l’amministrazione comunale lavorerà nei prossimi mesi al fine di garantire quanto più possibile l’agibilità delle strutture e il loro utilizzo da parte delle società anche d’estate”.
Epperò consoliamoci: se al PalaBigi non puoi giocare a pallavolo ai massimi livelli o allenarti d’estate, puoi tuttavia abbuffarti. Grazie ai lavori commissionati dalla Pallacanestro Reggiana a Cairepro la nuova zona Hospitality Gold (da non confondere con la volgare Silver, ovvero il baretto dove da ragazzini si andava a prendere la pizzetta nell’intervallo delle partite della Riunite) è infatti da un paio d’anni in grado di “far accomodare a tavola circa 84 ospiti in un salotto elegante e ricco di storia della società di basket, un luogo flessibile dotato di una zona a disposizione del servizio di catering per la preparazione e distribuzione di bevande e alimenti”.
Insomma, nel palazzetto dello sport 12 giocatori di serie A di volley non ci stanno, ma 84 vip e sponsor a mangiare e bere sì. Sperando che, nella Hospitality Gold, siano stati così previdenti da mettere qualche frigorifero: che d’estate fa caldo, si sappia, e il prosecchino va servito freddo…