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Centro storico. L’idea del sindaco: negozi chiusi, ci parcheggiamo dentro
di Giacomo Scillia
Rimaniamo francamente basiti. Mentre Reggio Emilia discute da anni di come salvare un centro storico che perde negozi, residenti e funzioni, dal sindaco Marco Massari arriva una soluzione destinata quantomeno a far discutere: nelle vie interne dell’esagono alcuni negozi sfitti potrebbero diventare garage.
Non è una battuta. A Decoder il sindaco ha parlato della possibilità di cambi di destinazione d’uso per i locali commerciali delle vie periferiche del centro. La via Emilia sarebbe esclusa. (Reggionline)
E allora la domanda sorge spontanea: questa sarebbe la nuova visione per il centro storico?
Perché un negozio non è soltanto una serranda abbassata. È un patrimonio immobiliare sul quale qualcuno ha investito decine di migliaia di euro contando su una precisa destinazione economica.
Facciamo due conti elementari. Un locale commerciale di circa 50 metri quadrati può essere stato acquistato, a seconda della zona e del periodo, per 80-100 mila euro. Con un affitto di 500-650 euro al mese può produrre una rendita lorda di 6.000-7.800 euro l’anno.
Trasformarlo in autorimessa significa entrare in tutt’altro mercato. E non occorre essere professori di economia immobiliare per capire che un garage e un negozio non hanno né la stessa funzione, né necessariamente lo stesso valore, né la stessa capacità reddituale.
Il valore preciso dipenderà naturalmente da posizione, metratura e caratteristiche dell’immobile. Ma il problema politico resta enorme: prima di indicare il garage come possibile destinazione finale di una vetrina commerciale, qualcuno ha valutato quale effetto possa avere sul patrimonio dei proprietari e, soprattutto, sul futuro urbanistico delle strade interessate?
La situazione del commercio è già drammatica. La Gazzetta di Reggio ha contato sulla sola via Emilia 40 vetrine vuote in 1,3 chilometri: una ogni 30 metri. (Gazzetta di Reggio)
E la risposta sarebbe togliere definitivamente dal mercato commerciale una parte dei locali? È questo il punto che lascia perplessi. Se una strada perde negozi, illuminazione, clienti e passaggio pedonale, la risposta dovrebbe essere creare le condizioni perché quelle vetrine tornino economicamente appetibili: sicurezza, accessibilità, residenti, servizi, fiscalità, parcheggi e una strategia commerciale credibile.
Trasformare invece le vetrine in garage rischia di assomigliare più alla certificazione della ritirata che al rilancio.
Certo, Confedilizia ha ricordato che ogni situazione deve essere valutata singolarmente e che la domanda di parcheggi esiste. È una considerazione ragionevole. (Reggionline)
Ma proprio per questo il garage dovrebbe essere eventualmente l’eccezione, non diventare il simbolo della nuova politica per le vie in difficoltà.
Per anni abbiamo sentito parlare di rigenerazione, rilancio, attrattività, commercio di vicinato e centro vivo.
Adesso rischiamo di arrivare alla soluzione definitiva: il negozio non funziona più? Mettiamoci dentro un’automobile. Complimenti per la fantasia.
Ma una città dovrebbe avere un’ambizione diversa: riaprire le serrande, non sostituirle con le basculanti.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.