Nel luglio 2008 il petrolio raggiunse circa 147 dollari al barile e il gasolio italiano costava intorno a 1,53 euro al litro. Un confronto che merita risposte precise. Ma il prezzo alla pompa dipende anche dal cambio euro-dollaro, dalla raffinazione e dai trasporti: il barile, da solo, non racconta tutto. (thedocs.worldbank.org, documenti.camera.it)
Le tasse, però, sono aumentate davvero. Rispetto al 2008, l’IVA è passata dal 20 al 22% e l’accisa ordinaria sul gasolio da 42,3 a 67,29 centesimi al litro, salvo riduzioni temporanee. Inoltre, l’IVA si applica anche sull’accisa: quando aumenta il prezzo industriale, cresce anche l’imposta incassata per litro. (senato.it, gazzettaufficiale.it, sisen.mase.gov.it, bancaditalia.it)
Nemmeno “lo impone l’Europa” è una spiegazione sufficiente: l’Unione stabilisce livelli minimi di tassazione, mentre le aliquote italiane derivano da decisioni nazionali. (eur-lex.europa.eu)
Dire che Hormuz non c’entra sarebbe però inesatto. Le interruzioni dei flussi, i problemi delle raffinerie e la minore disponibilità di gasolio incidono concretamente sui prezzi, come documenta l’Agenzia internazionale dell’energia. (iea.org)
La critica politica resta: una crisi internazionale non cancella le responsabilità fiscali. Il governo mostri quanto paghiamo per il prodotto, quanto per la filiera e quanto allo Stato. Servono conti trasparenti, controlli sui rincari ingiustificati e interventi sulle imposte. I cittadini hanno diritto alla spiegazione completa, non all’ennesimo slogan.

Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.
