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Festivalflop. Ancora polemiche, a Istanbul Ye fa il pieno e “regala” alla Turchia oltre 50 milioni di dollari
Più o meno nelle stesse ore in cui il prefetto di Reggio vietava i concerti di Kanye West e Trevis Scott alla Rcf Arena, Ye si esibiva all’Ataturk Olympic Stadium di Istanbul nella sua prima apparizione in Europa dal 2014. L’Agenzia statale Anadolu ha riferito di una partecipazione di 118.000 persone, con fan provenienti da numerosi Paesi tra i quali Gran Bretagna, Germania, Francia, Paesi Bassi, Italia, Russia, Polonia e Medio Oriente.
Ye ha cantato per due ore, poi l’evento è proseguito fino a notte inoltrata con dj set, spettacoli di luci, ospiti locali la partecipazione pure di Travis Scott. Il concerto è stato altamente spettacolare grazie anche al palco, trasformato in un’imponente installazione rotante a forma di Terra, ispirata a quella delle precedenti esibizioni di Ye al SoFi Stadium di Los Angeles.
Non si hanno notizie di saluti nazisti, dichiarazioni antisemite, esposizione di svastiche. Nonostante la presenza anche di Travis Scott non ci sono nemmeno stati morti o feriti. Anzi, il clima era talmente idilliaco che quando Ye ha attaccato Runaway un ragazzo ha chiesto alla sua fidanzata di sposarlo, con un video diventato ovviamente virale.
Secondo gli organizzatori, il concerto di Istanbul avrebbe generato introiti stimati tra i 50 milioni e i 100 milioni di dollari derivanti dalle spese sostenute dai fan per alloggi, trasporti e acquisto di cibo e bevande. Ye dovrebbe ora esibirsi nei Paesi Bassi il 6 giugno e l’8 giugno al GelreDome di Arnhem, dopo che il vice primo ministro olandese Bart van den Brink ha dichiarato la scorsa settimana che non esiste alcuna base legale per tenerlo fuori dal Paese. Servono «motivi solidi» per impedire a qualcuno di entrare in Olanda ha detto, precisando che le «dichiarazioni passate» di West «non sono, in questo momento, un motivo per negargli l’ingresso». Poi il tour proseguirà in Georgia (12 giugno), Albania (11 luglio), Spagna (30 luglio) e Portogallo (7 agosto). In queste ore il ministro albanese del Turismo, Blondi Gonxhja si è rivolto pubblicamente agli italiani perché si rechino in Albania ad assistere al concerto che è stato loro negato a Reggio Emilia.
Intanto oltre alle polemiche politiche (tra si segnala un battibecco a distanza tra Calenda e Renzi), continuano quelle degli addetti ai lavori. Assoconcerti e P.E.R. – Promoter Emilia Romagna (che fa capo al reggiano Roberto Meglioli, che insieme ad Alfredo Medici portò al Campovolo il PopMart Tour degli U2 nell’ambito della Festa dell’Unità del 1997 con quasi 150.000 paganti) hanno diffuso una nota congiunta dopo i concerti negati a Reggio.
“Il live non si improvvisa. Non basta avere i soldi: serve un track record, servono competenze, professionalità riconosciute, serve esperienza sul campo. La tutela del pubblico, degli artisti e di tutta la filiera non è negoziabile.
Casi come il Festival annunciato all’arena RCF di Reggio Emilia parlano da soli: quando entra nel mercato chi non ha le credenziali, a pagare il conto sono tutti —spettatori, lavoratori, artisti, reputazione del settore.
Chiediamo un Registro nazionale delle professioni dello spettacolo, con requisiti certificati e almeno cinque anni di esperienza documentata per chi vuole organizzare eventi di scala. Non è un capriccio corporativo: è lo standard che i principali mercati europei applicano già.
Sul fronte opposto, guardiamo con la stessa preoccupazione ai divieti last-minute su Travis Scott e Kanye West. Bloccare uno show a poche settimane dalla data — con tutto ciò che comporta in termini di danni economici, reputazionali e di fiducia — non può essere la normalità. Le decisioni di questa portata richiedono criteri chiari, tempi certi e procedure trasparenti.
Un mercato maturo deve avere regole certe. Chiediamo che al più presto si convochi un tavolo con le associazioni di categoria per scrivere insieme queste regole. Con l’impegno poi a rispettarle — da entrambi i lati”.