Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
(2) Un anarchico reggiano in Uruguay, la vita di Torquato Gobbi
di Fabrizio Montanari
(…) Arrestato nel capoluogo lombardo presso una tipografia clandestina, mentre stampava volantini pacifisti, fu condannato per disfattismo e sabotaggio a 10 anni di carcere, per poi essere liberato a seguito dell’amnistia del febbraio 1919. Esule fin dal 1923, a Nizza, a Parigi e a Bruxelles si ricongiunse agli amici, che in realtà considerava suoi maestri di pensiero, Luigi Fabbri e Camillo Berneri, con i quali, dopo aver aderito prima ai circoli parigini Gori e Pensiero e Volontà, diede vita ad alcuni giornali d’orientamento libertario. Rivide e frequentò l’anziano amico e pittore reggiano (novellarese) Felice Vezzani, da tutti considerato il punto di riferimento per tutti coloro che giungevano a Parigi.
Gobbi rappresentava la parte autodidatta del movimento, quella formatasi nella lettura degli scritti di Malatesta, del quotidiano Umanità Nova e del mensile Il Pensiero di Fabbri.
Incarnava il filone operaista, pragmatico e organizzatore del movimento libertario, in contrasto con quello individualista, che trovava larghe simpatie in molte frange del movimento e che avevano insanguinato i primi anni del novecento. I suoi interessi culturali e politici vertevano soprattutto su alcuni temi di stretta attualità: la razionalizzazione del lavoro, la necessità di sviluppare un movimento libertario organizzato e più rispondente alle necessità quotidiane del proletariato, la peculiarità del modello cooperativo.
Il primo significativo tentativo d’approfondimento di quei temi lo compì grazie a La Lotta Umana (1927-29), il giornale fondato a Parigi nel 1927 da Fabbri. Attingendo a piene mani dall’esperienza socialista reggiana di Camillo Prampolini, nei suoi scritti, si sforzò d’attualizzare, rivisitandoli, gli insegnamenti teorici di Proudhon e di Bakunin, sfrondandoli di ogni rigidità ideologica e di ogni schematismo, che considerava ormai superati dalla storia e dai fatti. Non condivise mai il determinismo storicistico dei teorici rivoluzionari di orientamento marxista e anarchico, perché esso, a suo avviso, induceva il proletariato ad operare in senso esclusivamente negativo, invece di incoraggiarlo a organizzare “dal basso” la società socialista.
Occorreva a suo parere un’opera di costruzione continua, tesa a sostituire le istituzioni borghesi con le realizzazioni proletarie. Questa era, secondo lui, la vera rivoluzione. Il centralismo capitalista non andava sostituito con quello statale, ma occorreva insegnare al singolo individuo a “far da sé”.
Gobbi, in sostanza, non condivise la fiducia cieca nella innata natura buona dell’uomo e nel suo inevitabile trionfo.
Nel 1930, dopo l’ennesima espulsione dal Belgio, emigrò in Uruguay per raggiungere il suo maestro Luigi Fabbri, già partito l’anno precedente. Con lui diede vita a Montevideo a Studi Sociali, bimensile culturale e di lotta anarchica e al gruppo anarchico Volontà. Nelle intenzioni di Fabbri il giornale doveva raccogliere l’eredità del parigino La lotta Umana, tanto che l’articolo di presentazione del primo numero (16 marzo 1930) fu intitolato Heri dicebamus. Tra i maggiori collaboratori figuravano: Errico Malatesta, Lucia Ferrari (Luce Fabbri), Hugo Treni, Henri De Man, Luigi Bertoni, Libero Battistelli, oltre naturalmente a Luigi Fabbri e Torquato Gobbi.
Fra gli estimatori del giornale ci fu anche Carlo Rosselli, che dalla lontana Francia non lesinò parole di stima per il suo direttore e per i contenuti del giornale.
Su Studi Sociali Gobbi, che gli fu accanto fino alla fine, raccontò le sofferenze e gli ultimi istanti di vita del suo maestro, morto nel 1935, indicandolo a tutti gli anarchici e non solo a loro, come fulgido esempio di umanità, tolleranza e intelligenza.
I suoi saggi, perché di questo si trattò, vennero pubblicati a puntate su Studi Sociali e mantennero sempre un carattere pedagogico, storico, culturale e di proposta politica. Erano riflessioni che per il loro carattere spesso autocritico scossero dal profondo l’ambiente immobile degli anarchici, abituati a pensare ad un inevitabile futuro salvifico, piuttosto che a costruire quotidianamente le premesse di una nuova società.
Sempre su Studi Sociali, con forti accenti critici e autocritici, Gobbi rispose alle considerazioni di Max Nettlau, pubblicate su La Protesta di Buenos Aires, affermando che il maggior ostacolo alla realizzazione di una società anarchica erano la mancanza e l’insufficienza del sentimento del dovere e della responsabilità.
Le sue idee viaggiarono con il giornale in mezzo mondo, suscitando molti consensi, ma altrettante perplessità, contrarietà e critiche. Quei saggi in effetti segnarono l’inizio di una profonda riflessione personale, che progressivamente portò Gobbi su posizioni politiche diverse da quelle sostenute dalla maggioranza degli anarchici. Gobbi come Berneri e, forse, lo stesso Fabbri, può essere definito un anarchico “sui generis”, che sentiva l’urgenza di togliere il movimento dalla posizione minoritaria in cui si trovava e farne un protagonista della nuova società che sarebbe inevitabilmente sorta con la fine dei regimi fascisti e comunisti. Affrontò sotto il titolo Problemi teorici e tattici nella lotta quotidiana tre temi a lui particolarmente cari: il valore del sindacato e i suoi limiti, la vera cooperazione e l’invadenza statale.
Si passa dalla radicale critica al socialismo totalitario dell’URSS, basata sulla testimonianza di coloro che avevano visitato l’Urss come Borghi e Emma Goldman, al tradimento dell’esperienza dei Soviet, alla denuncia del determinismo storico marxista, per arrivare alla denuncia dell’ingenuità di quegli anarchici che non si accorsero per tempo dell’inganno “controrivoluzionario” comunista perpetrato in URSS.
Nello stesso tempo, per meglio farsi intendere dai suoi interlocutori, Gobbi portò come esempio di ciò che, a suo parere, occorreva fare le buone prassi del riformismo socialista, apprese, anche in tema di cooperazione, nella sua Reggio Emilia di inizio secolo. Nel numero di Studi Sociali del 5 aprile 1931, infine, sviluppò e portò a compimento il suo pensiero revisionista.
Lo stesso titolo, Revisionismo, del suo articolo non lasciò dubbi circa le sue convinzioni. Dopo aver condannato il metodo violento troppo spesso praticato dagli anarchici e richiamato l’insegnamento di Mazzini circa i doveri dell’uomo, manifestò il desiderio che al “distruggere è costruire” in voga presso gli anarchici, si sostituisse “costruire è distruggere” per valorizzare quegli atti e a quelle istituzioni utili a introdurre nella società usi umanitari e solidaristici. In tema di alleanze politiche possibili, una volta caduto il governo borghese, affermò la necessità di non escludere in via di principio e per un idoneo periodo transitorio, la necessità di collaborazione con i partiti riformisti e socialisti.
Luce Fabbri, dopo la morte del padre assunse la direzione della rivista dal 1936 al 1946, a proposito del revisionismo di Gobbi parlò di una forte influenza prampoliniana e di un revisionismo di stampo merliniano, sottolineando anche le affinità con le idee del socialista belga Henri De Man e un progressivo avvicinamento al liberal-socialismo di Carlo Rosselli.
D’altra parte anche la “Libreria Italiana” di Montevideo, aperta da Gobbi, intendeva rappresentare, un punto di riferimento culturale e d’incontro tra intellettuali di ogni tendenza politica. Tale sforzo modernizzatore e revisionista, reso più arduo dalla prematura scomparsa di Fabbri (1935) e di Berneri (1937), lo portò ad aderire alla associazione Italia Libera di Nicola Cilla, sezione latinoamericana di quella Nord americana guidata da Carlo Sforza, e terminò nel 1963 quando Gobbi, vedendosi costretto a soccombere sotto il peso dei debiti contratti con i fornitori, resi ancora più gravosi dalla svalutazione del pesos, decise di porre fine alla sua vita.
Il pensiero di Gobbi si affiancava a quello di Berneri, Fabbri e Malatesta, creando una cesura insanabile tra la tendenza spontaneistica e individualistica protrattasi dal primo Novecento (epoca degli attentati, interventismo) e quella organizzatrice, sindacale e trasformatrice post Prima guerra mondiale, sostenuta dal quotidiano Umanità Nova e altre riviste.
Gobbi probabilmente andò oltre questi confini, per avvicinarsi, pur non rinnegando mai la sua fede nei principi ispiratori dell’anarchia, alle tesi riformistiche di Merlino e a quelle liberal-socialiste di Rosselli.
L’influenza del riformismo socialista reggiano di Camillo Prampolini, seppur inconsapevolmente, riemerse nel tempo, enfatizzando le realizzazioni compiute in terra reggiana, che lui tradusse nella semplice invito rivolto ai compagni: “Far da sé”.
Voci dal Plata (1). L’anarchico reggiano Gobbi e gli Studi Sociali a Montevideo
Fabrizio Montanari, nato a Reggio Emilia, è giornalista pubblicista e scrittore. Collabora con diversi giornali e riviste storiche. E’ autore di numerosi libri sulla storia del movimento socialista e libertario italiano.