I primi giorni di giugno del 1989 piazza Tienanmen si sporca del sangue del desiderio di essere liberi, mentre a Reggio la fontana davanti al teatro Municipale (quella del XX secolo, la più amata dai reggiani) si anima dei tifosi della Reggiana che festeggiano, dopo sei anni di Serie C1, la promozione in Serie B.
Nell’autunno del 1989 cade un muro in Germania e cadono una ad una le dittature comuniste in mezza Europa. Gli anni da bere stanno volgendo al termine, il mondo si scopre nuovo e nuova si scopre anche la Reggiana che dal 1988 ha una nuova proprietà e una nuova conduzione tecnica.
Gli anni d’oro con “Pippo” Marchioro.
Dopo l’ennesima stagione fallimentare Giovanni Vandelli lascia la Reggiana nelle mani del mondo cooperativo. Nel marzo del 1988 la Finsport di Walter Sacchetti, già tra gli artefici dell’esplosione del fenomeno basket a Reggio Emilia con la Cantine Riunite, acquista il pacchetto di maggioranza da Vandelli, mette Ermete Fiaccadori alla presidenza, Renzo Corni come direttore sportivo e Pippo Marchioro in panchina. Sembra niente, ma è l’inizio dell’epoca più felice e fortunata nella storia della Reggiana.
La cavalcata trionfale e sicura della Reggiana nella primavera del 1989 conduce i granata alla tanto sospirata promozione domenica 4 giugno, quando al Mirabello dopo il 2 a 0 al Prato finalmente può esplodere la festa. Marchioro al primo colpo centra la promozione, in porta Facciolo è una saracinesca e in attacco Andrea Silenzi, il pennellone arrivato tra le perplessità dei tifosi, conquista i cuori granata.
Si torna quindi a respirare l’aria della B. L’esordio casalingo mette di fronte subito il Torino, nobile decaduta che ha nella sue fila Francesco Romano che, partito giovanissimo da Reggio, aveva vinto lo scudetto nel Napoli di Maradona. Il campionato si rivela positivo per la Reggiana che non solo si tiene a debita distanza dalle zone pericolose, ma per buona parte del torneo soggiorna nei quartieri nobili della classifica. Termina al settimo posto mettendo in vetrina gioco e compattezza di squadra, ma soprattutto Andrea Silenzi che con le sue 23 reti personali conquista la classifica dei cannonieri della Serie B 1989/90. Nell’estate delle notti magiche fa clamore il suo passaggio per sei miliardi di lire al Napoli campione d’Italia. La sua notte magica Silenzi la vivrà il 1° settembre con la doppietta messa a segno contro la Juventus nella finale di Supercoppa italiana. Con i soldi incassati dalla cessione, la Reggiana investe e a settembre ingaggia Fabrizio Ravanelli che si consacra in granata. Nella serie B del 1990/91 Penna Bianca mette a segno 16 reti che però non sono sufficienti alla Reggiana per andare oltre un altro settimo posto finale. L’ottimo bottino di reti mette in vetrina Ravanelli che, però, resta centravanti della Reggiana anche l’anno successivo. E con lui un pensierino alla Serie A lo si fa e al termine del mercato la società fa il sacrificio acquistando il fantasista Zannoni. La Reggiana parte forte, poi i meccanismi perversi del mercato travolgono l’ambiente. La Juventus vuole Ravanelli a tutti i costi già a novembre, il giocatore non fa mistero di voler andare subito a Torino, Sacchetti fa muro e non cede: tra società e giocatore inizia un braccio di ferro che alla fine penalizzerà la squadra che, per il terzo anno di fila, chiude al settimo posto finale, a tre punti dalla promozione in serie A, tra rimpianti e recriminazioni.






Foto 1) Andrea Silenzi esulta dopo un gol, nella stagione ’89-’90 segnò 23 reti. Foto 2) ’93 – ’94 a Reggio arriva l’asso portoghese Paulo Futre. Foto 3) Paulo Futre e l’allenatore Pippo Marchioro. Foto 4) Fabrizio Ravanelli in maglia granata. Foto 5) La Reggiana conquista la A nel ’92 – ’93. Foto 6) Festa dei tifosi granata al teatro Valli: bandiere, fumogeni e tutti dentro la fontana.
La Serie A tra Dal Cin e Futre
Dopo il “tormentone-Ravanelli” che, comunque, frutta alle casse granata quasi 3 miliardi di lire, Corni e Marchioro nell’estate del 1992 – “anno dell’Europa unita, delle mie delle tue vacanze”, come canta all’epoca Jovanotti – assemblano una squadra organica, compatta in campo e coesa nello spogliatoio che senza proclami, partendo a fari spenti, giornata dopo giornata diventa la padrona indiscussa della serie B.
Bucci, Parlato, Zanutta, Accardi, Sgarbossa, Francesconi, Sacchetti, Scienza, Pacione, Picasso, Morello.
È la nuova filastrocca granata, l’undici titolare che ogni tifoso impara a memoria. È la formazione-base che dopo ben 64 anni riporta la Reggiana nel massimo campionato italiano, la prima volta da quando è Serie A a girone unico. Il torneo di Serie B vede la Reggiana partire di scatto tanto che al termine del girone di andata è saldamente in vetta alla classifica, con la netta sensazione che questa volta niente e nessuno rovinerà la festa. E festa sarà. La promozione è matematica con il pareggio di Cesena il 16 maggio, l’apoteosi domenica 6 giugno, con tutta Reggio Emilia che impazzisce di gioia per le vie del centro di una città ubriaca di gioia.
Il campionato di Serie A 1993/94 inizia il 29 agosto con la Reggiana che debutta a San Siro contro l’Inter e si perde 2 a 1. Curiosamente quel campionato per i granata inizia e finisce proprio in quello stadio, ma con esiti diametralmente opposti. Dal Cin e la famiglia Fantinel rilevano le quote di maggioranza della Finsport e per la prima volta nella sua storia la Reggiana ha una proprietà “straniera”. Non sarà la peggiore. In estate arrivano, tra gli altri, Taffarel – che dodici mesi dopo, da portiere della Reggiana, diventerà campione del mondo con il suo Brasile, e Padovano, destinato a vincere tre anni dopo la Champions league con la Juventus. L’inizio è faticoso, stentato. Nel mercato autunnale Dal Cin mette a segno un colpo clamoroso ingaggiando il fantasista portoghese Paulo Futre, già vincitore della Coppa dei campioni con il Porto e secondo classificato nel Pallone d’Oro 1987 alle spalle di Gullit. Un’operazione da fuochi d’artificio che regala a Reggio Emilia e alla Reggiana il calciatore più forte mai visto in oltre 70 anni di storia sulle sponde del Crostolo. Il debutto di Futre avviene domenica 21 novembre, quando al Mirabello arriva la Cremonese. Tutti aspettano lui e lui non tradisce le attese: serpentina in area, tiro secco per l’1 a 0 che fa esplodere il Mirabello di felicità. Una manciata di minuti più tardi quella felicità si tramuta in disperazione. Futre in un contrasto si rompe il tendine e il suo campionato finisce lì. Un dramma per lui e per i tifosi granata. Non per la Reggiana che si compatta, resiste e arriva a giocarsi la salvezza all’ultima giornata. 1° maggio – su coraggio, cantava qualche anno prima Umberto Tozzi – c’è da tornare a San Siro, sponda rossonera, contro il Milan già campione d’Italia per la terza volta consecutiva, il Milan dei vari Baresi, Maldini, Papin, Massaro. La Reggiana ci arriva a pari punti con il Piacenza e tutti ormai sono sicuri che l’ultima retrocessione verrà determinata dallo spareggio. A Milano oltre 10.000 reggiani si impossessano dello stadio Meazza, è il più imponente esodo di tifosi granata della storia. E quel pomeriggio si scrive sul serio un pezzo gigantesco di storia della Reggiana. Minuto 71, Max Esposito segna una rete magnifica, Taffarel dice no al tentativo di pareggio di Massaro: la Reggiana vince 1 a 0 e ottiene la salvezza in Serie A. È l’apoteosi di 6 anni entusiasmanti, la Serie A non solo è stata conquistata, ma anche mantenuta.
Lo Stadio Giglio
Dal Cin ha ottenuto un risultato storico e va spedito verso il suo grande, visionario, obiettivo: costruire uno stadio di proprietà per la Reggiana. Insomma, un bel salto nel futuro. I tifosi lo assecondano, vengono sottoscritti abbonamenti pluriennali anche decennali per finanziare l’impresa. In poco meno di otto mesi il nuovo stadio è pronto: moderno, comodo e denominazione affidata al main sponsor, la Giglio. Il 15 aprile del 1995 per la 27° giornata l’inaugurazione con la Juventus. La Reggiana perde 2 a 1, ma la sconfitta non fa notizia, quello è un campionato che i granata vivono sempre in fondo alla classifica. In autunno finisce l’era Marchioro, ma neppure Ferrari riesce a salvare i granata che retrocedono in serie B.
Occorre risalire subito e la panchina viene affidata al giovanissimo Carletto Ancelotti che dopo un avvio traumatico, porta la Reggiana a conquistare la promozione a Verona, quando a Bentegodi una rete di Strada fa di nuovo impazzire di gioia il popolo granata.
Eppure qualcosa pare essersi rotto, la famiglia Fantinel se ne va e lascia tutto in mano a Dal Cin il quale chiama Luciano Ferrarini alla presidenza. È l’inizio della fine. Ancelotti va a Parma e a Reggio neppure Mircea Lucescu riesce nell’impresa di salvare la Reggiana che, ancora una volta, dopo un solo anno in A retrocede ancora in serie B. I debiti generati dallo stadio aumentano, sarebbe necessario ritornare subito in A, ma nel 1997/98 quello che era accaduto due anni prima non riesce e la Reggiana chiude al 10° posto.
Gli “Anni d’oro della grande Reggiana”, i migliori anni della nostra vita da appassionati granata si chiudono mestamente la stagione successiva. Al crepuscolo degli anni Novanta, la Reggiana non riesce a salvarsi in serie B e retrocede in serie C1 dopo ben 10 anni. Nessuno all’epoca poteva immaginare quanto sarebbe stata difficile la risalita.
(6 Continua)

Alessandro Bassi nasce a Reggio Emilia nel 1973.
Saggista, fa parte della Società Italiana di Storia dello Sport.
Nel 2014 ha aperto il blog di divulgazione storica “Storie di football perduto”:
www.storiedifootballperduto.blogspot.com
Gli anni da bere di Vandelli, ma una Reggiana da serie A finisce in C (5)
“Paura rossa” nell’estate del 1953, la Reggiana riparte dalla IV serie: l’era Del Grosso (4)
Reggiana. La guerra e poi lo storico triumvirato Visconti, Lari, Degola (3)
Reggiana story: ruggenti anni Venti, poi per dieci impantanati in C (2)
Reggiana in C, ma la favola continua. C’era una volta nel 1919…(1)
