Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
Realco: Conad compra i pezzi, peccato aver perso un’altra realtà di Reggio
di Giacomo Scillia
C’è una parola che raramente compare quando si raccontano queste vicende: peccato. Eppure è proprio quella che viene spontanea leggendo che dodici negozi ex Realco sono stati aggiudicati (da Conad) e che per gli immobili rimasti senza proprietario si torna all’asta. Peccato, perché Realco non era soltanto una sigla commerciale, ma un pezzo importante della storia economica e cooperativa reggiana.
Le aste fanno il loro mestiere, i tribunali applicano le procedure, le aziende comprano ciò che ritengono conveniente. Tutto regolare. Ma dietro le carte, le offerte e le aggiudicazioni rimane una domanda molto meno burocratica: come abbiamo fatto ad arrivare fin qui?
Dodici punti vendita hanno trovato un acquirente. Altri restano ancora sospesi, mentre i sindacati guardano soprattutto al futuro occupazionale dei lavoratori. Ed è giusto che sia così. Ma sarebbe sbagliato ridurre tutto alla cronaca di un’asta giudiziaria.
Realco apparteneva a quella Reggio Emilia che per decenni aveva costruito un sistema economico fondato sulla cooperazione, sulla presenza territoriale, sui negozi di vicinato e su un rapporto stretto con le comunità. Un modello che poteva avere difetti, certamente, ma che rappresentava anche un patrimonio economico e sociale.
Oggi quel patrimonio viene venduto pezzo dopo pezzo.
Non serve cercare colpevoli facili. Serve invece chiedersi se la città, la politica, il mondo economico e quello cooperativo abbiano fatto davvero tutto ciò che era possibile per evitare questo epilogo. Perché quando un’impresa profondamente radicata nel territorio arriva alla liquidazione, non perde soltanto chi ci lavorava: perde un’intera comunità.
E allora sì, la parola rimane quella: peccato.
Peccato vedere insegne che hanno accompagnato generazioni di reggiani cambiare proprietà. Peccato assistere alla dispersione di un patrimonio costruito nel tempo. Peccato soprattutto se, passata l’emergenza, nessuno avrà voglia di capire davvero cosa non abbia funzionato.
Perché Reggio Emilia è stata grande anche grazie alla capacità di costruire imprese, cooperative e lavoro. Vederne scomparire una senza interrogarsi sulle ragioni sarebbe il peccato più grande.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.