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125 anni di Cgil a Reggio: il boom economico e i morti del 7 luglio ’60
di Romeo Guarnieri
Nella seconda metà del decennio con il Boom economico inizia il rapido cambiamento di un assetto sociale ed economico plurisecolare: ancora nel 1951 nella provincia gli addetti al settore agricolo sono il 54% degli attivi, nel ’71 si riducono al 21%, mentre gli occupati nell’industria dal 27 % passano al 45%.
L’inizio di questa grande trasformazione è segnato, a Reggio, dalla vicenda del luglio ’60 che vede cinque caduti in piazza ad opera della polizia che spara nella manifestazione promossa dalla CGIL contro la svolta a destra del governo Tambroni: i “morti di Reggio Emilia” lasciano un segno nella mentalità e memoria collettiva, specie dei giovani che dal lavoro nella campagna divengono operai nell’industria, nell’edilizia, nei servizi.
Gli anni Sessanta vedono l’affermarsi di una non scontata ripresa della presenza e iniziativa sindacale in un tessuto industriale in gran parte nuovo, si attua una nuova unità sindacale, che si basa su un rinnovamento profondo del sindacato e del suo modo di essere. Sono gli anni della contrattazione articolata sui luoghi di lavoro, dei consigli dei delegati e delle assemblee, gli anni in cui gli obiettivi dalla fabbrica diventano sociali con i consigli di zona e la vertenza dell‘ 1% finalizzato alla creazione di un fondo, con il contributo delle aziende, per realizzare asili nido, mense, interventi per migliorare i trasporti pubblici. Dalle vertenze sindacali viene una spinta alla creazione ed affermazione di servizi quali la medicina del lavoro e ambientale e lo sviluppo dei servizi educativi. Esempio tipico di recente ricordato è quello della realizzazione della mensa interaziendale di Corte Tregge, una zona industriale nata negli anni Sessanta nel comune di Cavriago a ridosso della via Emilia: il sindacato dei consigli di fabbrica e dei delegati rivendica la realizzazione, con il contributo delle aziende, di una mensa interaziendale aperta a tutti, cioè si individua un obiettivo sociale rifiutando la soluzione di un disagio attraverso quella era definita “monetizzazione”.
La difesa del lavoro, i servizi di tutela
Dalla seconda metà degli anni Settanta il clima cambia, inizia un lungo periodo in cui sugli obiettivi sociali prevale la difesa del lavoro, le cui condizioni cambiano rapidamente. La lunga vertenza del Calzificio Bloch, lo storico luogo delle lotte per il lavoro e l’affermazione dei diritti delle lavoratrici, assume un significato che va oltre il caso specifico, per scongiurare la chiusura non basta una mobilitazione che coinvolge l’intera provincia, il sindacato riesce ad attuare una tutela del lavoro attraverso la mobilità individuale.
Gli ultimi decenni di storia del sindacato sono caratterizzati prevalentemente dalla difesa delle condizioni del lavoro, nella quantità e nella qualità, dalla ricerca di forme di rappresentanza per le nuove forme di lavoro, anche nei settori che vedono uno sviluppo dell’occupazione spesso non tutelata, con ampia presenza del lavoro precario, come la logistica.
Si consolida e si sviluppa poi l’attività per la tutela e la difesa del lavoratore nella dimensione sociale, particolarmente importante per i più deboli, come i giovani, gli immigrati, le donne. Oltre al patronato Inca, che dagli anni ’40 si occupa della tutela individuale, e al Caf per l’assistenza al contribuente, la CGIL promuove la nascita di organismi di tutela del consumatore (Federconsumatori,) e dell’inquilino (Sunia).
Foto 1) Gli scontri e i morti del 7 luglio 1960 in piazza a Reggio. 2) I ragazzi dalla maglietta a strisce prima degli scontri in piazza del luglio ’60. 3) Uno sciopero a Reggio nel 1969. 4) Manifestazione dei lavoratori anni Settanta. 5) Lavoratori in strada fine anni Settanta. 6) Un corteo contro la guerra nel 1991. 7) Uno sciopero nel 2025.
La CGIL promuove poi in prima persona iniziative con carattere politico più generale, come le proposte di legge di iniziativa popolare e i referendum, ultimo dei quali quello tenuto nel 2025, sui temi detti “del lavoro”. In quest’ultima occasione, pur in presenza di un risultato complessivamente negativo, la partecipazione al voto a Reggio Emilia è stata superiore di oltre 10 punti percentuali alla media nazionale, raggiungendo il 42 %. E’ un segno della influenza profonda lasciata dal sindacato nella società reggiana, specie nei luoghi con una tradizione lunga di presenza e radicamento, valga l’esempio di Fabbrico, dove la partecipazione ha superato il quorum con il 52%.
La CGIL reggiana tra passato e futuro
La Camera del lavoro reggiana ha sempre avuto ed ha mantenuto, anche nella fase più recente della sua storia, un ruolo importante sul piano nazionale, per la presenza che saputo mantenere sui luoghi di lavoro, per la partecipazione alle vertenze e mobilitazioni generali, ed anche per aver espresso dirigenti sindacali con ruolo nazionale. Sono da ricordare a questo proposito Eugenio Capitani, dal 1971 al ‘74 primo segretario generale del neo costituto sindacato scuola della CGIL, Tiziano Rinaldini, recentemente scomparso, dirigente nazionale del sindacato metalmeccanici negli anni Settanta, il cui contributo di pensiero “dal punto di vista del lavoro” è stato importante ed apprezzato. Da Reggio provengono negli anni Duemila Gianni Rinaldini, segretario nazionale Fiom dal 2002 al 2010, Enrico Panini, dirigente a lungo del sindacato scuola e della conoscenza (FLC), e da ultimo l’attuale segretario generale Maurizio Landini.
Nella ormai lunga storia della Camera del lavoro ritroviamo presenti alcuni temi, nei decenni, che vanno assieme ma anche oltre la sola difesa del lavoro e delle sue condizioni, sono i temi che esprimono l’aspirazione al controllo del modo in cui il lavoro si svolge e di quali sono i suoi fini, quell’antica aspirazione che possiamo definire l’essere “padroni del proprio lavoro”. Tale aspirazione la ritroviamo all’origine nella cooperazione di lavoro (fu l’ associazione di queste cooperative nel 1901 a farsi promotrice della nascita della Camera del Lavoro), nelle affittanze collettive per la conduzione diretta dei terreni, in esperienze come la Cooperazione integrale di Santa Vittoria, nel tentativo di fare delle Reggiane una cooperativa dopo l’occupazione del 1920, nella vicenda del trattore R60 realizzato dai lavoratori durante l’occupazione del 1950-51, nella la politica delle riforme degli anni Sessanta-Settanta con la sua traduzione sul territorio attraverso i consigli di zona e in vertenze quali quella dell’1% per cento del contributo delle aziende sul monte salari per la realizzazione di servizi sociali, col fine di contribuire a determinare agli indirizzi di sviluppo orientandoli sulle tematiche sociali, ancora con la cosiddetta “prima parte dei contratti” e il diritto all’informazione su investimenti e indirizzi di sviluppo tra anni ’70 e ’80. Si tratta di residui di un passato glorioso da guardare con nostalgia, o dicono qualcosa anche al presente ed ai problemi del oggi, quando il “punto di vista del lavoro” si deve misurare con gli effetti sempre nuovi e in rapido mutamento prodotti della innovazione tecnologica dei nostri anni?
(2 fine)
Cgil, 125 anni di battaglie per il lavoro: Reggiane e mito del trattore R60 (1)
Romeo Guarnieri, già insegnante di storia e filosofia in diverse scuole reggiane (Liceo Moro, Bus Pascal, Istituto D’Arzo), impegnato nel sindacato scuola della CGIL, di cui è stato segretario provinciale. Dopo il pensionamento è stato coordinatore per Reggio di Proteo Fare Sapere, agenzia riconosciuta dal Miur come soggetto qualificato per la formazione e promozione professionale del personale scolastico.
Ha svolto attività di ricerca storica, su temi di storia della scuola e di storia sociale, in collaborazione con Istoreco.
Bibliografia minima
Sulla storia e caratteristiche della Camera del lavoro nel suo primo quarto di secolo di vita, il testo di due autori che sono stati anche tra i costruttori:
Manlio Bonaccioli, Amleto Ragazzi, Resistenza Cooperazione Previdenza nella provincia di Reggio Emilia (1886-1925), Reggio Emilia, Cooperativa lavoranti Tipografi, 1925
Sulla storia delle Reggiane:
Melossi D. Ruggerini MG Versace L. Restaurazione capitalistica e Piano del lavoro. Lotta di classe alle Reggiane, 1949-1951, Roma, ESI, 1977
In occasione del centenario della Nascita della Camera del lavoro sono state prodotte ricerche confluite in alcuni importanti volumi:
AA.VV. Uniti siamo tutto, alle origini della Camera del Lavoro di Reggio Emilia, Reggio Emilia, Litograf, 2001
L. Baldissara, M. Bergamaschi, A. Canovi, A. De Bernardi, A. Pepe (a cura di), Un territorio e la grande storia del ‘900: il conflitto, il sindacato e Reggio Emilia, 2 voll, .Roma, Ediesse, 2002
Altre pubblicazioni successive:
L. Baldissara (a cura di), Tempi di conflitti, tempi di crisi. Contesti e pratiche del conflitto sociale a Reggio Emilia nei “lunghi anni Settanta”, L’ancora, 2008
M. Carrattieri, La Camera del Lavoro di Reggio Emilia nel Novecento, in C. De Maria (a cura di) Le camere del Lavoro in Emilia-Romagna ieri e domani, Bologna, Editrice Socialmente, 2013
Sulla più importante categoria industriale reggiana è la pubblicazione più recente:
E. Betti, T. Cerusici, Uniti si vince. La Fiom di Reggio Emilia nei lunghi anni Settanta tra storia, memoria e archivi, Bologna University Press, 2025
Ancora in atto: la Camera del Lavoro Territoriale, con la collaborazione di Istoreco e con il supporto dello Spi Cgil, ha dato vita ad un progetto di ricerca teso alla ricostruzione delle biografie dei componenti delle Segreterie confederali provinciali della CGIL di Reggio Emilia dal 1945 ai giorni nostri. Il lavoro di ricerca, ancora aperto, ha portato alla ricostruzione di decine di biografie dei dirigenti della Cgil reggiana ed è accessibile sul sito CGIL Reggio Emilia.