Sciopero generale di due ore contro il lavoro che uccide
I sindacati Cgil Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di due ore nella giornata di oggi venerdì 29 maggio dopo la morte di Simone Dallai, l’operaio di 47 anni deceduto martedì scorso a Corte Tegge di Cavriago. I sindacati sostengono sia inaccettabile che, dopo il terzo decesso per incidente sul lavoro, ci possa ancora il rischio che ciò si ripeta, se non cambiano le condizioni del lavoro, se formazione e prevenzione restano sulla carta, e se la sicurezza continua ad essere vissuta come un costo. L’impegno per la sicurezza è costante, proseguono i sindacati. Ma servono più ispettori, medici del lavoro, controlli, e anche una cultura della salute che entri nell’organizzazione del lavoro e negli obiettivi delle imprese. Cgil, Cisl e Uil criticano anche il rallentamento dei tavoli con Comune e Provincia.
Quando il lavoro è una condanna a morte, la civiltà ha fallito
C’è una frase che dovrebbe restare scolpita davanti a ogni fabbrica, ogni cantiere, ogni magazzino, ogni azienda: chi esce di casa per guadagnare il pane deve tornare a casa vivo. Tutto il resto viene dopo.La produttività viene dopo.I tempi di consegna vengono dopo.Il profitto viene dopo.Le urgenze aziendali vengono dopo. Perché quando un uomo muore sul lavoro, non muore soltanto un lavoratore. Muore un padre, un figlio, un marito, un fratello, un amico. Muore una parte della dignità collettiva. Muore la promessa fondamentale di una società civile: quella secondo cui il lavoro dovrebbe dare futuro, non funerali. E invece siamo ancora qui. Ancora una volta. Ancora davanti all’ennesima tragedia. Un uomo schiacciato, travolto, caduto, folgorato, stritolato da un meccanismo che avrebbe dovuto essere controllato, prevenuto, fermato prima. Cambiano i luoghi, cambiano i nomi, cambiano i dettagli della cronaca, ma la sostanza resta sempre la stessa: si continua a morire per…
MiglioraRe, in centro storico ci molla pure il comitato commercianti
Nel centro storico di Reggio Emilia, oltre ai negozi che abbassano le serrande, una specie di emorragia continua, ha alzato bandiera bianca anche il Comitato dei commercianti.Parliamo di MiglioraRe, comitato formato da esercenti storici e residenti (tra i quali i portavoce del movimento Andrea Bottazzi e Marco Merola), nato due anni fa nel cuore della città con l’intenzione di contribuire a ridare slancio alle attività e alla vita dell’esagono, gruppo che è stato invece a sua volta inghiottito dell’avanzante desertificazione.Il Comitato, composto da volonterosi commercianti e residenti e animato da buoni propositi, a suo tempo, dopo una manifestazione in piazza del Monte con sit-in e un incontro pubblico all’hotel Posta, aveva presentato alla giunta di Reggio una serie di punti sui quali agire: sicurezza, accessibilità e parcheggi, cura e pulizia della città, recupero degli spazi vuoti e decoro. Le richieste erano state avanzate attraverso alcuni slogan: “Come si è investito…
Il centro che perde i pezzi. Chiude anche il Blanc Cafè di via Farini
Dopo 13 anni di attività chiude un altro pezzo di centro storico di Reggio Emilia. Stavolta la saracinesca si abbassa in via Farini ed è quella del Blan Cafè, un bel bar con distesa a pochi passi dalla Biblioteca Panizzi e dalla chiesa di San Giorgio. La musica che suona è sempre la stessa, Marzia Rossi, che gestisce il locale, ha spiegato che lascerà il 27 di giugno, dicendosi rammaricarta e amareggiata dallo stato di abbandono in cui ormai da anni si trova il centro storico, sempre più svuotato di attività e clienti e con problemi quotidiani di sicurezza anche nella stessa via Farini, una volta elegante strada del passeggio. Scrive in un post sui social Marzia Rossi annunciando la prossima chiusura: “Cara famiglia del Blanc Cafè ❤️ amici e clienti affezionati,scrivo questo post con il cuore davvero pesante e un’amarezza profonda che faccio fatica a nascondere.Il prossimo 27 giugno…
Il lavoro che uccide. Operaio di 47 anni schiacciato da un muletto a Corte Tegge
Il lavoro che ancora oggi uccide. Un operaio di 47 anni, Simone Dallai, è morto sul lavoro in un’azienda del Reggiano, la ditta Mazzoni Srl a Corte Tegge di Cavriago, schiacciato da un muletto. Il dipendente della storica ditta metalmeccanica si trovava nel cortile dell’azienda al lavoro sul muletto, quando il mezzo si è ribaltato e lo ha schiacciato non lasciando scampo all’operaio. Erano le 16.50 del pomeriggio di martedì, quando sul posto sono arrivati i soccorsi, il personale della Medicina del lavoro e i carabinieri che hanno tentato di salvare il 47enne che, però, apparso sin da subito in condizioni molto gravi, non ce l’ha fatta.
La sicurezza un diritto: troppi reggiani ospiti impauriti nella loro città
Ci siamo stancati del buonismo di maniera, di quella retorica stanca secondo cui ogni richiesta di sicurezza sarebbe autoritarismo, ogni divisa sarebbe sospetta, ogni intervento deciso delle forze dell’ordine dovrebbe essere accompagnato da mille distinguo, mille cautele, mille paure politiche. La verità è molto più semplice e molto più dura: in troppe città italiane, e anche nel cuore di Reggio Emilia, la libertà non l’hanno persa i delinquenti. L’abbiamo persa noi. L’ha persa il cittadino che non esce più tranquillo la sera. L’ha persa il commerciante che abbassa la saracinesca con l’ansia. L’ha persa l’anziano che evita certe strade. L’ha persa la donna che cambia marciapiede. L’ha persa chi paga le tasse, rispetta le regole, lavora, vive civilmente e poi si sente ospite impaurito nella propria città. E qui va detto chiaro: la percezione di insicurezza non esiste. La sicurezza c’è o non c’è, punto. È molto semplice. Se prendi…
Arrestato in via Roma 22enne: è accusato di contatti con l’Isis
E’ stato arrestato a Reggio Emilia, in centro storico, mentre passeggiava per via Roma un 22enne italiano di origini marocchine accusato di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. Secondo gli investigatori, era in contatto con un sostenitore dell’Isis, che gli avrebbe proposto di istruirlo e finanziarlo per compiere un attentato. Il fermo giovedì dopo l’indagine della Digos reggiana e di quella di Bologna. Si tratta di un giovane già conosciuto dalla pubblica sicurezza internazionale, arrestato in Germania nel 2024, poi espulso dal Paese, dove ascoltato dalla polizia si era detto un sostenitore dello Stato islamico. Arrivato poi in Italia era stato inserito dalla Questura in un percorso di assistenza. Il 22enne è stato scortato in carcere.
Monopattini. Il parcheggio maleducato un gioco social
Basta girare per le strade cittadine per accorgersi (come testimoniano queste foto) che molto spesso i monopattini vengono abbandonati nei posti più impensati. Sulle strisce pedonali, a ostruire l’ingresso di una ciclabile, a sbarrare un passo carraio, incollati al paraurti di un’auto in sosta, impedendole di fatto la manovra, su un marciapiede o piantati in mezzo a un porticato.Nel maggior parte dei casi, però non si tratta di spontanea trascuratezza o di semplice maleducazione, ma di pose pensate ad arte che poi vengono scambiate e si girano con foto sugli smartphone sui social.
Monopattini e bici elettriche, la strada non è una jungla: come funziona
Dal 16 maggio è scattato l’obbligo della targa per i monopattini elettrici. A luglio sarà obbligatoria anche l’assicurazione. Sull’argomento abbiamo intervistato Carlotta Bonvicini, 42 anni, assessora alle Politiche per il clima e alla Mobilità sostenibile del Comune di Reggio Emilia. Assessora potrebbe farci il punto della situazione? Sui monopattini elettrici siamo in una fase di progressiva applicazione delle nuove norme nazionali. Dal 16 maggio è entrato in vigore l’obbligo del contrassegno identificativo e nei prossimi mesi è previsto anche l’avvio dell’obbligo assicurativo. Sono disposizioni definite a livello nazionale e che i Comuni sono chiamati ad applicare. Credo però che sia importante mantenere uno sguardo equilibrato: i monopattini, come le biciclette, rappresentano uno strumento di micromobilità che in questi anni ha consentito a molte persone di spostarsi in modo sostenibile, accessibile e spesso alternativa all’auto privata. Naturalmente servono regole, sicurezza e rispetto reciproco, ma senza demonizzare mezzi che possono contribuire a…









Il lavoro che uccide: “La tecnologia c’è, ma costa e non è un obbligo di legge”
Il lavoro uccide ancora. Ieri un operaio di 47 anni, Simone Dallai, è morto sul lavoro in un’azienda del Reggiano schiacciato da un muletto e con modalità simili altri due operai in Toscana e Sicilia.Sulla questione della sicurezza sul lavoro abbiamo rivolto alcune domande ad Alex Scardina, 40 anni, coordinatore della Uil di Reggio Emilia. Scardina, com’è possibile, ci si chiede, pensando anche alla tecnologia che governa molta parte del mondo lavoro? È la domanda più amara e sensata che ci si possa porre oggi. La risposta purtroppo non sta nei limiti della tecnologia, che le soluzioni ingegneristiche le avrebbe già pronte, ma nelle logiche economiche, culturali e organizzative che continuano a governare il mondo del lavoro. Oggi esistono sistemi di sicurezza straordinariamente avanzati. Parliamo di carrelli elevatori dotati di sensori di prossimità laser che frenano automaticamente se rilevano un ostacolo o una persona nel raggio d’azione, sistemi di intelligenza…
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