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RcfArena, ecco l’exit strategy dopo il pasticcio Helwatt Festival
di Fabio Macchi
Rinviare Travis Scott al prossimo anno; sperare che il Governo – sollecitato anche dal Consiglio comunale sull’inedito asse Pd e alleati-Lista civica Tarquini – accolga la richiesta di Calenda e vieti l’ingresso nel nostro Paese a Kanye West per le sue dichiarazioni e le sue magliette filonaziste così come avvenuto in Gran Bretagna; limitarsi all’Iren Green Park (o boulevard, o vialone per dirla alla reggiana) per gli eventi cosiddetti minori, ma con artisti comunque di calibro internazionale (Swedish House Mafia, Clean Bandit, Rita Ora, Ozuna, il nostro Benny Benassi).
E’ questa l’exit strategy a cui si sta lavorando in CVolo per salvare il salvabile dal fu Hellwatt Festival, la megaproduzione estiva finita – di nome, ma non ancora di fatto – con il brusco interrompersi del rapporto con Victor Yari Milani. Una sorta di missione disperata alla salvate il soldato Ryan affidata a Vittorio Dellacasa nei panni di mister Wolf. Che di problemi da risolvere ne avrà parecchi, se un esperto come Damir Ivic – che da tempo esprime perplessità sulla rassegna reggiana – arriva a dire che forse annullare tutto potrebbe essere una decisione “non così sbagliata”, pur comportando “giganteschi danni economici e d’immagine”.
In ogni caso anche per quest’anno, parafrasando gli sfottò calcistici, pare evidente che il definitivo lancio della RcfArena sarà… l’anno prossimo. Pure nel 2026 l’agenda dei concerti sarà infatti ridotta all’osso e l’ambiziosa venue più grande d’Europa – costata anche 1,7 milioni di fondi regionali ed europei – rischia di rimanere pressoché deserta, orfana al momento anche di quei simpatici habituée dei Pinguini tattici nucleari.
L’Hellwatt Festival, con le sue star internazionali spalmate su tre weekend di un luglio ormai alle porte, lui sì avrebbe probabilmente lanciato definitivamente la RcfArena, anche sotto il profilo economico. Portando finalmente un po’ di ossigeno alle casse di CVolo, le sette società con in testa Coopservice che gestiscono l’area e che ad oggi, a fronte di un costo di 13,1 milioni (al netto dei contributi pubblici), hanno inanellato una serie di bilanci costantemente in perdita: 101.000 euro nel 2024, addirittura 1 milione e 55.000 nel 2023, altri 153.000 e 500.000 euro nel 2022 e 2021, anni in cui però – grazie al Decreto Covid – era stato possibile non mettere a bilancio ammortamenti per 1 milione e 173mila euro, riducendo così sensibilmente il passivo.
Ma a poco più di un mese dal debutto, il luglio di fuoco della RcfArena continua ad essere caratterizzato da dubbi, errori (come il valzer dei prezzi nella vendita dei biglietti di Ye), probabili scazzi e cambi di nome. Veniamo dunque alle poche certezze ad oggi riferibili. La buona notizia è che qualcosa a luglio ci sarà. Non si chiamerà più Hellwatt Festival (nonostante la costosa campagna pubblicitaria avviata anche sulle tv nazionali), nemmeno più Rassegna estiva o Summer Show (nome invero mai parso in alcuna comunicazione ufficiale), ma Pulse of Gaia, format internazionale creato da professionisti del calibro di Zamna Group che ha debuttato lo scorso anno a Madrid con una sola data, ma portando – tra gli altri – i Gorillaz.
Di che si tratta? Sul sito di CVolo ci spiegano che è “un festival multi-genere, riconosciuto globalmente per esperienze immersive, con una visione contemporanea dell’intrattenimento basata su meno impatto energetico, grande forza scenografica, immersiva ed emozionale”. E che “Gaia” richiama la Terra come organismo vivo, mentre il “Pulse” rappresenta il battito collettivo della musica e delle persone. Se siete boomer come me e non ci avete capito una mazza, sul sito ufficiale di Pulse of Gaia trovate un video realizzato con l’AI che sicuramente vi schiarirà le idee…
Idee non ancora del tutto chiare, invece, su chi si esibirà alla RcfArena o all’Iren Green Park. Anche perché i siti dei vari protagonisti (RcfArena, CVolo e Zamna attraverso Pulse of Gaia) non hanno evidentemente ancora raggiunto un “battito collettivo”. Per RcfArena la date confermate sembrerebbero solo tre: 5, 11 e 18 luglio.
Peccato che il sito ufficiale di Pulse of Gaia continui ad elencare tutte le date e pure a confermare tutti gli artisti “in origine” (ai tempi dell’Hellwat Festival si suppone) programmati, quindi 4, 5, 11, 18 e 19 luglio.
La differenza non è di poco conto perché, al di là della possibile riduzione delle giornate da 5 a 3 e dello spostamento del debutto dal 4 al 5 luglio, il 17 luglio è la data del previsto concerto dell’altra star di grido della rassegna oltre a Ye, di cui è amico, l’altro rapper Travis Scott. Ufficialmente, per le date del 17 e del 4 luglio (quando tra l’altro si sarebbe dovuto esibire Baby Gang, che però è attualmente detenuto nel carcere di Busto Arsizio, a conferma della cattiva stella che purtroppo fin dall’inizio brilla su questa kermesse) “seguiranno comunicazioni”. Intanto, si stanno susseguendo – sui social degli amanti del rapper – le imprecazioni dei fan che da tutta Europa hanno prenotato voli e hotel per arrivare a Reggio Emilia.
Ma il rischio che il concerto di Travis Scott slitti al prossimo anno è abbastanza concreto, con sospiro di sollievo anche in Prefettura e tra i responsabili della sicurezza, visti gli 8 morti e 300 feriti all’Astroworld Festival in Texas nel 2021. Anche perché i 20.000 biglietti finora venduti (i Pinguini tattici nucleari avevano portato a Reggio 55.000 persone) sono ben poca cosa rispetto agli 80.000 sui quali gli organizzatori puntavano.
Del resto l’exit strategy da cui siamo partiti, contempla appunto – per salvare il salvabile – lo slittamento di Travis Scott al 2027, così come un aiuto che si spera giunga “dall’alto” per far saltare anche il concerto di Kanye West evitando sanguinose penali. Sono soltanto ipotesi, sia chiaro, perché la situazione è talmente imprevedibile che può ancora succedere davvero di tutto: pure che Ye e Travis Scott duettino sul palco insieme a un rabbino e all’ultimo si aggiunga anche Baby Gang fresco di scarcerazione.
Stay tuned, come suol dirsi e come recitava fino all’altro giorno il redivivo account Instagram dell’Helwatt Festival prima di scomparire improvvisamente.
Già, perché anche una volta salvata la RcfArena da questo pasticcio, ci sarà da chiudere i conti con Victor Yari Milani. Che l’altro giorno, intervistato da Alvise Salerno a Music Teller, ha già annunciato di essersi rivolto a “un team internazionale di legali per cause milionarie nei confronti di tutti i soggetti coinvolti che hanno danneggiato la mia immagine e il mio brand”.
Milani ha infatti affermato di avere un contratto blindato quinquennale per il rebranding della RcfArena firmato con CVolo, “dove mi ha fortissimamente voluto il presidente Andrea Cattini, che è anche direttore finanziario di Coopservice”. “CVolo è solo proprietaria della location, non un promoter, per questo si sono rivolti a me e io ho portato loro i migliori professionisti tra artisti e esperti di eventi, scenografia e sicurezza”, ha aggiunto. “Poi hanno deciso di buttare fango su di me, per motivi che sicuramente non sono quelli che hanno detto, perché io ho sempre rispettato il budget e li ho fatti risparmiare”, ha concluso ammettendo comunque che, a prescindere dal marchio Hellwatt Festival (col quale però, fino all’altro giorno, sono stati venduti i biglietti) i contratti con gli artisti sono stati “firmati da CVolo e pagati da Coopservice”.
Non resta che aspettare i prossimi sviluppi…