L’amore appena nato è già finito. Così come l’Hellwatt Festival, la cinque giorni spalmata in tre weekend di luglio e scandita tra pre e after party, set night e grandi eventi che dovrebbe arroventare l’estate reggiana e, soprattutto, lanciare definitivamente dopo un avvio tra poche luci e molte ombre l’ambizioso progetto della Rcf Arena, già Campovolo.
Appena nato, anche l’Hellwatt Festival è già finito. Ma gli estimatori del discusso e discutibile Kanye West detto Ye, di Travis Scott e compagnia cantando (tra gli altri Wiz Khalifa, Swedish House Mafia, Martin Garrix, Afrojack, Clean Bandit e il reggiano Benny Benassi) possono stare – per ora – tranquilli. L’Hellwatt Festival ha solo cambiato nome e da oggi, sul sito uficiale, viene presentato come Rassegna estiva dell’Rcf Arena. Un nome invero un po’ vintage se non démodé, che ricorda i film sotto le stelle sui duri seggiolini agli ex Stalloni. E che potrebbe cambiare nuovamente: c’è chi ipotizza Summer shows, che non sia mai che tra venue e boulevard si usi un titolo in volgare italiano. Sta di fatto che il cambio di nome certifica anche un deciso cambio di passo nell’organizzazione di questo mega-evento e il primo tangibile risultato della clamorosa rottura tra C.Volo – la società che gestice la Rcf Arena ex Campvolo e produce lo show – e Victor Yari Milani, il misterioso direttore artistico del fu Hellwatt Festival. Il manager venuto dal nulla (o dalla Russia con amore, stando alle sue sedicenti esperienze lavorative per il ricevimento del matrimonio di una figlia di Putin) che alla conferenza stampa in Comune, tra gli squardi allibiti dei giornalisti, aveva definito l’Hellwatt Festival “una produzione a livello economico superiore a quella di Tomorrowland” con “una line up nettamente superiore a quella di Coachella”. Avendo l’ardire di aggiungere che anche artisti come Bruno Mars, Kendrick Lamar e Rosalia avrebbero tanto voluto cantare all’ex Campovolo, ma che lui – Victor Yari – aveva preferito di no…

Anche l’amore appena nato tra Victor Yari Milani e C.Volo è dunque già finito. Ma questa potrebbe anche essere una buona notizia: il buon, vecchio e caro portone che, chiusa la porta, si spalanca dinnanzi alla kermesse reggiana, sulla cui riuscita da subito in tanti hanno espresso più di una perplessità. Tra i primi, un esperto come Damir Ivic che ora scrive su Soundwall che “i nodi vengono al pettine (e non sono per niente belli)”, ricordando la “tragicomica sequela di errori, correzioni in corsa e marce indietro” che hanno caratterizzato l’Hellwatt Festival fin dalla prevendita dei concertoni di Travis Scott e Ye, per altro non ancora sold-out. Tra gli ultimi, proprio in queste ore, anche il reggiano Roberto Meglioli, che insieme ad Alfredo Medici portò al Campovolo il PopMart Tour degli U2 nell’ambito della Festa dell’Unità del 1997 (quasi 150.000 paganti, anche senza venue e boulevard…). “Serve urgentemente una riflessione normativa e di governance del mercato: l’accesso all’organizzazione di grandi eventi dal vivo dovrebbe essere subordinato a requisiti dimostrabili. Non basta avere i soldi, serve sapere cosa farne”, ha detto Miglioli parlando a nome di Per, l’associzione Promoter Emilia-Romagna, di “una struttura organizzativa non all’altezza della responsabilità assunta”.
Dopo… l’Anpi e tuoni, insomma, ha iniziato a piovere. E, nella speranza che non venga a grandinare, alla C.Volo hanno fatto un po’ come alla Reggiana. Hanno cambiato allenatore quando lo spettro retrocessione ha iniziato minacciosamente ad allungarsi sul prato del Campovolo: via Milani (che pare avesse registrato a suo nome il marchio Hellwatt Festival, da qui probabilmente il cambio di nome, nonostante la campagna pubblicitaria già iniziata anche sulle reti Mediaset), dentro Vittorio Dellacasa, 60enne production manager con uffici a Milano, Roma e New York. Un mister Wolf che risolve problemi e che ha lavorato (per davvero) con artisti del calibro di Madonna, Sting, Stevie Wonder, Bono Vox, Peter Gabriel, Bjork, Coldplay, Avril Lavigne, Depeche Mode, Guns n’ Roses, The Who, Simply Red, Maroon 5, Lady Gaga, Adriano Celentano, Marco Mengoni, Aerosmith, Black Eyed Peas… In pratica la Nazionale cantanti delle meraviglie.
Della sicurezza – stando a quanto scrive Il Post, in passato pure molto critico verso il festival reggiano – si occuperà invece lo studio Sigfrida, che di recente ha lavorato alle Olimpiadi di Milano-Cortina, mentre i rapporti con le agenzie degli artisti saranno tenuti da Richard Santoro, dall’agenzia FPWS Artist Hub di Fabrizio Perdomi e da Zamna, un festival di musica elettronica nato a Tulum, in Messico, tra i marchi più riconosciuti a livello internazionale nel settore.
La C.Volo, insomma, va all-in sulla rassegna estiva, nella consapevolezza che il futuro del progetto Rcf Arena si giocherà questa estate. Dopo quattro stagioni di cartelloni abbastanza ridotti all’osso (pur con i botti di Harry Styles e AC/DC, gli unici a ripetere il soldout di Ligabue che a giugno 2022 inaugurò l’arena) un fallimento del fu Hellwatt Festival rischia di far saltare il banco. E già si fanno gli scongiuri ripensando ai due eventi (si spera stavolta senza il fatidico tre…) cancellati nel 2023 (il “One More Fest” con Machine Gun Kelly, Blanco e altri, saltato per “motivazioni tecnico-produttive non riconducibili agli artisti”) e nel 2025, quando lo spettacolo “Le Cirque Top performer” è stato prima rinviato e poi definitivamente annullato a causa della messa in liquidazione giudiziale della società circense.
(foto dal sito Rcf Arena)
