Nelle ultime settimane a Reggio e provincia si sono verificati diversi episodi di disagio psico, uomini che si sono denudati in pubblico o hanno dato fuoco a simboli della Resistenza. Le risposte delle istituzioni – ce ne siamo occupati qui – sembrano più rivolte alla denuncia penale che ai risvolti psichici e sociali. Eppure da un paio d’anni Volt Italia ha presentato alla Regione Emilia-Romagna, raccogliendo ben 6.300 firme, una proposta di legge di iniziativa popolare per istituire un servizio pubblico di psicologia di base. Per saperne di più, abbiamo parlato con Claudio Gambella, 38 anni, attivista di Volt Italia * e portavoce della proposta di legge in Emilia-Romagna.
Cosa chiedete con la legge di iniziativa popolare che avete presentato in Regione?
La proposta vuole fare una cosa semplice: rendere lo psicologo accessibile a tutte e tutti, nello stesso modo in cui lo è il medico di famiglia. Non uno sportello a cui rivolgersi in caso di crisi conclamata, ma una presenza stabile nel territorio, nelle Case della Comunità, nei distretti sanitari, dentro le reti sociali dove le persone vivono davvero.
Un servizio gratuito e universale. Lo psicologo di base lavora fianco a fianco con i medici di medicina generale e i pediatri, interviene nelle situazioni di disagio quotidiano – ansia, solitudine, lutti, difficoltà familiari, momenti di crisi – e indirizza verso i servizi specialistici solo quando è necessario. La proposta prevede circa 580 professionisti su scala regionale, con un costo stimato che, grazie alla riduzione attesa della spesa farmaceutica, potrebbe in larga parte ripagare sé stesso nel tempo.

Perché avete ritenuto importante presentarla?
Perché il disagio psicologico non è un problema di poche persone, ed è sbagliato trattarlo come tale. Riguarda chi ha perso il lavoro, chi attraversa una separazione, chi accompagna un familiare malato, chi cresce in un contesto difficile. Riguarda i giovani, che sempre più spesso si trovano soli davanti a emozioni e criticità che non hanno gli strumenti per gestire. A spingerci verso questa proposta di legge – anche se l’idea era già presente in Volt Bologna da tempo – è stato un laboratorio organizzato con la dottoressa Elena Miani. Ci ha presentato i risultati di una sua ricerca condotta nelle scuole superiori dell’Emilia-Romagna dopo il Covid, “Tra presente e futuro: essere adolescenti in Emilia-Romagna”: un quadro preoccupante di esclusione sociale, bullismo, solitudine, e una diffusa mancanza di strumenti e di punti di riferimento a cui ragazze e ragazzi potessero appoggiarsi. Dati che non si potevano ignorare e che ci hanno convinto che era il momento di agire.
In quale situazione il sistema attuale lascia queste persone?
In una zona grigia: troppo complesse per essere gestite con una prescrizione, non abbastanza gravi da accedere ai servizi specialistici. Chi ha risorse può rivolgersi a un professionista privato. Chi non le ha, spesso non può fare nulla, con il rischio che la situazione peggiori. Noi di Volt riteniamo questa mancanza di accessibilità inaccettabile in un sistema sanitario pubblico. Portare lo psicologo fuori dagli ambulatori e dentro la comunità significa anche abbattere lo stigma culturale che ancora circonda la salute mentale: chiedere aiuto deve diventare normale, non un segnale di debolezza.
A che punto è l’iter della legge regionale?
Dopo la validazione della proposta da parte delle Consulta di garanzia a fine 2024, ci sono state alcune discussioni informali con alcuni membri del Consiglio regionale. Il 3 marzo 2026 la Commissione “Politiche per la salute e politiche sociali” ci ha convocati in audizione, insieme al professor Paride Braibanti, promotore della proposta nazionale “Diritto a stare bene”, e alla presidente Luana Valletta dell’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna. Un segnale di attenzione istituzionale che abbiamo accolto con favore. Detto questo, ad oggi la discussione della proposta non è stata calendarizzata dall’Assemblea legislativa. Continuiamo a lavorare nel dialogo con la Giunta regionale e con le realtà che operano ogni giorno nel campo della salute mentale, perché siamo convinti che una legge strutturale – non una misura sperimentale – sia in grado di garantire un servizio davvero stabile e accessibile su tutto il territorio.
(*) Volt Italia è la sezione italiana di Volt Europa, partito politico paneuropeo fondato nel 2018 in risposta alla Brexit, presente in tutti i paesi dell’Unione Europea con un programma unico e condiviso. Si colloca nell’area progressista con una visione federalista dell’Europa e un forte accento su welfare e diritti civili, sostenibilità e transizione ecologica, innovazione nelle politiche pubbliche e infine la riforma dei trattati dell’Unione europea, per un’Unione europea più democratica e trasparente.
