Nel 2027 ricorrerà il 150° anniversario della nascita di Meuccio Ruini, uomo politico, tecnico della pubblica amministrazione e scrittore di storia, tanto attivo nella politica nazionale e fecondo nella produzione saggistica, quanto poco noto al grande pubblico.
L’attualità della sua figura non è data solo dal prossimo anniversario, ma anche dal dibattito che negli scorsi mesi ha coinvolto la politica e l’opinione pubblica in merito al referendum confermativo della riforma costituzionale inerente gli organi di governo e di controllo della magistratura e la separazione delle carriere fra magistrati giudicanti e requirenti.
Da qui l’interesse per uno dei maggiori padri costituenti dell’Italia, originario della nostra città. Meuccio Ruini nasce infatti a Reggio Emilia il 14 dicembre 1877 da Antonio, maestro elementare ex garibaldino, e da Anna Buccella. Suo nome di battesimo era Bartolomeo, ma usò sempre il diminutivo Meuccio, che gli sarà riconosciuto legalmente nel 1946.
Dopo gli studi classici a Reggio Emilia, si laurea in Giurisprudenza a Bologna nel 1899 con il massimo dei voti. Durante la giovinezza, sono suoi amici e maestri reggiani illustri come Naborre Campanini, Andrea Balletti, Camillo Prampolini e Antonio Vergnanini.
Dopo la laurea, Ruini si trasferisce a Roma per tentare la carriera universitaria, ma ben presto è assorbito dal lavoro di impiegato presso il Ministero dei lavori pubblici, che aveva scelto per finanziarsi gli studi e dove era stato assunto in prova nel 1901. Il suo primo incarico è all’Ufficio Bonifiche e si occupa della Bonifica del Volturno.
In questo periodo – come ricorda Lucio D’Angelo – Ruini si legò sentimentalmente alla socialista riformista piacentina Maria Biggi (1874-1963), conferenziera e giornalista, già moglie del deputato socialista Angiolo Cabrini, la quale gli darà due figli, Anna (1908-2004) e Carlo (1914-1996) – futuro economista – e, dopo essersi potuta finalmente sposare con Ruini nel 1938, gli rimarrà accanto con amore fino alla propria morte.
Nel Ministero dei lavori pubblici Ruini percorre una rapida carriera: nel 1910 è capo gabinetto del ministro Ettore Sacchi; nel 1912 diventa direttore generale dei servizi speciali per il Mezzogiorno; nel 1914 entra nel Consiglio di Stato.
Ruini partecipa inoltre alla vita politica della capitale e si occupa dei problemi del pubblico impiego. Questo impegno gli apre le porte del Consiglio comunale di Roma (1907), come rappresentante della lista Unione liberale popolare, guidata dal mazziniano Ernesto Nathan, e di quello provinciale di Reggio Emilia (1910).







(Figura 1 – Meuccio Ruini, 1953 – Figura 2 – Meuccio Ruini, 1910 ca. – Figura 3 – M. Ruini, Le opere pubbliche in Calabria, Bergamo, 1913 – Figura 4 – Comizio di Meuccio Ruini a Castelnovo ne’ Monti, 1913 – Figura 5 – Carlo Meucci (alias M. Ruini), Casanova finanziere, Milano, 1932 – Figura 6 – Meuccio Ruini sulle Dolomiti, 1939 – Figura 7 – M. Ruini, L’Italia restituita agli italiani, “Il Mondo”, 26 luglio 1943).
Crediti per tutte le figure: © Biblioteca Panizzi, Reggio Emilia
In questi anni Ruini aderisce al partito radicale, erede di Mazzini e di Garibaldi, che aveva l’obiettivo di promuovere insieme libertà individuale e giustizia sociale. Nel 1904 Meuccio dà vita alla tendenza radical-socialista, che propone una collaborazione fra classi lavoratrici e borghesia imprenditrice, attraverso una lotta politica rigorosamente nei limiti della legge.
Nel volume Le opere pubbliche in Calabria (Bergamo, 1913), da lui curato in qualità di direttore generale dei servizi speciali per il Mezzogiorno. Ruini vede nei lavori pubblici un mezzo di politica economica e sociale per lo sviluppo dell’Italia e in particolare del Sud. Da questa relazione, emergono una concezione pragmatica e un metodo positivo, sperimentale, basato su una conoscenza del territorio e delle condizioni ambientali della Calabria, da poco uscita dal catastrofico sisma del 1908.
Nel 1913 – sensibile ai problemi delle aree meno sviluppate economicamente come la montagna reggiana – è eletto deputato nel collegio di Castelnovo ne’ Monti in rappresentanza del partito radicale. Sarà riconfermato anche nel 1919.
Appassionato della montagna, dopo il trasferimento a Roma, Ruini acquista una piccola casa a San Polo d’Enza, dove amava trascorrere le vacanze estive. “Non ho mai avuto altra proprietà”, scriverà con orgoglio nel volume postumo dei Ricordi.
Durante la prima guerra mondiale, Ruini aderisce alla causa dell’interventismo democratico e si arruola come volontario, combattendo al fronte come sottotenente del Genio e poi dei Bersaglieri e meritandosi nel 1917 la medaglia d’argento al valor militare.
Nel 1919-1920 diviene sottosegretario all’industria, commercio e lavoro nei governi Orlando e nel primo governo Nitti e ministro delle colonie nel secondo governo Nitti.
In un periodo di gravi conflitti, sostiene una ripresa dell’autorità dello Stato e la nascita di una grande formazione politica di centro, obiettivi che più tardi sintetizzerà nello slogan “né comunismo né fascismo”, e nel progetto della democrazia del lavoro.
Dopo la marcia su Roma, Ruini sarà sempre un deciso oppositore del fascismo. Con Giovanni Amendola dà vita al quotidiano “Il Mondo” (1922) e fonda l’Unione nazionale (1924). Sulle pagine del “Mondo” Ruini scrive di questioni economiche, finanziarie e amministrative, svolgendo una critica argomentata e pacata, ma implacabile, contro gli atti di violenza, le violazioni della libertà e i guasti economici perpetrati dal fascismo.
La reazione di Mussolini non tarda. Nel 1927 Ruini è espulso dal Consiglio di Stato per antifascismo e fra il 1927 e il 1942 vivrà – secondo la definizione di Benedetto Croce – una sorta di ‘esilio in patria’.
In questi anni, Ruini si dedica alla passione di storico ‘dilettante’, pubblicando Luigi Corvetto genovese. Ministro e restauratore delle finanze di Francia (Bari, 1929),La Signora di Staël (Bari, 1931) e, con lo pseudonimo di Carlo Meucci,Casanova finanziere. Avventure di denaro e d’amore (Milano, 1932), tutti volumi che incontrarono un discreto successo di pubblico e di critica.
Il 25 luglio 1943 – giorno della deposizione di Mussolini – Ruini pubblica un’edizione straordinaria del “Mondo” per annunciare la caduta del fascismo e con Ivanoe Bonomi promuove a Roma l’unione delle forze antifasciste, da cui nascerà il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN).
Dopo alcuni incarichi ministeriali nei governi Bonomi I-II e Parri (1944-1945), Ruini si candida alle elezioni del 2 giugno 1946 ed è eletto nell’Assemblea Costituente come rappresentante dell’Unione democratica nazionale, di cui faceva parte anche il Partito democratico del lavoro da lui fondato. Nel frattempo, per una singolare nemesi storica, Ruini è nominato su proposta di De Gasperi presidente del Consiglio di Stato (1945-1947).
Alla Costituente, Ruini presiede la Commissione dei Settantacinque, incaricata di elaborare il progetto di Costituzione, e il comitato ristretto di redazione di diciotto membri.
La nuova Costituzione è approvata il 22 dicembre e promulgata il 27 dicembre 1947. Essa reca, fra le altre, l’impronta di Ruini, che aveva condotto con grande capacità di mediazione i lavori della Commissione dei Settantacinque e che vedeva la legge fondamentale sempre rivedibile, in sintonia con le esigenze del Paese.
Gli anni della vecchiaia sono per Ruini quelli delle delusioni politiche e del ripensamento sul passato. Il 22 aprile 1948 era stato nominato senatore di diritto per la prima legislatura repubblicana e proprio al Senato, il 25 marzo 1953, accetta di ricoprire lo scomodo ruolo di presidente, mentre si discuteva la riforma elettorale detta ‘legge truffa’. Il 29 marzo, dopo una lunga e tumultuosa seduta, la riforma elettorale diventa legge, ma il premio di maggioranza non sarà applicato nelle successive elezioni per uno scarto di pochi voti. Ruini – favorevole con riserve – aveva cercato di garantire il regolare funzionamento del Senato. Attaccato fisicamente e politicamente dall’opposizione di sinistra, rimane impassibile al proprio posto e al termine della seduta esclama: “Ho salvato il Parlamento, ma sono un uomo finito!”.
Gli ultimi anni vedono un suo progressivo ritiro dalla politica attiva. Nel 1957-1959 accetta la presidenza del CNEL e nel 1963 è nominato senatore a vita dal presidente della Repubblica Segni.
Ruini muore a Roma il 6 marzo 1970 a 92 anni ed è sepolto nel cimitero di Canossa sotto una semplice lapide, come lui stesso aveva chiesto.
La proposta politica di Ruini era da lui definita “democrazia del lavoro”. Un movimento politico di centro che candidasse i ceti medi emergenti alla direzione del Paese e alla modernizzazione dello Stato. Nel secondo dopoguerra, Ruini, in sintonia con i tempi, propone inoltre un ampliamento di orizzonti dall’Italia all’Europa, una sintesi fra liberalismo e socialismo, fra capitale e lavoro, fra intervento dello Stato e iniziativa privata, infine, una rifondazione del costume etico-politico e una decisa lotta alla corruzione e al privilegio.
Una ‘utopia gentile’, in un’Italia oggi sempre più divisa e in un mondo nel quale impera la legge del più forte.
Bibliografia
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Sitografia
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D’Angelo, Lucio, Ruini Meuccio, in Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 89 (2017)
Fondazione Argentina Bonetti Altobelli. Progetto biografie. Biggi Maria (1874-1963),
Giustizia amministrativa. Presidenti del Consiglio di Stato. Ruini Meuccio
Senato della Repubblica. Meuccio Ruini, scheda di attività
Risorse consultate il 12 maggio 2026

Roberto Marcuccio. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Bologna, è bibliotecario professionista e ricercatore in ambito storico. È stato responsabile della Sezione Manoscritti e Libri a stampa antichi della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e direttore della Biblioteca Universitaria di Genova. Nell’anno accademico 2016-2017 ha insegnato “Storia del libro e dell’editoria” all’Università di Genova. Le sue attività di ricerca riguardano la storia e la descrizione dei manoscritti, dei libri a stampa antichi e degli archivi; la storia della cultura e della scienza nei secoli XVIII-XIX, con particolare riguardo alla figura di Giovanni Battista Venturi; la ricezione di Leonardo da Vinci fra Settecento e Novecento e figure e momenti della storia di Reggio Emilia. A questi e altri temi ha dedicato numerosi articoli, saggi e relazioni a convegni.
