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Non è un’Arena per Vecchi (e nemmeno per Massari)
Il concerto del rapper Kanye West alla Rcf Arena al Campovolo di Reggio Emilia resta fissato per il 18 luglio prossimo. Ma sul fatto che Ye, il quale più volte ha dichiarato simpatie naziste, mostrato svastiche e rivelato pensieri incommentabili, arrivi effettivamente in città ci sono ancora molti dubbi. E anche molti nodi da sciogliere.
La giunta di Reggio, a cui gli organizzatori del concerto evidentemente non troppo sensibili ai valori della città Medaglia d’oro della resistenza, hanno lanciato una bella palla avvelenata, dopo avere preso le distanze dal bagaglio culturale del cantante, si sono avvalsi della facoltà di temporeggiare, dicendo di aspettare una decisione del governo. Il ruolo dell’abate Faria (colui che nel Conte di Montecristo tenta invano di scavare un tunnel che finalmente lo liberi da una prolungata prigionia) è impersonificato dal leader di Azione Carlo Calenda, che nei giorni scorsi ha depositato un’interrogazione parlamentare, rivolta al ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, e a quello degli Esteri, Antonio Tajani, per chiedere di valutare la possibilità di non fare entrare Kanye West in Italia. Già altri Paesi, tra i quali Regno Unito, Polonia, Australia, Francia e forse anche il Portogallo, hanno messo il rapper alla porta per le sue posizioni antisemite. Quindi la possibilità che il concerto dell’Arena salti esiste ed è concreta.
E’ ovvio, però, che il caso West non appartenga alla sola sfera etica. Ma è evidente a tutti come ci sia una delicata questione economica aperta, altrimenti la vicenda sarebbe già stata risolta da un bel pezzo. Il problema è che l’Arena da 100mila posti costa e visti i magri incassi (l’anno scorso solo tre concerti) è in sofferenza. Con lo show di Travis Scott non ancora confermato, se alla compagine societaria capeggiata da Coopservice dovesse venir meno anche la data di Ye, il conto da pagare sarebbe allora molto salato, tanto da essersi affidati a ‘mister Wolf’ Dellacasa per elaborare una exit strategy che consenta di limitare i danni, che comunque ci saranno.
Uno choc che rischia di scuotere tutta la struttura fino alle fondamenta, tanto che qualche voce già sussurra, in caso di mancato introito, Carthago delenda est.
E a confermare l’incertezza che avvolge i futuri destini della programmazione, si aggiunga il fatto che manca ancora un piano specifico per la sicurezza da garantire al concerto. Quanti volontari, quale dispiego di forze dell’ordine, quali gli eventuali rischi, come rendere tranquillo l’afflusso e il deflusso dei fans. Nella totale incertezza di come andrà, resta una domanda: ma era proprio il caso di puntare su Kanye West?
(sr)