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Pasticcio Arena: Reggio umiliata, fan imbufaliti, Ye forse a San Marino
di Fabio Macchi
Sta suscitando un vero e proprio polverone la decisione del prefetto Salvatore Angieri – da nemmeno un paio di mesi a capo dell’Ufficio territoriale del Governo di Reggio Emilia – di vietare i concerti di Kanye West detto Ye e Travis Scott che erano stati programmati per il 17 e il 18 luglio alla Rcf Arena come punta di diamante dei tre weekend del fu Hellwatt Festival poi diventato Pulse of Gaia.
Le prime critiche arrivano, ovviamente, dagli amanti dei due rapper, che parlano di “decisione vergognosa, presa da persone che sembrano non tenere minimamente conto di oltre 80.000 fan che avevano già acquistato biglietti aerei e hotel, contribuendo concretamente anche al turismo del nostro Paese”. “L’Italia non merita un artista come Ye”, l’amaro giudizio del gruppo Yeezytalia ad un post che ha già suscitato una marea di commenti inviperiti, con anche minacce di utilizzare quanto speso per voli e hotel (difficilmente rimborsabili) per venire comunque a Reggio a protestare. In tanti se la prendono anche con ebrei ed Israele, visto che il comunicato della Prefettura sembra addebitare alla Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia (e al Codacons) l’avvio delle riflessioni sui due concerti.
Ma perché vietare Travis Scott?
In realtà, il solo Ye era finito nel mirino delle due associazioni per le sue passate dichiarazioni filonaziste e il provvedimento della Prefettura appare francamente immotivato nella parte che riguarda il divieto a Travis Scott di esibirsi. Tanto più che – recita il comunicato prefettizio – “sulla valutazione complessiva hanno assunto rilievo l’annullamento di precedenti concerti del rapper statunitense (riferito evidentemente a West, ndr) in altri Paesi e il concreto rischio di contromanifestazioni”, ma soprattutto si dice che si è “tenuto conto della stretta connessione temporale tra le manifestazioni e dell’elevato afflusso di pubblico previsto nell’arco di 24 ore in una struttura con una capienza di circa 103.000 spettatori”. Ma, ovviamente, annullando il solo concerto di West, tale connessione temporale sarebbe venuta meno e il concerto di Travis Scott – con finora appena 20.000 biglietti venduti – non poteva certo rappresentare un pericolo pubblico.
L’articolo 2 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza utilizzato dal prefetto è infatti quello che consente “di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica nel caso di urgenza o per grave necessità pubblica”. Urgenze e gravi necessità pubbliche che, francamente, per Travis Scott, non si intravedono. Un ricorso al Ministero dell’Interno sarebbe dunque possibile, almeno per quanto riguarda il rapper ‘minore’, ma difficilmente arriverà, visto che il doppio annullamento sembra calzare a pennello con la exit strategy con cui Rcf Arena e CVolo speravano di salvare il salvabile dalla disavventura Hellwatt. Magari, chissà, limitando i danni anche grazie a qualche clausola assicurativa…
Rimborsi e possibile class action
A cercare di salvare il salvabile sono ora gli imbufaliti possessori di un biglietto per i due concerti reggiani annullati. A maggior ragione quelli che avevano anche già acquistato voli aerei o pernottamenti. In loro aiuto, paradossalmente, potrebbe arrivare proprio Victor Yari Milani, il direttore artistico di Hellwatt Festival poi esautorato dalla proprietà della Rcf Arena e ora in rotta di collisione con i reggiani. Da Instagram gli organizzatori di Hellwatt hanno infatti invitato gli spettatori a inviare documentazione relativa ai ticket acquistati, ai viaggi, agli hotel e alle altre spese sostenute all’indirizzo classaction@hellwattfestival.com, con l’obiettivo di valutare una possibile azione collettiva.
Chi invece non può lamentarsi sono Ticketmaster e Vivaticket, che rimborseranno solo costo del biglietto e diritti di prevendita, ma non le commissioni, incamerando circa 1 milione di euro per i due “non concerti”: non male…
Una figuraccia fotonica
In ogni caso il tormentone legato alla rassegna estiva della Rcf Arena regala a Reggio una figuraccia davvero fotonica. Il già più volte citato Damir Ivic – che fin dall’inizio ha espresso più di un dubbio sull’allora Hellwatt Festival – anche stavolta non va tanto per il sottile. “A Reggio Emilia credono che siamo tutti scemi”, titola su Soundwall accusando gli organizzatori di essere “andati avanti costi quel che costi, con anzi squilli di tromba, arroganza e vanagloria” con “un’idea nata male fin dall’inizio, alla cui guida c’erano le persone sbagliate con le intenzioni sbagliate, e ogni tentativo di correggere in corsa non ha fatto altro che peggiorare le cose, rendere cioè l’operazione sempre più improbabile e sempre più sghemba. Tant’è che ad un certo punto si è arrivati al nodo gordiano ed allo stallo letale per cui più si cercava di salvare dei soldi più si sarebbe persa la faccia, più si cercava di salvare la faccia si sarebbero persi dei soldi”.
Non ha dubbi anche Rosamaria Papaleo, segretaria generale della Cisl Emilia Centrale, pure lei fin dall’inizio scettica sul festival: “L’unica cosa che resta da fare è raccogliere, con un bel bagno di umiltà, i cocci dell’immagine di Reggio andata in frantumi”.
Se ne sono accorti anche in Comune, tanto che il sindaco Massari ha oggi definito “urgente avviare una riflessione seria e condivisa sul futuro di questo grande patrimonio della città, anche alla luce delle evidenti difficoltà emerse in questa occasione che si sono riverberate sull’intera città”, annunciando per i prossimi giorni “un tavolo di confronto con Regione, Provincia e C.Volo, la società privata che ha in gestione l’arena, per aiutare lo sviluppo e la solidità del progetto”.
Ye stasera a Instanbul (e a luglio a San Marino?)
Mentre a Reggio si discute, Instanbul brucia nell’attesa di rivedere stasera – sabato 30 – Kanye West al ritorno sui palchi europei dopo 11 anni (poi canterà in Olanda, Georgia, Spagna e Albania). Secondo i media turchi, sono già stati venduti 75mila biglietti, ma si potrebbe arrivare fino a 120mila persone, la capienza massima dello stadio olimpico Ataturk. In Turchia si attendono fan provenienti da vari Paesi del mondo, tra cui Russia, Kazakistan, Regno Unito, Germania, Stati Uniti e Polonia. Per Erdem Karahan – il fondatore di ILS Vision, la compagnia che ha organizzato la serata di Istanbul – l’arrivo di fan dall’estero potrebbe generare introiti stimati tra i 50 milioni e i 100 milioni di dollari derivanti dalle spese per alloggi, trasporti e acquisto di cibo e bevande.
Soldi che avrebbero potuto arrivare a Reggio o che magari potrebbero finire a… San Marino. Già, perché sempre gli organizzatori di Hellwatt Festiva su Instagram hanno annunciato che «nei prossimi giorni proveremo a chiedere al team di Kanye West e a tutti i nostri tecnici se fosse possibile portarlo in una location vicina a Reggio Emilia sempre per il 18 luglio 2026. Ci proveremo per voi e vi terremo aggiornati su tutto qui». E Damir Ivic, nel post scriptum al suo articolo, scrive: gira la storiella che Kanye e Travis, che in effetti i loro soldi li hanno già in saccoccia, potrebbero suonare comunque, magari sotto l’egida di Milani, magari a San Marino. Se succede non ci vogliono i popocorn, ma un intero campo di mais.