SpazioReggio

Nato a Stella (Savona) nel 1896, dopo avere partecipato alla Prima Guerra Mondiale con la carica di tenente dei mitraglieri, si iscrive nel 1924 al Partito socialista e due anni dopo, nel 1926, viene condannato dal Regime fascista a cinque anni di confino. Nel 1943, tornato libero, abbraccia la lotta partigiana diventando uno dei dirigenti del Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. Nel Dopoguerra contribuisce alla ricostruzione del Partito socialista insieme a Pietro Nenni e Giuseppe Saragat, diventando anche uno dei padri costituenti. Tra il 1968 e il 1976 assume la carica di Presidente della Camera e l’8 luglio 1978, in seguito alle dimissioni di Giovanni Leone, viene eletto Presidente della Repubblica con una maggioranza senza precedenti. Raccoglie ben 832 voti su 995 a disposizione. Termina il suo mandato nel 1985, assumendo la carica di senatore a vita e scompare il 24 febbraio 1990, lasciando un segno indelebile nella storia…

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Un piccolo gruppo che sventolava bandiere comuniste con falce e martello ha cantato slogan e acceso alcuni fumogeni rossi rallentando l’inizio del discorso del sindaco di Reggio Emilia Marco Massari nel corso della commemorazione dei 5 martiri del 7 luglio 1960 con appuntamento alle 18 in piazza Martiri del 7 luglio. Relatore della cerimonia che ricorda i cinque uccisi durante gli scontri con la polizia: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, è stato Walter Veltroni.

Non siamo più dentro una democrazia fiscale. Siamo dentro un meccanismo stanco, logoro, ripetitivo, dove a pagare sono sempre gli stessi e a ricevere sono sempre altri. La chiamano solidarietà. La chiamano bonus. La chiamano sostegno. La chiamano attenzione alle fragilità. Belle parole, pulite, istituzionali, pronte per i comunicati stampa. Ma poi arriva la bolletta, arriva la tassa, arriva la TARI, arriva l’ennesimo aumento, e chi deve mettere mano al portafoglio è sempre lo stesso cittadino: quello che lavora, dichiara, possiede qualcosa, non evade, non urla, non occupa, non pretende, non minaccia. Sempre lui. La Costituzione italiana non parla di questo. Non dice che una parte del Paese deve essere spremuta fino all’ultima goccia per mantenere in piedi un sistema di bonus, sconti, agevolazioni e prebende distribuite a pioggia. L’articolo 53 parla di capacità contributiva e di progressività. Due parole serie. Due parole alte. Due parole che dovrebbero significare giustizia,…

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I cinque reggiani uccisi il 7 luglio 1960 Lauro Farioli, 22 anni, San Bartolomeo (RE), operaio, orfano di padre lascia la moglie e un figlio. Colpito a morte davanti la chiesa di San Francesco. Il primo a cadere è Lauro Farioli, colpito davanti alla chiesa di San Francesco. Lo chiamano “Modugno” perché somiglia al cantante di Nel blu dipinto di blu (Volare). Indossa pantaloni corti, una camicetta rossa e le ciabatte: ai primi spari si muove incredulo verso i poliziotti come per fermarli. Sono a cento metri da lui: gli sparano in pieno petto. Un testimone dice: “Ha fatto un passo o due, non di più, e subito è partita la raffica di mitra, io mi trovavo proprio alle sue spalle e l’ho visto voltarsi, girarsi su se stesso con tutto il sangue che gli usciva dalla bocca. Mi è caduto addosso con tutto il sangue”. Marino Serri, 41 anni,…

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Erano 8 i reggiani che presero parte all’Assemblea Costituente (556 deputati) che si riunì per la prima volta il 25 giugno 1946 a Palazzo Montecitorio con il compito specifico di redigere una nuova Costituzione per lo Stato.Ripercorriamo qui sotto la loro vita con delle brevi schede. La quarta riguarda riguarda Alberto Simonini, socialista massimalista, poi riformista nel Psi e infine leader nel Psdi di Giuseppe Saragat. Alberto Simonini (Reggio Emilia 19 febbraio 1896 – Strasburgo 7 luglio 1960) Nasce a Reggio Emilia il 19 febbraio 1896. Trascorre l’infanzia a Piacenza, dove il padre è costretto a trasferirsi per motivi di lavoro. Qui termina le scuole elementari e trova un’occupazione come meccanico. Si sposta successivamente a Brescia, dove nel 1912 aderisce alla federazione giovanile socialista, di cui diventerà segretario l’anno successivo. Partecipa alle proteste contro la guerra di Libia, per le quali viene condannato a tre giorni di carcere.Nell’agosto del 1914, torna a…

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«Io sono anche Andrea», ma questo non significa attenuare di un solo millimetro la responsabilità di chi ha ucciso Raffaele Stipa. Non significa spiegare l’inspiegabile, né trasformare un assassino in una vittima. Non significa cercare giustificazioni psicologiche o sociologiche a un delitto che resta atroce, inaccettabile e irreparabile. La giustizia dovrà fare il suo corso e la responsabilità personale rimane intatta. Ma una comunità non può fermarsi dove finisce il codice penale. Io sono Raffaele, perché chiunque si riconosce in quell’uomo che preparava pizze, lavorava, sorrideva e teneva insieme, con la forza silenziosa della normalità, un pezzo della nostra città. Ma io sono anche Andrea. Lo sono perché quella parte oscura che, nel suo caso, ha trovato una manifestazione tragica, appartiene, in forme diverse, alla condizione umana. Ognuno di noi convive con fragilità, paure, ossessioni, rabbie, squilibri. La differenza è che quasi sempre riusciamo a negoziare con le nostre ombre.…

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Scrive Marco Eboli in una nota in cui si firma “figlio di ex agente di polizia di Stato: “Nel sessantesimo anniversario dei tragici fatti del 7 luglio 1960, quando in seguito agli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine morirono cinque manifestanti e vi furono diversi feriti, anche tra le forze dell’ordine, si profilano le solite commemorazioni a senso unico da parte del Comune di Reggio Emilia.Penso sia nota la mia vicenda familiare, ma la ricordo brevemente. Mio padre Paolo, che il 7 luglio 1960 era in servizio in piazza durante la manifestazione, alcune settimane dopo, fu vittima di una imboscata, ed in seguito ai colpi ricevuti alla testa perse la vista, sino alla morte avvenuta nel 2015.Il clima di scontro a Reggio Emilia, aveva preceduto la data della manifestazione non autorizzata, come testimoniò in una intervista Vincenzo Bertolini, all’epoca ragazzo, in seguito segretario provinciale del Pci e proseguì anche dopo…

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Seconda puntata dell’intervista con Elena Montecchi su Reggio Emilia, problemi e criticità di una città che cambia, alle prese con un futuro ancora da scrivere.Elena Montecchi, consigliera e assessore comunale, deputata, sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei ministri, dal 1996 al 2001, e sottosegretaria al ministero della Cultura dal 2006 al 2008, è da anni residente del centro storico. Ci ha parlato del declino economico dell’esagono, del tema della sicurezza in città, dell’immigrazione, di un welfare oggi da riformulare e della popolazione digitale ancora da educare . Le analisi Istat come vedono la Reggio del futuro? Le analisi Istat più attendibili ci dicono che Reggio Emilia affronterà il 2050 con un’economia solida e una popolazione complessivamente stabile, un lusso che molte province italiane non avranno. La vera sfida per la città sarà l’evoluzione del suo welfare: un sistema nato e calibrato per essere “a misura di bambino” (asili nido, scuole…

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Reggio Emilia ricorda i Martiri del 7 Luglio 1960: Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli, i ragazzi con la maglietta a strisce caduti in difesa dei diritti, della libertà e della democrazia. Le celebrazioni, promosse da Comune di Reggio Emilia, Provincia di Reggio Emilia, Cgil, Cisl, Uil, Anpi, Alpi-Apc, Anppia, Istoreco e Comitato democratico e costituzionale, rappresentano uno degli appuntamenti civili più significativi per la città, occasione per rinnovare la memoria di una pagina fondamentale e drammatica della storia repubblicana e trasmetterne il senso profondo alle nuove generazioni. Il programma della cerimonia prenderà il via alle ore 17 al Cimitero Monumentale (ingresso da via Beretti), con l’omaggio alle tombe dei caduti da parte dei rappresentanti istituzionali, sindacali e delle associazioni partigiane. Alle ore 18, in piazza Martiri del 7 Luglio, si terrà la deposizione di una corona al cippo dedicato ai cinque caduti, alla presenza…

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C’è qualcosa di quasi comico, se non fosse triste, in questa nuova illuminazione amministrativa: dopo anni in cui il centro storico è stato svuotato, reso difficile, raffreddato, burocratizzato, controllato più che vissuto, adesso si scopre che le piazze sono invivibili perché manca il verde. Ma guarda un po’. Ci voleva davvero un convegno, una strategia, una parola inglese, una consulenza, una “progettazione dedicata” per capire che una piazza senza alberi, senza ombra, senza sedute vere, senza vita attorno, d’estate diventa una padella? Bastava uscire alle tre del pomeriggio in piazza della Vittoria, sedersi cinque minuti sotto il sole, e il piano climatico veniva fuori da solo. Gratis. Il problema non è il verde. Il verde serve, eccome. Il problema è che questi amministratori arrivano sempre dopo. Prima lasciano morire i luoghi, poi fanno il funerale con le brochure. Prima rendono le piazze corridoi di pietra, poi si accorgono che la…

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