L’Anpi e… tuoni si addensano fra la via Emilia e West. E non solo l’Anpi, ma pure il Codacons, l’Istituto Cervi, le comunità ebraiche e financo – come in un intrigo internazionale degno del miglior Hitchcock – il primo ministro della Gran Bretagna, il sindaco di Marsiglia e il ministro dell’Interno della Francia, la ministra della Cultura della Polonia, il commissario tedesco dell’antisemitismo e il presidente della squadra di calcio svizzera del Basilea che da ultimo (forse) ha sbarrato le porte del St. Jakob-Park a Kanye Omari West detto Ye, discusso e discutibile rapper statunitense.
Tutti insieme politicamente nel sostenere che no, quel concerto non s’ha da fare. Ma che a Reggio Emilia – unica tappa europea insieme a Spagna, Portogallo e Turchia tra le tante annunciate e poi annullate o rinviate – ad oggi invece si farà. Sarà il 18 luglio alla Rcf Arena, all’indomani di un’altra star come Travis Scott, durante l’Hellwatt Festival, tre weekend che si preannunciano estremamente caldi (e non solo per il clima), là dove c’era l’erba del Campovolo e ora ci sono venue e boulevard.
Ma perché mezzo mondo – tranne Reggio Emilia e pochi altri – non vuole West? Fondamentalmente per le posizioni esplicitamente antisemite e filonaziste espresse dal rapper da alcuni anni a questa parte. Per aver pubblicato canzoni che contenevano campionamenti di veri discorsi di Adolf Hitler e aver messo in vendita sulla piattaforma Shopify una serie di magliette con la svastica. Per aver dichiarato che «tutti gli esseri umani hanno qualcosa di buono, specialmente Hitler, che ha inventato le autostrade e il microfono che uso in quanto musicista, e sono stufo del fatto che non puoi dire ad alta voce che questa persona ha fatto cose buone». E ancora che «Hitler non ha ucciso sei milioni di di ebrei, non è corretto dal punto di vista dei fatti: Hitler ha molte qualità che lo salvano».
Certo, più di recente Ye ha comprato un’intera pagina pubblicitaria sul Wall Street Journal per scusarsi dei suoi attacchi contro gli ebrei e la comunità afroamericana («la schiavitù è durata circa quattro secoli per scelta degli afro-americani stessi»), dicendosi «profondamente mortificato» e attribuendo i suoi comportamenti a un disturbo bipolare, diagnosticatogli tardivamente. Che poi, non è che servano nemmeno tanti consulti psichiatrici o approfondite perizie per crederci, visto che un nero che indossa una t-shirt con la svastica è un po’ come un interista che si infila la maglia del Psg all’indomani della finale di Champions 2025. Non si è mai visto: e se vi capita di vederlo, è ovvio che ha bisogno di uno bravo…
Sta di fatto che a Reggio Emilia, Reggio la rossa medaglia d’oro al valor militare per la Resistenza, si è risollevato il polverone che già si era alzato nell’ottobre 2023, quando in città aveva iniziato a circolare soltanto la voce di un possibile spettacolo last minute di Ye sempre alla Rcf Arena. Si era iniziato a vaneggiare di piramidi-palco da erigere in quattro e quattr’otto e di fantomatici sopralluoghi di Ye, in quelle settimane effettivamente in Italia. E subito si erano mobilitati Anpi e Istituto Cervi e anche la parlamentare del Pd Ilenia Malavasi si era detta contraria: «Reggio ha una storia importante, di cui non possiamo essere orgogliosi a giorni alterni e promuovere la libertà di pensiero è diverso dal dare accoglienza a chi dichiara di ammirare Hitler perché i suoi messaggi sono esattamente il contrario di quelli che questa terra ha difeso con la vita e che sta a noi oggi portare avanti», aveva detto.
Oggi che il concerto si farà davvero (o almeno si possono acquistare i biglietti, già 70.000 quelli venduti a prezzi da 125 a 659 euro più le commissioni.) il fronte del no si è ulteriormente allargato: sempre in prima fila l’Anpi e l’Istituto Cervi, con il presidente Vasco Errani e prima ancora con Adelmo – figlio di Aldo, uno dei sette fratelli fucilati dai nazifascisti nel 1943 – ma anche il Codacons (che ha scritto al prefetto chiedendo di annullare il concerto per “potenziali situazioni di disordine pubblico”) e perfino il sindacato. Più preoccupata dall’impatto del festival su sanità e viabilità la Cgil, mentre la Cisl, con la segretaria provinciale Rosamaria Papaleo, ha chiesto al sindaco di far sì che almeno «Ye incontri, se i diretti interessati lo vorranno, chi promuove l’applicazione dei valori costituzionali e antifascisti e chi rappresenta la comunità ebraica offesa per tanto tempo». Poi ancora la Comunità ebraica di Modena e Reggio Emilia e la lettera- appello di un variegato drappello di esponenti catto e dem (dal segretario provinciale del trapasso da Pci a Pds Fausto Giovanelli alla fondatrice dell’Hospice Madonna dell’Uliveto Anna Maria Marzi, dal diacono Giuseppe Piacentini all’ambientalista Walter Ganapini, dallo storico Mirco Carrattieri alla studiosa Clementina Santi, agli architetti Manicardi e Baldini) e perfino il presidente dell’Emilia-Romagna, Michele De Pascale: “Non ci deve essere nessuno spazio nella nostra regione, né in nessun altro luogo d’Italia e d’Europa, per chi inneggia a dittature sanguinarie come quella nazista, né per chi propugna messaggi di violenza e antisemitismo”, ha detto.
E il sindaco Marco Massari? Ha ovviamente tenuto a sottolineare, da subito, “la profonda distanza che ci separa dalle dichiarazioni e dai comportamenti attribuiti all’artista, che hanno suscitato dibattito e preoccupazione”, ma anche che “le scelte artistiche rientrano nell’autonomia dei gestori privati della struttura”. Il Comune, che pure ha ospitato la conferenza-stampa di presentazione dell’Hellwatt Festival, vigilerà sotto il coordinamento della Prefettura perché l’evento “si svolga in sicurezza e nel rispetto delle leggi”, ma non può certo impedire un concerto che – all’estero – non a caso è stato vietato o dal Governo (come in Gran Bretagna e Polonia) o dal proprietario (come in Svizzera) della struttura chiamata a ospitare il concerto.
Al momento, però, né il Governo italiano né tantomeno C.Volo, la società che gestisce la RCF Arena, si sono espressi. I proprietari della cosiddetta venue del Campovolo, hanno taciuto anche con la giornalista Isaia Invernizzi che per Il Post ha realizzato un servizio molto dettagliato e interessante sull’Hellwatt festival. Esprimendo più di un dubbio sull’organizzazione della kermesse, a partire dal misterioso direttore artistico Victor Yari Milani.
Insomma, la distanza fra la via Emilia e West rimane ancora lunga e da qui a luglio di questo discusso e discutibile concerto si continuerà certamente a parlare…
