Oggi la piscina della Mucciatella è una meta iconica per gli appassionati di Urbex (esplorazione urbana) e fotografia decadente. Uno scheletro di ferro e cemento spettrale che domina la valle dai colli di Puianello, sui quali mantiene intatta una vista mozzafiato. Resta la grande vasca della piscina, ormai invasa dalla vegetazione e dai detriti, da lungo tempo rifugio di curiosi esploratori di archeologia industriale e graffitari.
E pensare che negli anni Settanta il complesso era un simbolo di modernità e prestigio per la provincia di Reggio Emilia. L’hotel era infatti dotato di una piscina coperta riscaldata, una rarità assoluta per l’epoca, che attirava la “Reggio bene”, sportivi e personaggi famosi.
Era sede di ricevimenti, matrimoni eleganti e ritiri sportivi. Qualcuno disse che ospitò anche la nazionale di calcio russa.
Il proprietario era Guido Bellini, ma a gestire operativamente la struttura c’erano i figli, tra cui il famigerato Paolo Bellini, poi tristemente noto come il soprannome di “Primula Nera”, esponente di Avanguardia Nazionale, ricettatore di antiquariato rubato (latitante in Brasile dal 1976, utilizzando la falsa identità di Roberto da Silva), l’uomo nero che si è autoaccusato dell’omicidio di Alceste Campanile, poi killer al soldo della ‘ndrangheta e della mafia (indagato per la strage di via dei Georgofili, a Firenze, nel 1993), e in sentenze recenti condannato tra gli esecutori della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Chi più ne ha, più ne metta.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, invece, Paolo Bellini era un bagnino (chissà se aveva il patentino? Visto come sono andate le cose, sarebbe anche legittimo domandarselo), che insegnava a tanti bambini a nuotare. Non solo. Da Puianello di Quattro Castella scendeva alla guida di un pulmino bianco fino a Reggio Emilia per caricare i suoi discepoli (tutti tra i 5 e i 10 anni) e portarli sul colle, dove nella piscina coperta si svolgevano le lezioni di galleggiamento. Alcuni di questi ex bimbi, oggi ultra 50enni, ricordano quel Bellini come un tipo ruvido, ma capace di farli divertire. Qualche ‘cinno’ racconta ancora oggi che Bellini se lo prendeva a cavalcioni sulle ginocchia e gli metteva il volante in mano per dargli le ebbrezza della guida del pulmino. Più ostico e decisamente meno giocoso come insegnante di nuoto quando stava in ciabatte, con una pertica in mano, sul bordo della vasca. Chi non sapeva nuotare, per vincere la paura (metodi spartani), dopo due incitazioni urlate, veniva gettato di peso nell’acqua alta, e solo dopo qualche bevuta, il Bellini in versione bagnino, allungando il bastone, recuperava il suo apprendista ormai sprofondato sul fondale, fino a toccare con i piedi il pavimento della vasca. A memoria, mai piaciute a nessuno quelle lezioni li.








In tanti se lo sono poi chiesti, ma come mai questo Paolo Bellini, che aveva un albergo una piscina, una vita anche fortunata, si è messo a fare il fuori di testa fino a diventare un criminale, peggio uno stragista certificato e condannato?
Fatto sta, che con l’aumentare dei problemi giudiziari di Paolo, tra latitanze e crimini, anche l’albergo perse il suo splendore.
La struttura nel tempo colpita da provvedimenti giudiziari. Verso la fine degli anni ’90, l’attività cessò definitivamente. La piscina, un tempo vanto tecnologico, venne svuotata e il tetto iniziò a cedere. E oggi resta solo lo scheletro di quel che fu.
