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Scuola. Stranieri, tetto del 30%. Cisl: per far tornare i conti si spostano gli alunni
Per l’anno scolastico 2026-27 nelle singole classi alunni e studenti con cittadinanza non italiana non dovrebbero superare, di norma, il 30% degli iscritti. Questa è la direttiva rilanciata dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, una norma, non nuova, che prevede la ridistribuzione degli alunni in altre classi o istituti nel caso venisse superata tale soglia. Le deroghe devono essere motivate. L’obiettivo del ministro è evitare che una concentrazione di alunni con cittadinanza non italiana possa essere d’ostacolo all’integrazione.
Ma è proprio così?
Vediamo i dati relativi a Reggio Emilia per l’anno scolastico 2024/25 forniti dalla Cisl sulle deroghe riguardo la norma del 30%.
Nel 2024.25 erano in deroga 623 sezioni e classi statali su 2.951: il 21,1%, più di una su cinque, contro il 18,3% dell’anno precedente. Un trend in costante crescita. All’infanzia erano il 37,5%, alla primaria il 28,5%, alle medie il 20,2%, alle superiori l’11,4%. I numeri dell’Annuario della scuola reggiana 2025/26 spiegano bene il perché. Nelle statali della provincia gli alunni con cittadinanza non italiana sono 12.003 su 60.292, il 19,9%. Ma 8.020, il 66,8%, sono nati in Italia. All’infanzia sono il 27,9%, e l’81,3% è nato qui; alla primaria il 23,8%, con il 72,1% nato in Italia; alle medie il 22,1%; alle superiori il 13,9%..
Che cosa dicono o non dicono questi numeri?
“Molti ragazzi – spiega Ciro Fiore, segretario generale aggiunto Cisl Scuola Emilia Centrale – che il conteggio considera stranieri sono nati qui, parlano italiano e frequentano da anni le nostre scuole. È qui che la discussione deve diventare concreta. Davvero possiamo immaginare di spostare bambini e ragazzi da una scuola all’altra soltanto per far tornare una percentuale? È una provocazione, ma serve a porre una domanda: quanto la politica riesce a cogliere fino in fondo l’evoluzione della società? La scuola non può diventare terreno di propaganda elettorale. Su questi temi servono serietà, equilibrio e soluzioni praticabili”.
La regola del 30 “è apparentemente semplice – afferma Ciro Fiore – ma rischia di trasformarsi in un gioco di prestigio: per rispettare una percentuale si finisce per dover spostare iscrizioni, ridisegnare bacini e, nei casi estremi, chiedere a bambini e famiglie di cercare posto altrove. Vi sono interi istituti e comuni già oltre soglia, e spesso non esistono abbastanza classi sotto il 30% nelle quali redistribuire gli studenti”.
La Cisl opportunamente fornisce anche i dati relativi alla provincia.
La pressione cambia molto da territorio a territorio. Nell’infanzia statale Reggio città supera il 50%, con Manzoni, Lepido e Aosta oltre il 70%. Luzzara arriva al 42,7%, Novellara al 39,4% e Fabbrico-Rolo al 36,3%. Alla primaria Fabbrico-Rolo è al 43,4% e Luzzara al 37,3%; alle medie sono al 33,3% e al 31,1%. In città, alla primaria Lepido arriva al 46,2%, Manzoni al 45,8%, Da Vinci al 43,7% e Galilei al 43,1%; alle medie Ligabue tocca il 49,5%, Galilei il 44,5% e Da Vinci il 38,3%. All’altro estremo, alle medie Albinea è al 4,7%. Alle superiori Carrara è al 27,4%, Filippo Re al 25,9% e Nobili al 24,5%, mentre Canossa è al 4,8% e Ariosto-Spallanzani e Liceo Corso al 6,7%.
Quanti sono e da quali paesi provengono alunni e studenti delle scuole reggiane? Secondo i dati Cisl sono 113 i paesi rappresentati nelle scuole reggiane. Le cinque cittadinanze più numerose sono marocchina (1.761 studenti), albanese (1.630), indiana (1.329), pakistana (1.311) e romena (974).
“Le concentrazioni possono creare problemi e non vanno negate – spiega ancora Fiore – Ma dove la complessità è maggiore servono italiano L2, personale formato, mediazione linguistica, organici e classi sostenibili. La politica deve governare la realtà, non limitarsi a spostare percentuali da una scuola all’altra”..
Una domanda alla fine la poniamo noi: in città vi sono alcune zone della citta ad alta concentarzione di immigrazione. Non c’erano altre possibilita?