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Reggio e la criminalità: la sicurezza non è più una semplice percezione
di Giacomo Scillia
Reggio Emilia non è diventata improvvisamente una città senza legge, ma negare il peggioramento della situazione significa prendere in giro i cittadini. Furti, spaccate, danneggiamenti, aggressioni, molestie, biciclette rubate e piccoli commercianti esasperati compongono ormai un quadro difficile da liquidare come semplice “percezione”.
La microcriminalità non riempie sempre le prime pagine e raramente produce statistiche clamorose, ma avvelena lentamente la vita quotidiana. È quella che costringe il commerciante ad abbassare la serranda con l’ansia, l’anziano a cambiare strada, la donna ad accelerare il passo, il residente a controllare più volte di avere chiuso il portone. È una criminalità forse “piccola” per chi la osserva da un ufficio, ma enorme per chi la subisce.
Il centro storico, la zona della stazione e diversi quartieri vivono una situazione che richiede risposte concrete. Non bastano più le passeggiate istituzionali, le fotografie con le divise, i tavoli sulla sicurezza e i comunicati rassicuranti. Servono pattuglie visibili, controlli continui, illuminazione adeguata, telecamere funzionanti e interventi immediati contro chi occupa sistematicamente gli spazi pubblici con arroganza e violenza.
La verità è che troppi delinquenti si sentono liberi di agire perché hanno compreso una cosa molto semplice: spesso il rischio è minimo. Vengono identificati, denunciati e, poco dopo, tornano negli stessi luoghi a ripetere le medesime azioni. Così cresce nei cittadini la convinzione che rispettare le regole sia diventato un dovere soltanto per le persone oneste, mentre chi le calpesta può contare su lentezze, giustificazioni e tolleranze infinite.
Naturalmente non tutto dipende dal Comune. Le leggi, la certezza della pena, gli organici delle forze dell’ordine e il funzionamento della giustizia chiamano in causa anche il Governo e lo Stato. Ma l’amministrazione comunale non può utilizzare questo argomento come alibi permanente. Ha il dovere di presidiare il territorio, ascoltare residenti e commercianti, contrastare il degrado e pretendere con forza più uomini e mezzi.
Anche il linguaggio della politica deve cambiare. Continuare a parlare soltanto di disagio sociale rischia di trasformare ogni colpevole in una vittima e ogni vittima in un dettaglio fastidioso. Il disagio deve essere affrontato con politiche sociali serie, ma chi ruba, minaccia, aggredisce o danneggia deve rispondere delle proprie azioni. Comprendere non significa assolvere. Accogliere non significa tollerare tutto. L’inclusione senza regole diventa abbandono della legalità.
Reggio Emilia merita di tornare a essere una città nella quale si possa passeggiare senza paura, aprire un negozio senza sentirsi soli e rientrare a casa senza guardarsi continuamente alle spalle. La sicurezza non è né di destra né di sinistra: è un diritto fondamentale. E chi governa ha il dovere di garantirlo, non di spiegarci continuamente perché sia così difficile farlo.
I cittadini sono stanchi delle parole. Vogliono vedere divise nelle strade, controlli nei luoghi critici, risposte rapide e sanzioni realmente applicate. Vogliono sapere che lo Stato sta dalla parte di chi rispetta le regole.
Perché una città non viene conquistata dalla criminalità in un solo giorno. Viene perduta lentamente, ogni volta che un furto viene minimizzato, un’aggressione giustificata, una denuncia dimenticata e una richiesta d’aiuto lasciata senza risposta. Reggio Emilia non è ancora perduta, ma il tempo delle scuse è finito.
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.