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La stazione, storie di invisibili nel sottomondo di cantine e garage
di Giacomo Scillia
Servizi sociali, istituzioni, sicurezza e proprietà private: il degrado non è nato in una notte. È il risultato di anni di omissioni, ritardi e responsabilità scaricate da un ufficio all’altro.
Via Turri non si è degradata improvvisamente. Non è accaduto tutto in una notte e non si può continuare a parlare di “emergenza”, perché un’emergenza che dura da anni diventa normalità tollerata. Garage e cantine occupati, dormitori abusivi, droga, rifiuti, incendi, paura e persone fragili abbandonate a se stesse: i segnali erano visibili e sono stati denunciati molte volte.
Nel luglio 2026 una donna di 41 anni è stata trovata morta dentro un garage occupato al civico 33. Non risultava conosciuta agli operatori di strada, nonostante una donna fosse stata filmata in quei locali già un mese prima. Non è soltanto una tragedia personale: è la fotografia di un sistema incapace di vedere una persona finché non viene ritrovata senza vita. Reggionline
Dove erano i servizi sociali? La domanda non serve a indicare frettolosamente un colpevole, ma a pretendere risposte. Quante persone vivono realmente nei garage, nelle cantine e nei locali tecnici? Chi le ha censite? Quante sono state avvicinate, identificate e accompagnate verso strutture adeguate? Non basta offrire un colloquio a chi riesce spontaneamente a presentarsi a uno sportello. Nei luoghi della marginalità estrema bisogna entrare, cercare, conoscere e seguire le persone nel tempo.
E le forze dell’ordine? Sono intervenute ripetutamente, hanno effettuato controlli e sgomberi, ma troppo spesso, dopo qualche giorno, gli stessi locali sono tornati a essere occupati. Nel settembre 2024 furono liberati sei tra garage e cantine e identificate nove persone; poche settimane dopo, secondo le testimonianze raccolte, la situazione era già tornata quasi come prima. Anche nel giugno 2026 sono stati annunciati nuovi controlli contro spaccio e degrado. Il problema, quindi, non è soltanto intervenire: è impedire che tutto ricominci appena le pattuglie si allontanano.
Poi ci sono i proprietari. Non tutti possono essere messi sullo stesso piano: alcuni sono residenti spaventati, anziani o famiglie che hanno segnalato più volte la situazione senza ottenere risultati duraturi. Altri, però, hanno smesso da anni di controllare garage, cantine e appartamenti. Esistono locali lasciati aperti, serrature mai riparate e proprietà praticamente abbandonate. In passato sono stati inoltre documentati appartamenti trasformati in dormitori improvvisati e affitti usati per guadagnare sulla disperazione.
Il punto decisivo è questo: quando viene occupata una cantina o un’autorimessa privata, deve essere il proprietario ad attivarsi e a chiedere l’intervento. L’amministratore può agire direttamente soltanto per gli spazi comuni o davanti a un pericolo immediato. Se il proprietario è assente, irreperibile o indifferente, il locale rischia di diventare terra di nessuno. Reggionline
La proprietà privata garantisce diritti, ma comporta anche doveri. Non si può incassare un affitto e disinteressarsi di chi abita realmente nell’alloggio. Non si può lasciare un garage abbandonato per anni e poi chiedere soltanto al Comune e alla polizia di risolvere il problema. Servono verifiche sulle proprietà, sugli affitti, sui subaffitti, sul numero effettivo degli occupanti e sulle condizioni igieniche e di sicurezza degli immobili.
L’amministrazione comunale annuncia una riqualificazione da oltre 30 milioni di euro per via Turri e via Paradisi, mentre è in costruzione la nuova sede della Polizia locale. Sono interventi importanti, ma i cantieri futuri non possono diventare l’alibi per ignorare il presente. Un quartiere non si salva soltanto con il cemento, qualche iniziativa culturale o uno sportello. Servono presenza quotidiana, controlli continuativi, assistenza sociale vera, manutenzione e responsabilità precise. Comune di Reggio Emilia
La verità è che via Turri è stata spezzettata in troppe competenze: il Comune indica i servizi sociali, i servizi sociali non possono obbligare nessuno, la polizia interviene ma non può presidiare ogni garage, gli amministratori chiamano i proprietari e alcuni proprietari non rispondono. Così tutti fanno formalmente qualcosa, ma il quartiere continua a precipitare.
Via Turri non ha bisogno dell’ennesima promessa. Ha bisogno di una regia unica, di un censimento completo degli immobili e delle persone presenti, della messa in sicurezza immediata dei locali occupati, di proprietari obbligati ad assumersi le proprie responsabilità e di un presidio sociale e di polizia stabile.
La domanda non è più: “Chi doveva intervenire?”. La domanda è: come abbiamo potuto vedere tutto questo per anni e permettere che continuasse?
Giacomo Scillia, per 20 anni segretario di Confesercenti, cofondatore della Caramella Buona Onlus, ex presidente del circolo Quaresimo, fondatore del Club delle Arti Reggiane, giornalista pubblicista collabora con diverse testate.