Da Ospizio arriva una lettera indirizzata alla città e a Conad (che qui sotto pubblichiamo integralmente con le firme dei sostenitori) da parte di un gruppo cittadini che risiedono nello storico quartiere cittadino del Villaggio Stranieri e che si dichiarano contrari al progetto di riqualificazione della zona boscosa, oggi resa invalicabile da sbarramenti e transenne.
Nel frattempo continua a tenere banco la vicenda del bosco: con i manifestanti che presidiano la zona, accampati con le tende al Campo di Marte 2, la proprietà dell’area, Conad, che attende per iniziare i lavori e i cittadini e residenti del quartiere, divisi tra voci favorevoli al progetto e quelle contrarie.
La lettera
Siamo abitanti di Ospizio, alcuni di noi fanno parte dall’inizio dell’Assemblea permanente del Bosco, altri si sono avvicinati, consapevoli che il progressivo riscaldamento climatico rende anacronistica la scelta di sostituire una zona verde con un ipermercato, negozi e altri edifici. Non si tratta di contestare solo un’isola di calore ma un potente attrattore di traffico con i suoi 691 posti auto situati tra due scuole, appartamenti protetti, un centro diurno per disabili adulti gravi e tanti agglomerati di case popolari abitati da anziani e altre fragilità.
La storia è nota: nel 2015, l’anno del trattato internazionale di Parigi per la riduzione delle emissioni di gas serra, Conad acquistava quello che già era il Bosco Ospizio. Nello stesso anno eliminava 93 alberi senza autorizzazione e i cittadini hanno immediatamente denunciato l’accaduto. L’attenzione sul bosco, infatti, non è mai mancata da quando nel 2004 il Comune ha deciso di vendere a un’impresa lo storico terreno alberato che ha dato il nome al quartiere; era l’anno successivo al torrido 2003 che aveva fatto strage di anziani in tutta Europa. Conad e Comune hanno poi condiviso l’idea di creare un polo commerciale e sociale, un hub urbano, ancora una volta in competizione con il centro storico ormai svuotato, le attività superstiti che si affacciano ancora sulla via Emilia e gli altri supermercati del quartiere.
Hanno poi decantato la bellezza e comodità di fare la spesa sotto casa a chi ancora ricorda tutti quegli esercizi commerciali presenti in ogni strada, spazzati via proprio dalla grande distribuzione che non prevede la borsa della spesa ma il carrello e dunque l’automobile per il trasposto. Il quartiere ha solo due strade parallele, attraversate dalla ferrovia e dal trafficato viale del Partigiano, dunque quotidianamente si formano lunghe code di veicoli che in certe ore si bloccano o scorrono a fatica, non possiamo che essere molto preoccupati per l’inevitabile peggioramento della mobilità e la qualità già scarsa dell’aria che respiriamo. Siamo inoltre convinti che il futuro delle città non sia nel proliferare di centri commerciali che quando dismessi diventano enormi scatole inutilizzabili e abbandonate come lo sono state le grandi discoteche. L’idea di una piazza centrale nel quartiere sembra ragionevole ma Ospizio è disteso lungo la via Emilia, stretto tra la ferrovia e la campagna e da sempre è stato naturalmente e inevitabilmente policentrico. Quando poi il Comune parla di rigenerazione, il nostro pensiero va alle case popolari abbattute insieme al tessuto di relazioni sociali che contenevano, un patrimonio distrutto per costruire casermoni dormitorio poveri di relazioni e con i cortili vuoti come il Villaggio Stranieri: un progetto sociale fallito.

Abbiamo ascoltato gli anziani favorevoli al Conad: ci hanno raccontato entusiasti di servizi mirabolanti che troverebbero nella Casa della Comunità in cui potranno ricevere tutte le cure di cui hanno bisogno e sottoporsi a ogni tipo di visita specialistica, poi avranno gli orti da coltivare e anche un monumento alla Marina Italiana che un ex marinaio ha già progettato. Insomma ci hanno descritto un paese dei Balocchi zeppo di promesse ma noi abbiamo letto le carte e sappiamo che, per i prossimi tre anni, sono stati chiesti i permessi a costruire solo per il supermercato e un alto edificio mentre per la Casa della Comunità si dovranno aspettare forse cinque o sei anni e ancora il progetto non è ben definito. Non capiamo perché dal Comune continuano a promettere ai cittadini servizi già presenti: abbiamo i medici di medicina generale nei loro studi, il polo sociale, l’anagrafe e la biblioteca e tutti vicini alla via Emilia. Quello che non è chiaro è perché da oltre vent’anni questi servizi siano in affitto quando ci sono edifici pubblici liberi e perché tutte le Case della Comunità della Provincia sono state realizzate con il PNRR, ma solo a Ospizio questo servizio sia stato legato indissolubilmente alla costruzione di un supermercato.
E’ necessario poi precisare che le Case della Comunità non aumentano i servizi, si limitano a riunirli in un solo luogo che dunque è vicino a qualcuno e lontano per tutti gli altri.
Siamo sinceramente indignati per il tentativo di screditare se non criminalizzare i cittadini che difendono il Bosco, indicati come scappati di casa, radical-chic nullafacenti, gente di fuori che cerca lo scontro, mentre le 50mila firme a favore del Bosco Ospizio sarebbero state raccolte ad Albinea e Canali, insomma saremmo di fronte a ricchi contro poveri, così come del bosco si dice che è un covo di topi e tossicodipendenti, una discarica di materiali ignoti dunque pericolosi, mentre gli scantinati contengono acqua marcia e attirano animali selvatici di ogni tipo e per fortuna che, grazie alle proteste, la proprietà l’ha resa inaccessibile! Noi sappiamo che i cittadini che presidiano il vialetto senza luce lo rendono sicuro e ordinato, che le attività quotidiane del presidio coinvolgono decine di persone che diventano centinaia quando verso sera inizia l’assemblea. Ci sono poi concerti, conferenze, incontri e dibattiti, danze di gruppo, insomma cultura e attività dalla mattina alla sera che sono offerte per solidarietà così come il cibo che arriva continuamente ed è distribuito a tutti i presenti. Come cittadini intorno al bosco ci riconosciamo come comunità pensante, rigeneriamo la speranza, discutiamo e votiamo consapevolmente, conosciamo nuove persone e nuove pratiche, impariamo a camminare sul filo da un albero all’altro, pratichiamo l’ascolto e la non violenza, con noi ci sono bambini, giovani, anziani e tantissime donne e non abbiamo alcun problema a confrontarci con chi la pensa diversamente.
Sappiamo che stiamo facendo la cosa giusta mentre in Nepal è crollato un ghiacciaio provocando una strage e Cremona è stata gravemente danneggiata in soli dieci minuti. Su tutti i media si contano ogni giorno i danni e rimbalza la domanda: cosa fa la politica di fronte ai disastri, ai morti di caldo e nelle alluvioni, ai mari che ribollono? Sappiamo che il sindaco di Reggio continua a ripetere ovunque “Questo supermercato s’ha da fare”. Capiamo che per Conad questo progetto è strategico: la posizione è ottima, i servizi che il comune ha promesso, a cominciare dalla biblioteca, porteranno clienti, le persone innervosite dal passaggio a livello spesso chiuso, si fermeranno a fare spesa. Questa è l’idea iniziale ma c’è anche un’altra possibilità: se tutta la politica non ha visione e per vigliaccheria tace sul cambiamento climatico perché pensa a breve termine e i sindacati balbettano su questioni cruciali e non riescono a evolversi, l’imprenditoria deve pensare a lungo termine, reinventarsi, cogliere l’occasione per dimostrarsi socialmente cooperativa. Non basta sponsorizzare continuamente tutto e tutti (Reggio United è molto grata), bisogna essere lungimiranti. Se i cittadini davanti alle ruspe sono stati “bassi bassi e fissi fissi” costruendo un capolavoro comunicativo con un messaggio semplice ma potente perché giusto e necessario, forse sarebbe utile che Conad riflettesse sulla possibilità di abbandonare il greenwashing e cogliesse questo cambiamento climatico che cresce nella società e che una politica pigra e mediocre è incapace anche solo di concepire. La causa del bosco è intuitiva, non c’è bisogno di argomentare, è evidente a tutti e i più convinti sostenitori sono i bambini.

Conad ha diritti acquisiti ma non da Dio, sappiamo che il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente sano e in città abitabili non può essere garantito in nessun tribunale del mondo ma il cambiamento climatico in tutti i sensi è rapidissimo, serve essere intelligenti, avere immaginazione, contiamo che Conad possa intuire la possibilità di percorrere altre strade senza perdersi nel Bosco.
Le firme.
Stefano Ascari, Stefania Soncini, Morena Motti, Marina Manferrari, Francesca Giavelli, Lorenza Franzoni, Enrica Colella, Manuela Ganapini, Giorgio Bigliardi, Simona Dallagiacoma, Davide Rota, Lorenza Colella, Roberto Bertozzi, Maria Fontana, Simone Ferrarini, Gigliola D’Agostino, Stefania Mancino, Iride Sassi, Marco Fontana, Franca Caiti, Rino De Lucia, Mara Mazzali, David Youssi, Grazi Calonghi, Paola Ceretti
