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Continuano le operazioni antidroga dei carabinieri nel cuore della città storica. Lunedì, dalla mattina alla sera, le pattuglie e militari in borghese hanno setacciato e sorvegliato la zona dei giardini pubblici, da sempre sulle cronache per lo smercio di sostanze. Un giovane egiziano di 19 anni è stato denunciato dai militari per spaccio, altri segnalati in Prefettura quali assuntori. Controlli anche nella sensibile via Roma, dove tre negozi sono stati multati: un minimarket eetnico e due parrucchieri per cui è stata chiesta alle autorità la chiusura.

È morto Matteo Alberini, segretario generale, dal 2018, dello Spi Cgil di Reggio Emilia. Alberini aveva 63 anni. Ha iniziato il suo lavoro di delegato alle ex Giglio, assumendo diversi incarichi, tra cui quello di segretario generale della Fillea Cgil, ed è stato membro della segreteria confederale, con delega alle politiche economiche e del territorio, dell’ambiente e della legalità.“La sua perdita lascia un grande vuoto politico, sindacale ma soprattutto umano”, ha dichiarato Cristian Sesena, segretario generale della Cgil di Reggio Emilia.

Il prossimo anno l’Annibale Franzini SpA traslocherà dalla storica sede di via Fabio Filzi a Reggio Emilia. Con essa verranno perse, perché probabilmente demolite, le vecchie case comprese fra i civici 27-33 (nel video anche villa Cucchi, dove il dirigente comunista e partigiano venne torturato).Il n. 29 di via Filzi è memoria di un episodio accaduto il 2 dicembre 1944. Paolo Davoli, Sertorio, dirigente comunista e partigiano, rientrato da alcuni anni dall’esilio parigino, dopo l’8 settembre 1943, aveva continuato a svolgere, presso la sartoria dello zio Ennio Agnosi, in via Filzi 29 – sempre proseguendo nell’attività antifascista – il proprio lavoro di sarto. «Una sera di novembre – racconta Gianfranco Romani – si presentò a casa con i baffi rasati allo scopo di darsi una fisionomia diversa; sapendo quanto significato avessero i baffi per il figlio, la madre Giulia capì quanto fosse pericoloso il momento. Nelle settimane seguenti, per cercare…

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La Una Hotels si è trasformata in una corazzata inarrestabile. E con una partita senza storia, tra le mura di casa del Palabigi travolge anche la Bertram Derthona con il risultato finale 88 a 69. I biancorossi reggiani fanno mostra di una difesa granitica e a tratti imperforabile e concedono agli ospiti piemontesi, abituati a segnare a bizzeffe, solo 69 punti. Continua la scalata della classifica dei biancorossi reggiani che possono mettere nel mirino il quinto posto, oggi occupato proprio da Tortona. Una Hotels Reggio Emilia: Barford 23, Uglietti 16, Caupain 15, Echenique 12, Thor 7, Woldatensae 3, Williams 5, Carboni, Severini 5, Vitali, Emokhare, Rossato. Bertram Derthona Tortona: Strautins 14, Vital 13, Olejniczak 10, Baldasso 10, Pecchia 7, Hubb 4, Gorham 4, Manion 3, Chapman 2, Tandia, Biligha 2, Riisma.

L’ex centrale Enel di via Gorizia al numero 12, a Reggio Emilia, è in vendita per 700.000 euro. Costruita ai primi del Novecento, simbolo di una nuova realtà industriale, dopo essere stata dismessa, nel primo decennio del Duemila aveva intrapreso la strada della “riqualificazione sportiva”, ospitando due campi da calcetto e campi tennis, oltre a essere un centro polifunzionale ricreativo. Nello stesso periodo si svolse nello stabile una tappa del Festival Eleva, portando nell’ex Centrale migliaia di giovani. Oggi è in completo stato di abbandono, ma fino dal giugno 2021 al luglio del 2023 è stato un luogo di eventi, come testimoniano le foto che si possono vedere nel profilo Instagtram, tuttora visibile, “GIARDINI DELLA CENTRALE”.

Festeggiamenti del 25 aprile con discutibile dress code. Lo scrittore Antonio Scurati, invitato alle celebrazioni di Reggio Emilia, si presenta sul palco in camicia nera. Poi si guarda e dice al microfono: “Mi scuso, pensavo la camicia fosse blu notte”. E qualcuno tra il pubblico ha ridacchiato.

La parola d’ordine dalla fine degli anni Settanta è stata decentrare qualsiasi cosa: dalla caserma dei soldati, al tribunale, dalla scuola di polizia, costruendo come contraltare i grandi centri commerciali nelle periferie, anche uno accanto all’altro. Ed è così che oggi il centro di Reggio appare per quello che è: una città museo svuotata, o la rappresentazione tridimensionale di una natura morta. Magari, per il futuro, ci vorrebbe qualcuno che pensasse strategicamente a ri-centrare qualche attività, tanto per porre un freno alla desertificazione del commercio che avanza incontrastata. Quella che i reggiani chiamavano la ‘vasca’, la passeggiata del sabato pomeriggio da via Emilia San Pietro, fino a Santo Stefano, è un lungo cimitero disseminato di vetrine vuote e negozi sfitti.Coalizione Civica aveva contato qualche tempo fa 424 attività commerciali vuote all’interno dell’esagono, e di queste oltre 270 con affaccio sulla via Emilia.Certo avrà inciso anche la globalizzazione e l’e-commerce su…

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Alla Rosta Nuova, storico quartiere a due passi dal centro di Reggio Emilia, è stata cancellata dalla toponomastica via Popolo d’Israele. Vandalizzata la targa che indica la strada.

Lacrime di gioia segnano i volti di chi, in quei giorni di fine aprile 1945, vede finalmente le schiene dei tedeschi e dei fascisti fuggire da Reggio.I reggiani leggono il proclama diffuso dal Comitato provinciale di liberazione nazionale: «Popolo reggiano, i gloriosi Eserciti Alleati liberatori avanzano sulla via Emilia e già si trovano alle porte della città… I Gap e le Sap attaccano i tedeschi in fuga e li fanno prigionieri a centinaia, liberando un paese dopo l’altro. I partigiani avanzano combattendo sulla città, da Scandiano, Quattro Castella e Cavriago, già liberata… W i Volontari della Libertà! W gli Eserciti alleati Liberatori! W Reggio Democratica! W l’Italia libera e indipendente!». Ma ancora il 22 aprile soldati tedeschi affiggono manifesti incitanti i «cittadini all’ordine e alla disciplina…». Dietro di essi, però, sappisti e cittadini strappano i fogli nemici «sotto gli occhi … degli attacchini germanici, alquanto depressi, a dire il vero,…

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di Alessandro Bassi «C’è un buco nero nel sistema calcio italiano che è ben localizzato ormai da tempo, tra ilcampionato Primavera e i tornei professionistici». Avere coraggioIn certe curve della storia occorre avere coraggio. Avere il coraggio di abbandonare rendite di posizione e sparigliare le carte, rimescolare il mazzo e cambiare schemi. Più facile a dirsi che a farsi, soprattutto se chi è chiamato al coraggio da oltre un quarto di secolo si è accoccolato su un’idea di sé che ormai appartiene solo ai libri di storia.Il calcio italiano non è più il centro dell’universo calcistico europeo e mondiale. Non lo è più perché prima affiancato e quindi superato da altre realtà che hanno investito risorse, attuato riforme strutturali e “scommesso” in visioni a medio-lungo termine. In altre parole: hanno avuto coraggio.Dal 2018 (tre edizioni) la Nazionale italiana non si qualifica alla Coppa del mondo, e per quel che concerne…

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