Paradosso Reggio: produce più rifiuti di tutti, ma li differenzia meglio
Partiamo dal paradosso di una città che eccelle nel gestire ciò che eccelle nel produrre. Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani 2025 dell’ISPRA, la provincia di Reggio Emilia è la prima in Italia per produzione pro capite di rifiuti: 781 chilogrammi per abitante nel 2024, in crescita rispetto ai 749 kg dell’anno precedente. Nessuna provincia italiana genera scarti quanto la nostra. La media nazionale si ferma intorno ai 500 kg. Una città come Roma si attesta a quota 550 kg, Firenze a quota 619 kg. Reggio le supera entrambe con largo margine, seguita da altre tre province emiliano-romagnole. L’intera provincia, nello stesso anno, raggiunge l’84,4% di raccolta differenziata, prima in regione e in crescita dell’1,1%. Guardando ai comuni capoluogo dell’Emilia-Romagna, al primo posto Ferrara con l’88,3%, seguita dalla nostra città, con l’84,5%. Produciamo di più, differenziamo meglio. È un primato doppio e contraddittorio che racconta qualcosa di importante su Reggio e…
La città non si cura facendo sempre solo il giro del salotto buono
Ci risiamo. Arriva l’estate, arrivano i programmi, arrivano i titoli belli, arrivano le parole giuste: sport, cultura, legalità, inclusione, socialità, giovani, famiglie, centro storico. Tutto perfetto. Tutto confezionato. Tutto presentabile. Peccato che poi, quando si guarda la mappa vera della città, quella vissuta dai cittadini e non quella dei comunicati, ci si accorge sempre della stessa cosa: alcuni luoghi esistono, altri vengono trattati come se fossero quartieri di un’altra città. San Pietro e Santo Stefano non sono periferie mentali da ricordare solo quando fa comodo. Non sono appendici, non sono zone di passaggio, non sono il retrobottega del centro storico. Sono città. Sono Reggio Emilia. Sono strade, case, negozi, portici, famiglie, anziani, commercianti, residenti. Sono pezzi vivi di comunità che da anni chiedono attenzione vera, non carezze retoriche. E allora viene da sorridere amaramente quando si legge ancora una volta di iniziative nei soliti luoghi simbolici, nelle solite piazze, nei…
Flop Arena, Cisl: fare piena luce su errori commessi e responsabili
Dopo la fallimentare stagione 2026 dell’Arena del Campovolo, conclusasi ancora prima di iniziare con la cancellazione di tutto il cartellone, ora ci si interroga sul futuro della struttura da oltre 100mila posti che di fatto ne fa uno dei catini più grandi e anche più vuoti d’Europa.Abbiamo chiesto cosa ne pensi di questa vicenda, in cui tutta la città di Reggio è stata esposta a una brutta figura, a Rosamaria Papaleo, segretaria della Cisl Emilia Centrale. Che cosa pensa della vicenda della Rcf Arena? Penso che sia una ferita per Reggio Emilia. Non solo per l’annullamento degli eventi, ma per il modo in cui ci si è arrivati: con troppe zone d’ombra, troppe rassicurazioni generiche, la totale mancanza di coinvolgimento della città. Un giorno di febbraio ci hanno detto questo è l’evento, questi sono gli artisti, grazie e arrivederci. E dopo mesi di polemiche e inchieste, l’unica cosa chiara che…
A Conad un lotto da 22 milioni, ma asta deserta per l’intero guppo Realco
Il tentativo di vendere in blocco Realco è fallito: al Tribunale di Bologna non è arrivata nessua offerta di acquisto in blocco dell’intero complesso aziendale. Conad Centro Nord e Conad Nord Ovest si sono aggiudicati 9 punti vendita e alcuni immobili per 22 milioni di euro.Sono i negozi a marchio Sigma di San Martino in Rio, di via Conti a Montecchio e di Carpineti e dei discount Ecu di via Einstein a Montecchio e di Villa Minozzo. Gli altri punti vendita acquistati da Conad sono due a Modena, uno a Bologna e uno a Marina di Massa. Dei cinque immobili acquisiti due si trovano a Castellarano e gli altri a Castelnovo Monti, San Polo e Medolla (Modena).Si dovrà attendere invece il 10 luglio per l’assegnazione definitiva. Nessun acquirente si è fatto avanti per gli altri 40 negozi di proprietà, per la sede centrale e per i magazzini di via Pertini…
E-commerce, grande distribuzione e affitti fuori mercato: la dura vita del negozio al dettaglio
C’è un rumore che quasi nessuno ascolta più. Non è il rumore delle serrande che si alzano, ma quello delle serrande che non si alzano più. È un rumore secco, definitivo, da città che perde un pezzo alla volta la propria anima commerciale. Una vetrina spenta oggi, un cartello “affittasi” domani, un negozio storico che chiude dopo trent’anni, una bottega che non trova più eredi, un centro storico che di giorno sopravvive e la sera si svuota come una sala dopo l’ultimo spettacolo. Poi arrivano le spiegazioni facili. “È colpa di internet.” “La gente compra online.” “I tempi cambiano.” Tutto vero, ma tutto troppo comodo. Internet ha cambiato il mercato, certo. La grande distribuzione ha schiacciato i margini, certo. Ma non raccontiamoci la favola che il piccolo commercio stia morendo solo perché un cliente ordina un paio di scarpe dal cellulare. Il piccolo commercio sta morendo anche perché le città…
Partite Iva e fisco: il peso delle tasse sul lavoro autonomo
C’è un punto, in questa discussione sulle partite Iva, che spesso viene raccontato male. O meglio: viene raccontato sempre a metà. Da una parte c’è chi dice che gli autonomi pagano troppo. Dall’altra c’è chi risponde subito che gli autonomi evadono. E così, come capita spesso in Italia, invece di guardare il problema in faccia, si finisce nella solita rissa tra categorie. Dipendenti contro partite Iva. Pensionati contro commercianti. Artigiani contro impiegati. Come se il Paese fosse un’arena dove ciascuno deve dimostrare di essere più tartassato dell’altro. Ma la verità è più scomoda, più concreta, più quotidiana: chi lavora onestamente, in qualunque forma lo faccia, oggi sente addosso un peso fiscale e contributivo enorme. Il dato riportato dalla Cgia fa discutere: un lavoratore autonomo versa in media 8.331 euro di Irpef, mentre un dipendente 4.215 euro. Quasi il doppio. Ma un numero, da solo, non basta. Bisogna entrarci dentro. Bisogna…
Sosta, se il parcheggio diventa il bancomat del Comune
C’è una domanda semplice, quasi brutale, davanti alla nuova operazione sulla gestione in house dei parcheggi pubblici: il Comune di Reggio Emilia si riprende davvero il volante per guidare meglio la città o per puntare dritto alla cassa? Perché alla fine, al netto di formule amministrative, delibere, società in house, delle parole ben pettinate e delle conferenze stampa, il nodo resta uno solo: chi paga? E la risposta, come sempre, è facilissima. Pagano i reggiani. Pagano quando lasciano l’auto sulle strisce blu e vanno in centro per un caffè, un acquisto, un appuntamento di lavoro, una visita medica. Pagano quando provano ancora, ostinatamente, a vivere una città che negli ultimi anni ha reso il centro sempre più complicato e sempre meno competitivo rispetto ai centri commerciali, alle periferie organizzate, agli spazi dove il cittadino non viene trattato come un limone da spremere. La gestione della sosta è un tema serio.…
Il lavoro che uccide: “La tecnologia c’è, ma costa e non è un obbligo di legge”
Il lavoro uccide ancora. Ieri un operaio di 47 anni, Simone Dallai, è morto sul lavoro in un’azienda del Reggiano schiacciato da un muletto e con modalità simili altri due operai in Toscana e Sicilia.Sulla questione della sicurezza sul lavoro abbiamo rivolto alcune domande ad Alex Scardina, 40 anni, coordinatore della Uil di Reggio Emilia. Scardina, com’è possibile, ci si chiede, pensando anche alla tecnologia che governa molta parte del mondo lavoro? È la domanda più amara e sensata che ci si possa porre oggi. La risposta purtroppo non sta nei limiti della tecnologia, che le soluzioni ingegneristiche le avrebbe già pronte, ma nelle logiche economiche, culturali e organizzative che continuano a governare il mondo del lavoro. Oggi esistono sistemi di sicurezza straordinariamente avanzati. Parliamo di carrelli elevatori dotati di sensori di prossimità laser che frenano automaticamente se rilevano un ostacolo o una persona nel raggio d’azione, sistemi di intelligenza…
Sciopero generale di due ore contro il lavoro che uccide
I sindacati Cgil Cisl e Uil hanno proclamato uno sciopero generale di due ore nella giornata di oggi venerdì 29 maggio dopo la morte di Simone Dallai, l’operaio di 47 anni deceduto martedì scorso a Corte Tegge di Cavriago. I sindacati sostengono sia inaccettabile che, dopo il terzo decesso per incidente sul lavoro, ci possa ancora il rischio che ciò si ripeta, se non cambiano le condizioni del lavoro, se formazione e prevenzione restano sulla carta, e se la sicurezza continua ad essere vissuta come un costo. L’impegno per la sicurezza è costante, proseguono i sindacati. Ma servono più ispettori, medici del lavoro, controlli, e anche una cultura della salute che entri nell’organizzazione del lavoro e negli obiettivi delle imprese. Cgil, Cisl e Uil criticano anche il rallentamento dei tavoli con Comune e Provincia.









Il fisco strangola il ceto medio: pagano gli stessi e il ‘nero’ non frena
C’è un punto oltre il quale la parola tasse non basta più. Bisogna chiamarla con il suo nome vero: pressione quotidiana. Pressione sulla busta paga, sulla pensione, sulla piccola impresa, sull’artigiano, sul commerciante che apre la serranda, sul professionista che emette fattura, sul proprietario che dichiara l’affitto, sul pensionato che dopo una vita di lavoro continua a vedere trattenute, addizionali, conguagli, acconti e saldi. La notizia è lì, stampata nero su bianco: pressione fiscale italiana al 42,9%. Una lievissima discesa rispetto al 43,1% del 2025, ma sempre dentro una gabbia fiscale tra le più pesanti d’Europa; secondo le stime citate dalla Cgia, nel 2027 potrebbe addirittura tornare al 43,2%.Ora, diciamolo senza troppi giri: chiamare “diminuzione” una limatura di questo tipo è quasi una presa in giro. È come togliere un sassolino da una valigia piena di mattoni e dire al contribuente: “Vedi? Adesso viaggi leggero”. A Reggio Emilia e provincia…
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